Carcere di Imperia a rischio rivolta

CARCERE SOVRAFFOLLATO C’È IL RISCHIO DI ALTRE “RIVOLTE”
IMPERIA.
La protesta dei detenuti del carcere di Imperia e quella parallela che vede gli agenti di polizia penitenziari in proclamato “stato di agitazione”, potrebbero riservare proprio nelle prossime ore o nei prossimi giorni altre iniziative clamorose di protesta. Dopo la notte insonne e rumorosa, le minacce di rivolta esplose a mezzanotte tra mercoledì e giovedì scorsi, nulla è cambiato nel penitenziario di via Don Abbo.
Anacronistico per la sua posizione in pieno centro, viene considerato una pericolosa caldera che non ha mai conosciuto soste negli ultimi venti anni tra fughe spettacolari, serie di discussi casi giudiziari e di tentativi di suicidio, carenze di personale e sovraffollamento.
Sono 120 ora, contro gli 80 di capienza massima, i detenuti accolti. Per lo più si tratta di cittadini stranieri tutti scontenti delle loro condizioni. La casa circondariale imperiese è fresca di restauri all’interno. Ma il gran numero di detenuti ospitati e,di contro, lo scarso numero di agenti a loro custodia, rischia di rendere sempre “border line” la struttura. Per questo motivo, tutte le sigle sindacali rappresentate all’interno (Cgil, Cisl e Uil comprese), rotte le trattative con la direzione del penitenziario, proprio la scorsa settimana hanno proclamato lo stato di agitazione riservandosi tutte le altre iniziative di lotta.
Si è aggiunto a sostegno della vertenza anche Pasquale Indulgenza di Rifondazione: «Più volte Rifondazione ha fatto visita al penitenziario ha fatto presente Le carenze e le disfunzioni nell’assistenza, la mancanza di risorse per le diverse attività, l’insufficienza degli spazi, le difficoltà crescenti in cui è costretto ad operare il personale in servizio, aggravano le condizioni individuali e collettive di una popolazione costituita in larghissima misura da persone che finiscono in carcere provenienti dagli anelli più deboli della società e dalle posizioni piùmarginali emaggiormente vulnerabili. Le manifestazioni di disagio raggiungono ormai punte drammatiche, come evidenziato dai diversi tentativi di suicidio. Tutto ciò, mentre la politica carceraria nazionale riduce le risorse per realizzare attività socializzanti, opportunità di impiego lavorativo, efficaci rapporti con il territorio in vista del reinserimento. E’ doveroso che Imperia si renda conto di questa situazione difficile, poiché il problema le appartiene. In qualità di consigliere comunale, pertanto, propongo chedi essa si faccia caricoil consiglio comunale con una apposita discussione e che l’apposita
commissione speciale dia un suo contributo approfondendo le specifiche emergenze di profilo sociosanitario ».

Il Secolo XIX, 24/5/2010

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