Tre domande a Sandra Bettio sulla situazione esplosiva delle carceri

Sandra Bettio, dirigente storica dell’Arci genovese, è presidente pro-tempore della Conferenza Regionale Volontariato e Giustizia, nata allo scopo di rappresentare enti, associazioni e gruppi impegnati quotidianamente in esperienze di volontariato nell’ambito della giustizia in generale e più compiutamente all’interno e all’esterno degli istituti penitenziari per affrontare ogni tematica che abbia a che vedere con la realtà della reclusione e dell’esclusione sociale.
Proprio in questi giorni la Conferenza Nazionale ha lanciato un appello al volontariato. Abbiamo così posto a Sandra tre domande sulla situazione.


Le persone detenute sono ormai oltre 67. 000, a fronte di una capienza regolamentare di 44135 e di una definita ‘tollerabile’ di 66.483. Una situazione sempre più drammatica che una volta di più ci pone un’interrogativo inquietante: sono poche le carceri o troppi i detenuti?

Questa situazione va sicuramente imputata alla legislazione in materia di droghe, di recidiva e di immigrazione, alle nuove leggi orientate alla logica della “tolleranza zero”, ma anche alla mancata applicazione di quelle in vigore (regolamento penitenziario del 2000, leggi Smuraglia, Gozzini, sulle detenute madri, difficoltà del passaggio dalla sanità penitenziaria al SSN). E anche se le proposte sulla messa alla prova e sulla detenzione domiciliare del Ministro Alfano diventeranno legge, i risultati deflattivi saranno comunque inferiori alle aspettative promesse.
Il problema dell’edilizia penitenziaria, ovviamente esiste, ma si tratta principalmente di adeguare quelle esistenti agli standard di vivibilità previsti anche dalla Comunità Europea.

Dunque sono troppi i detenuti. E voi, come Conferenza Volontariato e Giustizia cosa proponete?

Noi abbiamo le idee ben chiare su quello che dovrebbero fare le autorità competenti e non manchiamo di far pervenire loro le nostre osservazioni in merito.
Pensiamo però soprattutto a quanto possiamo, e dobbiamo, fare noi. Così a livello nazionale è stato lanciato un appello al mondo del volontariato per un “Piano sociale straordinario per le carceri”. Un piano, cioè, che preveda iniziative di sostegno al reinserimento sociale per coloro che escono o che potrebbero uscire dal carcere, attraverso la formazione, il sostegno lavorativo e abitativo, l’attivazione del terzo settore e dell’associazionismo.
Qui in Liguria abbiamo già attivato un percorso che porti alla creazione del Garante dei diritti delle persone detenute; percorso che ha incontrato purtroppo molte difficoltà - alcune prevedibili anche se comunque inaccettibaili, altre inattese e ingiustificate - ma che siamo determinati a portare a termine. A Genova abbiamo anche attivato un progetto per i cosiddetti ‘Nuovi giunti’, le persone cioè appena entrate in carcere, molto spesso, se non quasi sempre, per la prima volta; le incontriamo per ascoltarle e anche per cercare di provvedere alle loro esigenze, molto spesso assolutamente urgenti quali biancheria intima di ricambio etc. Altri progetti sono in cantiere su tutto il territorio regionale ad opera di associazioni catoliche e laiche.

Tutte iniziative ottime e che in qualche misura possono attenuare la drammaticità dellasituazione, anche se magari solo in pochi casi rispetto al problema complessivo. Per ’stimolare’ le autorità competemnti cosa pensate di fare? E cosa potrebbero fare gli altri ‘attori’ di questo dramma?

Oltre a cercare di continuare a fare opera di sensibilizzazione, ma anche di ‘controinformazione’ molte volte, abbiamo rivolto a tutto il volontariato un appello per una mobilitazione che realizzi strategie e forme di pacifica manifestazione fino all’autosospensione dal servizio da porre in atto per sensibilizzare ulteriormente l’opinione pubblica e sollecitare il Governo e le istituzioni preposte a trovare le adeguate soluzioni al problema entro l’ estate. In questo quadro sarebbe opportuno che anche le altre figure coinvolte nel problema - polizia penitenziaria, amministrazione e direzioni - prendessero in considerazione la possibilità di forme coraggiose di protesta. Nella mia vita mi sono occupata molto del servizio civile, una conquista importante della nostra società - gravemente sotto attacco da questo governo, non smetterò mai di denunciarlo - dovuta anche al sacrificio di tanti giovani che ebbero il coraggio di fare gli obiettori di coscienza pagando prezzi altissimi per questo.

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