Le mani della “cricca” sul Piano Carceri
La “Cricca” degli appalti voleva costruire perfino le nuove galere.
Quasi a realizzare con le sue stesse mani il proprio destino. Ma di fronte alla mega torta da 600 milioni di euro rappresentata dal Piano carceri, si spaccò in due fazioni l’una contro l’altra armate. Quella della Protezione Civile, che faceva capo al duo Guido Bertolaso Angelo Balducci e aveva come costruttore di riferimento Diego Anemone. E quella di via della Ferratella, che ruotava intorno al gran commis Fabio De Santis e aveva come costruttore di riferimento Valerio Carducci.
Una battaglia andata in scena per tutto il 2009 e risolta solo dallo scattare imprevisto delle manette, lo scorso 10 febbraio, per ordine della procura di Firenze.
È questa la novità più sorprendente che emerge dalla lettura delle nuove carte depositate dai pm toscani, in vista del giudizio immediato per corruzione chiesto a carico di Balducci, De Santis, Francesco Maria
De Vito del terremoto dell’Aquila) e dell’avvocato Guido Cerruti.
Il 23 ottobre 2009, i carabinieri del Ros di Firenze, guidati dal colonnello Domenico Strada, intercettano una telefonata tra De Santis (poi arrestato) e l’avvocato Maria Pia Pallavicini, potente direttore generale del ministero delle Infrastrutture, con delega per l’edilizia di Stato e gli interventi speciali. De Santis è preoccupatissimo perchè ha saputo che la Protezione Civile vuole mettere le mani su quel Piano Carceri al quale tanto tiene il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, alle prese con il cronico problema del sovraffollamento nei penitenziari.
E all’amica delle Infrastrutture dice: «Senti, reggiamo duro rispetto al fatto che, come si ventilava, possa essere la Protezione Civile a fare il piano Carceri, eh?». La Pallavicini si proclama assolutamente d’accordo e gli chiede «dove gira ‘sta cosa». De Santis non glielo vuol dire, almeno al telefono, ma propone già una controffensiva netta: «Lì ci vuole una ribellione feroce». «Certo, però sai, bisogna essere spalleggiati dal ministro… da soggetti che caldeggiano questo, perchè io posso fare tutto quello che è in mio potere, ma è molto limitato se l’indicazione è quella», gli spiega l’avvocato. E De Santis indica la strada: «Guarda, io sono amico di Settembrino Nebbioso, che è il capo di gabinetto di Alfano, … io ci vado martedì alle 10 e mezza perchè il sindaco di Perugia mi ha chiesto di intraprendere…diciamo una verifica generale se Grazia e Giustizia è interessata a modificare quel carcere che sta proprio al centro diPerugia».
Come va dall’appuntamento di De Santis con Nebbioso, non è dato sapere.
Almeno per il momento. Anche perché a questo punto del faldone d’inchiesta, c’è un “omissis” che pesa come un macigno. Ma per le mire di Bertolaso e Balducci finisce malissimo. Lo scoppio dello scandalo “G8Grandi appalti” stronca sul nascere la trasformazione in Spa della Protezione Civile, che tra i propri compiti avrebbe avuto anche la costruzione dei nuovi penitenziari.
Una legge fieramente contestata da Confindustria, a nome di tutti quei costruttori che non facevano parte del giro ristretto di Palazzo Chigi. Ma neppure De Santis, che nelle intercettazioni risulta legatissimo al costruttore Carducci (indagato per altri appalti), potrà gioire dello stop del Parlamento alla “Bertolaso spa”. Perchè finirà in carcere anche lui.
Francesco Bonazzi
Il Secolo XIX, 11/5/2010

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