I parenti detenuti morti chiedono “numero verde” contro abusi della polizia

La rete nazionale dei genitori dei ragazzi “vittime delle carceri” e un numero verde da contattare “in caso di abusi della polizia”. Sono due delle proposte emerse dal dibattito-incontro su “legge sugli stupefacenti, carcere, violenze sui detenuti, archiviazioni: che fare?”

organizzato dall’associazione “Non si può morire così”, che si è svolto a Roma e a cui hanno partecipato i genitori di Stefano Cucchi e amici e familiari di Stefano Frapporti, un operaio edile morto nel carcere di Rovereto.
Nel corso della tavola rotonda, coordinato dal consigliere provinciale di Roma, Gianluca Peciola (Sel), è stato proposto di creare “una rete di tutti i genitori delle vittime delle carceri”. “È un’iniziativa positiva, perché queste morti non devono avvenire mai più – ha detto la mamma di Stefano Cucchi, Rita – dobbiamo fare rete e tenere sempre viva l’attenzione su quello che avviene nelle carceri, dobbiamo difendere in nostri ragazzi”.
Massimo, dell’associazione “Parenti, amici e solidali di Stefano Frapporti” ha invece proposto, di creare “un numero di telefono da contattare in caso di necessità, un numero verde da chiamare in caso di abusi da parte della polizia, per sapere cosa fare”.

Ansa, 9/5/2010

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