Carceri, Maroni detta le condizioni “Detenuti fuori solo se mancano 6 mesi”

Il Viminale mette anche altri paletti. Bondi difende il Guardasigilli: concedere un anno non è lassismo
Nuovo braccio di ferro con Alfano. Anche La Russa chiede rigore
Alfano insiste con un anno. Maroni gli dimezza il beneficio: sei mesi soltanto. La Lega ancora contro il Pdl. Il partito della sicurezza a oltranza contro quello che vuole arginare il sovraffollamento. La lite sulle carceri e la possibilità di scontare agli arresti domiciliari (quindi, si badi bene, non liberi) l´ultimo anno di pena continua e promette fulmini in Parlamento. In consiglio dei ministri lo scontro non si materializza perché il ministro dell´Interno leghista preferisce restare a Varese, stretto tra la partenza della Millemiglia (ha guidato un´Isotta Fraschini) e la cerimonia della “Girometta d´oro”. Il Guardasigilli Alfano ci resta male, ma tiene comunque la relazione sulle carceri. I soliti dati sconfortanti, 67.473 detenuti, anche se i posti bastano per 44.218 e proprio a forzare la mano si arriva a 66.905. Conferma il piano contro l´emergenza, che il consiglio approvò il 13 gennaio, 2mila agenti in più e 21.479 nuovi posti. Ma, nel frattempo, per evitare le rivolte, ci vuole quell´abbuono di un anno, su cui il ministro della Giustizia è disposto ad accogliere le correzioni della Lega. Tant´è che Roberto Calderoli dà il lasciapassare. E Berlusconi cerca di spargere armonia: «L´altra sera ho parlato con Bobo che mi ha assicurato di non avercela affatto con Angelino. È solo preoccupato che possa uscire chi non ha una dimora. Mi pare un timore condivisibile».
Quando il consiglio finisce salta fuori la sorpresa. Da una parte il Guardasigilli conferma di voler «concedere la detenzione domiciliare ai detenuti con un residuo di pena di un anno e la messa alla prova degli imputabili per reati fino a tre anni». E il coordinatore del Pdl Sandro Bondi plaude perché questa «non può essere interpretata da nessuno come un allentamento del rigore, della legalità, dell´ordine». Ma dal Viminale trapelano le intenzioni leghiste, un pacchetto di modifiche che di fatto stronca il ddl che il premier e Alfano volevano trasformare in un decreto prima dell´altolà di Bobo.
Il quale concorda con Carolina Lussana, la vice capogruppo a Montecitorio, i paletti da imporre. Innanzitutto la riduzione a metà dello sconto. Di cui potrà fruire “solo” chi ha scontato già i due terzi della pena. Un modo per escludere chi ha subito una condanna breve. Non basta. Beneficio “solo” per chi ha un effettivo domicilio, quindi fuori tutti gli immigrati. Ancora: stop agli automatismi, decideranno i magistrati di sorveglianza caso per caso. E ancora: negato a chi ha commesso, oltre ai reati gravi, anche furti, violenze sessuali, traffico di droga, maltrattamenti in famiglia. Non basta ancora: i leghisti pretendono più risorse e soprattutto cambiano la natura della legge. Non dovrà più essere una norma a regime, che avrebbe garantito un trend di 2mila domiciliari l´anno, ma del tutto straordinaria, in attesa che Alfano costruisca nuove celle. E, per chiudere, Maroni vuole pure veder stralciata la messa in prova (lavori socialmente utili per chi commette reati con una pena fino a tre anni).
Giusto sul Secolo d´Italia, il quotidiano che fa capo a Fini, sotto il titolo «Carceri: quando il controcanto è leghista», Benedetto Della Vedova di mattina critica l´exploit di Maroni che due giorni fa aveva già affondato il ddl: «Il Carroccio punta a scaricare la responsabilità di misure tanto ragionevoli quanto impopolari sul Pdl, ricavando per sé il ruolo di chi difende demagogicamente l´ordine e la legge». Finiani schierati con Alfano che stavolta «si è posto una questione di civiltà giuridica e buon governo». Dal quale però piglia le distanze Ignazio La Russa che pretende «paletti» simili a quelli di Maroni, due terzi della condanna già scontati, clandestini e recividi nei cinque anni esclusi.
«Questo è uno stravolgimento e una sconfessione del ddl di Alfano, di fatto una sua sconfitta» dice Donatella Ferranti, la capogruppo Pd in commissione Giustizia alla Camera, quando apprende le richieste leghiste. Che lei, ex pm a Latina ed ex segretaria del Csm, giudica così: «Mi chiedo cosa avessero mai approvato a gennaio a palazzo Chigi perché questo è un altro ddl. I cui effetti sul sovraffollamento saranno ridicoli. Con un evidente vizio di costituzionalità. Perché una misura così dovrebbe essere temporanea? E che faranno i detenuti che, per qualche settimana, non ne potranno fruire? Ancora una volta, da questo governo, arriva il nulla su carceri e giustizia».

Liana Milella
La Repubblica, 8/5/2010

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