Maroni: no al ddl svuota carcere, peggio di un indulto

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Sarà stato «il sole del Cairo», come malignano alcuni deputati di maggioranza, o, più pragmaticamente, la constatazione che, numeri alla mano, il ddl svuota carceri avrebbe portato ai domiciliari oltre 14.500 persone, ma fatto sta che oggi il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha ‘affondatò, definendolo «peggio dell’indulto», il ddl svuota-carceri promosso e firmato dal collega alla Giustizia Angelino Alfano. Il Guardasigilli, dal canto suo, non è rimasto inerme, ma ha scritto una secca nota ricordando la «situazione d’emergenza» in cui versa il sistema penitenziario italiano e ha anticipato che venerdì riferirà in Cdm sullo stato di avanzamento del piano carceri.

Un riferimento, quello all’emergenza, che ha fatto pensare i più a una nuova soluzione: è possibile, anzi, per qualcuno è più che probabile, che il ddl fermo in commissione Giustizia alla Camera venga definitivamente superato e che, proprio venerdì, il governo vari un decreto legge per superare i vari impasse. È per questo che domani Alfano e Maroni dovrebbero incontrarsi per discutere a quattr’occhi della soluzione migliore da adottare. Del resto, dopo oggi è difficile che il ddl attualmente all’esame della Camera possa salvarsi. Nel pomeriggio, dopo che Maroni aveva ‘sparatò dal Cairo, anche il vicecapo della Polizia, Francesco Cirillo, con parole più miti e rilievi «squisitamente tecnici» faceva notare che l’impatto della norma sulle forze dell’ordine consisterebbe in un aggravio di lavoro quasi insostenibile e che i domiciliari e la messa alla prova come pene alternative al carcere avrebbero potuto allarmare l’opinione pubblica.

Anche il procuratore Antimafia Pietro Grasso non ha nascosto le proprie perplessità, ma ha preferito liquidare lo ‘scontrò Alfano-Maroni come «un problema politico»: «Toccherà al premier trovare una sintesi, durante l’azione di coordinamento del governo che gli è propria». Ovvero, promuovere appunto una soluzione condivisa (almeno) all’interno dell’esecutivo. Al di là delle ipotesi, quel che è certo è che oggi alla Camera si sono ancor più acuite le differenze tra maggioranza e opposizione. Non appena lette le dichiarazioni di Maroni, infatti, la capogruppo Pd in commissione, Donatella Ferranti, ha chiesto subito un’audizione del titolare del Viminale, appoggiata dal collega del Pdl Manlio Contento.

Immediata inammissibilità della richiesta da parte della presidente Giulia Bongiorno per problemi regolamentari della Camera, ma sottolineatura in rosso delle diversità di opinione in seno alla maggioranza. E poco sono riusciti a fare la leghista Carolina Lussana e il pidiellino Enrico Costa, che pure a una voce hanno ammesso i distinguo in maggioranza ma che poi si sono detti «sicuri» della possibile sintesi. A far pesare tutte le differenze ci ha pensato infatti di nuovo Bongiorno, che serafica ha chiosato: «La ratio del provvedimento è condivisibile, perchè c’è un effettivo e gravissimo problema di sovraffollamento delle carceri. Oggi però sono emerse delle criticità sul ddl delle quali dovremo farci carico».

La Stampa,  5/5/2010

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