In sciopero il mondo del volontariato

In carceri mai così sovraffollate nella storia della Repubblica, cosa accadrebbe se il mondo del volontariato scegliesse di scioperare?

In carceri mai così sovraffollate nella storia della Repubblica, cosa accadrebbe se il mondo del volontariato scegliesse di scioperare? Certamente si fermerebbero molti servizi, dall’assistenza psicologica al sostegno per le detenute madri, fino ai tanti progetti che normalmente animano la piatta cadenza delle giornate. Ma, soprattutto, si priverebbe l’amministrazione penitenziaria di uno dei suoi strumenti più importanti: braccia motivate e a costo zero.

Così la Conferenza nazionale del volontariato della giustizia (Cnvg), ente che comprende una fitta rete di associazioni attive negli istituti di pena italiani, ieri ha comunicato che «date le condizioni attuali delle carceri italiane, il volontariato penitenziario è disposto a interrompere il proprio servizio».

Un primo passo verso lo sciopero che si atteggerà con modalità diverse, ancora da definire, a seconda delle esigenze di ogni singola realtà. Ma l’obiettivo sarà unico: «proclamare lo stato di mobilitazione nazionale del volontariato impegnato nella giustizia», nella speranza di «un pronto ed efficace intervento da parte del governo italiano».

«Questo carcere peggiora la condizione di marginalità ed esclusione delle persone che vi entrano», ha spiegato Elisabetta Laganà, presidente della Conferenza. Né il piano per l’edilizia penitenziaria, dunque, né il disegno di legge che farebbe scontare l’ultimo anno di pena ai domiciliari sarebbero idonei – per la Cnvg – a produrre effetti significativi sul sovraffollamento. Da ieri, poi, si è toccata la soglia delle 67.542 unità a fronte delle 59.060 presenti al primo gennaio. La popolazione carceraria cresce al ritmo di 700/800 persone al mese e i suicidi sono sempre più frequenti: 23 da inizio anno, 32 quelli sventati in extremis dalla polizia penitenziaria, come riferisce il sindacato degli agenti Uil Pa penitenziaria.

«Numeri giganteschi – ha commentato la Laganà – impossibili ormai da contenere, se si considera che a ogni numero corrisponde una persona». Per questo, con lo stato di agitazione, si chiede anche l’approvazione di un «piano sociale straordinario per le carceri» che assicuri «il reinserimento sociale attraverso la formazione, il sostegno lavorativo, l’attivazione del terzo settore e dell’associazionismo».

Dina Galano

Terra, 5/5/2010

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