Le giornate dei reclusi a Marassi si specchiano nelle carceri del Doge
Ci sono i pensieri: «Ho lasciato troppi ricordi nel mio Paese, ho lasciato lì quello che volevo dalla mia vita». Ci sono le ricette: «Tagine: Polo Cipola Zaâferan Sale Pepe Nero Prezzemolo». Ci sono le mani, impresse sulla carta acetata e trasformate in messaggi artistici da far attraversare dalla luce: «Mamma voglio tornare e restituirti tutta la tenerezza che mi hai dato». C´è l´odore di spezie e il suono delle voci. C´è un breve, commovente, film d´animazione – che farà discutere – Il sogno. C´è infine la luce accecante e il frastuono che disorienta del ritorno alla libertà.
È Uomini dentro: per la prima volta i detenuti del carcere di Marassi entrano a Palazzo Ducale con le loro opere per raccontarsi in una mostra pensata, realizzata e organizzata da loro, proprio nelle antiche carceri del palazzo, le celle della Torre Grimaldina. S´inaugura domani alle 17.30 e ci sarà un detenuto (in possesso dei requisiti necessari, ovvero l´articolo 21) che prenderà le impronte digitali ai visitatori, compilando il “Modulo di prima identificazione” e poi li guiderà nelle celle, diventate sezioni di un percorso nella detenzione raccontata da chi la vive. Attraverso oggetti, scritti, installazioni video e audio, odori e voci, si sfiora chi oggi è detenuto a Marassi, senza nessun filtro interpretativo, semplicemente con l´intensità poetica di un incontro, con il delicato e sempre teso allestimento di Laura Benzi. Uomini dentro è l´ultimo tratto di un sentiero cominciato molti anni fa: con le docenti delle due scuole interne a Marassi (l´Istituto comprensivo Marassi Alta e l´istituto Vittorio Emanuele II-Ruffini), con l´impegno del direttore del carcere, Salvatore Mazzeo, e poi Palazzo Ducale che, grazie al lavoro di Pier Fontana, ha cominciato a portare dentro le “Case rosse” le principali mostre in cartellone, seppur “virtualmente”.
«È stato un lavoro lunghissimo, completamente di gruppo – spiega la docente Mirella Cannata – per la prima volta siamo riusciti a invertire il flusso, a far uscire le opere e le storie dei detenuti». Un´ottantina di persone ha lavorato al progetto; il catalogo sarà un´edizione speciale del giornale interno al carcere, Area di Servizio, i detenuti di Alta Sicurezza hanno realizzato le magliette in cotone equosolidale. «Oggi le carceri sono pensate come discarica umana – dice Luca Borzani, presidente della Fondazione per la Cultura, che con Regione e Provincia ha finanziato la mostra – e i temi di educazione, reinserimento sociale sembrano abbandonati: questa mostra indica che un´altra via è possibile».
Ogni antica cella è un passaggio in profondità nella dimensione del carcere: gli sgabelli portati da Marassi si possono trasformare, con una coperta e un fornelletto, in forno per cucinare. Le voci dei detenuti provano a raccontare storie difficili o semplicissime. Le immagini di migranti dell´Ottocento si sovrappongono e sfumano con immagini di barconi o con i ritratti di famiglia dei detenuti. Nel cortile maggiore di Palazzo Ducale, saranno allestiti gli scatti che le fotografe Luisa Ferrari e Sabrina Lozzo hanno realizzato all´interno del carcere di Marassi.
Michela Bompani
La Repubblica, 28/4/2010

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