Detenuto si impicca a Teramo, è il ventiduesimo suicida | italia| Il SecoloXIX
Detenuto si impicca a Teramo, è il ventiduesimo suicida
www.ilsecoloxox.it – 27 aprile 2010
Ennesimo suicidio, il 22/o dall’ inizio dell’anno, nelle sovraffollate carceri italiane. Gianluca Protino, 34 anni, originario di San Severo di Puglia, è stato trovato impiccato stamane nella sua cella del carcere di Teramo, nel reparto Alta sicurezza. Il detenuto – secondo quanto si è appreso al momento – ha utilizzato i lacci delle scarpe annodati alle sbarre della finestra per creare un cappio attorno al collo.
Gianluca Protino era detenuto nel carcere di Castrogno dall’ottobre scorso, in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dalla Dda di Bari per la contestazione di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. Era in attesa della conclusione delle indagini. Il cadavere è stato trovato dagli agenti di polizia penitenziaria questa mattina poco prima delle 8. Da 24 ore era solo in cella perché l’altro detenuto con cui la condivideva era stato rimesso in libertà. Sul suicidio è stata aperta un’inchiesta da parte della procura di Teramo, coordinata dal sostituto procuratore David Mancini.
Il Sappe: «Un’emergenza da risolvere subito»
«Varare al più presto un decreto legge che preveda che coloro ai quali manca solo un anno di detenzione vengano consegnati alla detenzione domiciliare. Potrebbe essere un primo importante passo»: lo chiede il sindacato autonomo di polizia penitenziaria Sappe, dopo il suicidio del detenuto nel carcere di Teramo, auspicando che si dia seguito in questo modo alle parole dette il 16 aprile scorso dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per affrontare e risolvere il sovraffollamento delle carceri e i tragici casi di suicidio nei penitenziari.
«A Teramo – dice il segretario Domano Capece – vi sono più di 380 detenuti per 230 posti letto regolamentari e mancano più di 15 unità di Polizia penitenziaria in organico. Ed oggi abbiamo, come è noto, più di 67mila detenuti in strutture carcerarie con una capienza regolamentare di poco superiore ai 43mila posti letto. Tutto questo va a tutto discapito della dignità umana dei reclusi, che devèessere comunque garantita, ma soprattutto delle difficoltà operative e lavorative delle donne e degli uomini del Corpo di Polizia Penitenziaria, sotto organico di oltre 6mila unità». «Già il Piano carceri del Governo prevede di introdurre la possibilità di detenzione domiciliare per chi deve scontare solo un anno di pena residua e di messa alla prova delle persone imputabili per reati fino a tre anni, che potranno così svolgere lavori di pubblica utilità. Altrettanto importante è che il Governo acceleri le procedure per assumere i duemila agenti di Polizia Penitenziaria, previsti nel Piano carceri. Ma se davvero si vuole risolvere l’emergenza penitenziaria con l’auspicabile contributo di tutte le forze politiche parlamentari bisogna “darsi una mossa”».
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