Carceri, l´ultimo anno ai domiciliari
Il governo prepara decreto antiaffollamento, usciranno in diecimila
Contrari al provvedimento la Lega e Di Pietro Radicali favorevoli: l´urgenza c´è
ROMA – Per decreto. Dalla cella ai domiciliari chi oggi è recluso ma deve scontare solo un anno di pena. In tutto 10.741 persone, di cui 3.577 condannate a meno di un anno. Berlusconi annuncia che «ci sta pensando». Fonti di via Arenula confermano che l´obiettivo è approvare il dl nel giro di una decina di giorni. Ai vertici del Dap tirano un sospiro di sollievo perché i sette-ottomila che alla fine uscirebbero potrebbero attenuare l´incubo di un´estate che si preannuncia rovente.
Straripanti i penitenziari (67.206 detenuti al 31 marzo dove ce ne starebbero al massimo 43mila), 20 suicidi nel 2010 e 28 evitati in extremis, troppo incombente il rischio di rivolte. Berlusconi, mentre il centrodestra si divide pure sui rimedi contro il sovraffollamento carcerario, decide di fare il decreto e anticipare il ddl che, in commissione Giustizia alla Camera, è il pomo della discordia tra il Pdl che lo sostiene e la Lega che lo avversa. Il Carroccio paventa il rischio d´una nuova amnistia che la gente non capirebbe. Si divide pure l´opposizione: Di Pietro è nettamente contrario, l´Udc favorevole come pure il Pd, ma a patto che la misura sia accompagnata da un congruo stanziamento economico e da controlli adeguati per evitare che gli immigrati finiscano nei Cie. I numeri parlano chiaro: dei 10.741 cui manca un anno ben 3.987 sono extracomunitari.
Netta sostenitrice la radicale Rita Bernardini che aveva chiesto di poter approvare il testo in commissione (la cosiddetta “legislativa”). Quando la proposta è stata bocciata ha iniziato uno sciopero della fame che tuttora prosegue. Lei è d´accordo con Berlusconi: «Stavolta ha ragione da vendere: se c´è una materia in cui la decretazione d´urgenza si giustifica è proprio quella della drammatica situazione delle carceri». «Necessità e urgenza», presupposti di un decreto, ci sono tutti, «a meno che non si voglia assistere inerti allo stillicidio della conta dei morti per suicidio o malasanità». All´opposto, al dl è contraria l´Udc che, con Roberto Rao, chiede di non interrompere «il lavoro già in corso della commissione Giustizia».
Ma Berlusconi, il Guardasigilli Alfano, il capo del Dap Ionta hanno fretta. E la dialettica di Camera e Senato mal si sposa con l´urgenza. Il testo del ddl, che oltre alla detenzione domiciliare contiene anche la “messa in prova” (non fa il processo e non va in cella chi accetta di pagare il conto con la giustizia con lavori di pubblica utilità), richiederebbe tempi troppo lunghi. Non sarebbe legge per agosto. Da sempre il mese caldo nelle celle. Ecco l´idea del dl. Che riguarderebbe solo la detenzione domiciliare. Secondo il presidente di Antigone Patrizio Gonnella uscirebbero 8mila detenuti. Grosso modo è il dato che ha fornito il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo. A regime, la misura metterebbe fuori dal carcere 2mila detenuti all´anno.
LIANA MILELLA
La Repubblica, 17/04/2010

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