Giornate dell’immigrazione

Dall’8 al 10 aprile si è svolta la settima edizione delle Giornate dell’immigrazione. Per l’Arci ha partecipato Angelo Ferrillo (Arci Caserta). Di seguito il suo intervento e in allegato il report sull’iniziativa

Gli eventi di gennaio a Rosarno in Calabria acquistano una straordinaria valenza nella storia recente dell’immigrazione in Italia e segnano un punto di svolta anche nella produzione “pubblica” del razzismo.
Lì si è materializzata, con lo scontro fisico, il corpo a corpo armato, inedito anche per il coinvolgimento della comunità locale, quella saldatura tra razzismo istituzionale e razzismo popolare di cui si parla da alcuni anni.
I fatti non consentono semplificazioni e sarebbe sbagliato accusare di razzismo una intera comunità.
Quel che è certo però, è che la reazione violenta di alcuni braccianti stranieri dopo l’ennesima intimidazione mafiosa ha scatenato una caccia all’uomo che ricorda i barbari scenari rappresentati nei film sulle rivolte schiavistiche nel sud degli Stati Uniti.
Si sa che la violenza chiama violenza e l’intervento del Governo non ha fatto altro che alimentare lo scontro, la contrapposizione italiani / stranieri.
Le parole del Ministro dell’Interno, esponente del partito della Lega Nord di Umberto Bossi, hanno rappresentato una giustificazione di Stato delle violenze subite dai lavoratori stranieri. Sostenere, mentre è in corso la caccia al nero, che c’è stata troppa tolleranza, ha l’effetto di un incitamento allo scontro. Anziché chiedere scusa alle vittime, italiane e straniere, per l’assenza dello Stato, per la capitolazione della democrazia in un territorio commissariato e in mano alle cosche, il Ministro dell’Interno, colui che istituzionalmente dovrebbe garantire la sicurezza di chiunque si trovi sul suolo italiano, indica implicitamente negli stranieri i colpevoli e avvalla la violenza di chi decide di farsi giustizia da sé.
Ma gli eventi di Rosarno non arrivano inattesi per chi in questi anni abbia guardato con occhio attento al deteriorarsi delle condizioni di vita di larghe fasce di popolazione immigrata e alla tambureggiante campagna razzista in atto in Italia. Anzi si può parlare di una tragedia annunciata, in territori ad altissima densità di immigrazione, devastati dalla miseria e saccheggiati dalla malavita, trasformati in deserti dei diritti dalla latitanza delle istituzioni. Basta pensare alla strage di Castel Volturno, vicino Napoli, del 2008 in cui sei giovani Ganesi sono stati uccisi dalla camorra senza alcuna motivazione apparente. Alla strage è seguita una dura manifestazione di strada della comunità ghanese che aveva visto la memoria dei propri morti infangata dai media nazionali e locali: una reazione vissuta con terrore dai cittadini italiani.
A Rosarno, insieme con l’Arci di Reggio Calabria e l’Arci Casa del Popolo, il comitato e il circolo attivi in quel territorio, abbiamo seguito tutti i passaggi cercando di evitare ogni rischio per gli

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