Sulmona, detenuto suicida
Sulmona, detenuto suicida in carcere. E’ il sedicesimo da gennaio
Romano Iaria, 54 anni, era tossicodipendente. Gli agenti lo hanno trovato morto nella sua cella ieri mattina.
Si chiamava Romano Iaria e aveva 54 anni l’uomo che la scorsa notte si è suicidato nel supercarcere di Sulmona (Aq). Gli agenti della polizia penitenziaria lo hanno trovato ieri mattina alle 4 impiccato con un lenzuolo alla grata della sua cella. Iaria si è tolto la vita dopo essere rientrato da un permesso premio. E’ l’undicesimo caso di suicidio nel carcere abruzzese (16 in tutta Italia dall’inizio del 2010), tra i quali anche quelli della stessa direttrice del carcere Armida Miserere e del sindaco di Roccaraso Camillo Valentini. «Romano Iaria – ha denunciato ieri l’Osservatorio permanente per le morti in carcere, di cui fanno parte anche il Partito radicale e l’associazione Antigone – si è impiccato nella sezione adibita a ” casa di lavoro”del carcere di Sulmona. Iaria, era tossicodipendente e soffriva di gravi problemi di salute». L’osservatorio fa inoltre notare come l’uomo si sia tolto la vita dal rientro da un permesso premio trascorso con i familiari. Per la deputata radicale Rita Bernardini, membro della Commissione Giustizia, della Camera, la morte di Romano Iaria apre una discussione sulla attività di rieducazione dei carceri Italiani e del lavoro eseguito dal Dap. «Il Dap e il suo capo Ionta – dice la deputata – non scarichino le loro responsabilità sulla direzione del carcere di Sulmona. Il detenuto che si è suicidato la notte scorsa, era un internato nella “casa di lavoro”. Dove il lavoro non c’è, era tossicodipendente, malato di Hiv, con problematiche di salute gravissime: che ci faceva in quella struttura, visto che aveva già pagato il suo conto con la giustizia?» Bernardini sottolinea anche che «sembra che il Dap voglia scaricare nel supercarcere di Sulmona altre decine di internati provenienti da tutt’Italia. Si preoccupi, piuttosto, di non condannare a morte e di non torturare i detenuti come avviene ogni giorno negli istituti penitenziari italiani dove è possibile incontrare solo la morte civile, altro che la rieducazione prevista dalla nostra Costituzione».
Sull’ennesimo suicidio avvenuto nel carcere abruzzese è intervenuto anche Donato Capece, segretario generale del Sappe, che denuncia l’inadeguatezza del sistema carceri: «Con un sovraffollamento di oltre 67mila detenuti in carceri che ne possono contenere a malapena 43mila, accadono purtroppo questi episodi. A Sulmona, ad esempio, i posti regolamentari nelle celle sono circa 300, abbiamo quasi 500 detenuti presenti – prosegue Capece -. E se la situazione non si aggrava ulteriormente è grazie agli agenti che, in media, sventano ogni mese 10 tentativi di suicidio (molte centinaia ogni anno) di detenuti».
di Nicola Mastrangelo
Il Manifesto, 4/04/2010

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