Mega rivolta nella notte: in quattro fuori da Ponte Galeria
Quattro evasi dal centro di espulsione di Ponte Galeria. Mentre nel Lazio si conteggiavano le ultime schede che hanno eletto a governatore Renata Polverini, nel Cie di Ponte Galeria scoppiava una vera e propria rivolta, che ha creato un danno stimabile in 200 mila euro. Ma la macchina delle espulsioni non si è fermata: sarebbe toccato ad un gruppo di ragazze nigeriane. Secondo voci non ufficiali, ci sarebbero inoltre 60 detenuti trasferiti. Diciotto, invece, le persone arrestate appena si è fatta l’alba: oggi il processo per direttissima. La decisione del Governo di allungare i tempi di detenzione a sei mesi sta dando i suoi velenosi frutti. Dentro i Cie di tutta Italia da mesi sono in corso rivolte, scioperi della fame, atti di autolesionismo. Il sistema non sono così facili da governare. E la rivolta dell’altra sera dimostra che sta succedendo qualcosa.
Fuggire da Ponte Galeria non è uno scherzo: muri di cinta altissimi, pattugliamento costante. Lunedì sera tutto è iniziato intorno alle 23. Se ci sia stato un motivo scatenante non è chiarissimo: uno dei detenuti, in diretta telefonica con Radio Onda Rossa, raccontava durante la rivolta: “Una persona è stata picchiata, per questo ci siamo ribellati”. O forse la protesta è scoppiata proprio come tentativo di fuga, una rivolta in parte organizzata che ha poi coinvolto l’intero comparto maschile. La ribellione è stata imponente, se è vero – come raccontano all’interno – che la polizia ha evitato di entrare nelle celle. I detenuti, però , confermano che ci sono stati spari in aria. “Forse lo hanno fatto per spaventare qualcuno, ma la situazione era talmente incandescente che quegli spari hanno invece incitato ancora di più le persone: ‘ammazzami, o muori tu o muoio io’, dicevano”, racconta uno dei reclusi che non ha direttamente partecipato alla rivolta. La polizia non è entrata ma ha ripreso tutto con una telecamera: così sono stati identificati i 18 ‘rivoltosi’. In venti sono riusciti a salire sul tetto, e in quattro alla fine hanno scavalcato il muro. Di loro si sono perse le tracce.
Materassi e coperte bruciate, bottiglie di acqua lanciate contro la polizia, l’impianto idrico messo fuori uso, come anche i condizionatori. Gli operai hanno lavorato per tutta la giornata di ieri.
Al Cie ieri mattina si è recata la consigliera regionale Anna Pizzo, che non è stata fatta entrare, ma a cui gli stessi gestori hanno confermato che i danni sono ingenti. Un mese fa c’è stato il passaggio di consegne dalla Croce Rossa alla nuova associazione Auxilium (legata a Comunione e liberazione) e le rivolte sono già state tre: ” Cosa succede? – dice il nuovo direttore del centro, Giuseppe di San Giuliano – che si ribellano perchè non capiscono perchè sono lì. Io non entro nel merito di questo. Posso solo parlare con orgoglio del nostro lavoro e del servizio che abbiamo”. Eppure i detenuti all’interno continuano a raccontare ciò che dicevano anche della gestione della Croce Rossa: ” Dentro al cibo mettono qualcosa – racconta uno di loro – altrimenti non è possibile che io mangio e mi viene un gran sonno”.
“Non è assolutamente vero – ribatte San Giuliano – il nostro punto medico è altamente qualificato”.
Ma se vengano usati o no psicofarmaci, se ci siano o no pestaggi – come ancora i detenuti denunciano – fatto sta che se le rivolte sono all’ordine del giorno vuol dire che dentro questi centri non si può vivere, chiunque li gestisca. “Nonostante gli sforzi dei nuovi gestori del Centro per tentare di garantire condizioni di vita normali, la situazione a Ponte Galeria è sempre più pesante – ha detto il Garante dei detenuti Angiolo Marroni – i lunghi tempi di permanenza stanno trasformando i Cie in luoghi di tortura psicologica dove le esplosioni di protesta e gli atti di disperazione sono quasi all’ordine del giorno”. Chi continua a seguire da vicino il caso Cie è la rete “No pacchetto sicurezza”, che per stamattina alle 8,30 ha dato appuntamento a piazzale Clodio, in tribunale, dove si svolgerà il processo contro le diciotto persone arrestate.
E a proposito della rivolta scrivono: ” I motivi per protestare sono tanti: il prolugamento fino a sei mesi, la somministrazione massiccia e quotidiana di psicofarmaci. Ci sono persone che stanno in Italia da vent’anni e che ora si ritrovano rinchiuse nel Cie. Ci sono tossicodipendenti e alcolizzati, diabetici, asmatici e malati di epatite, a cui non viene somministrata la terapia che è stata loro prescritta. Ogni sera c’è gente che ingoia lamette e se ti lamenti ti rispondono male”.
Tutto questo, lontano dalle cronache dei mass media.
Cinzia Gubbini
Il Manifesto, 31/03/2010

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