Il giovane dal carcere chiede di rivedere i suoi figli

Chiede di poter incontrare i suoi figli. Anche quando era un uomo liberò questo era il suo pensiero fisso. Tanto è vero che alcuni giorni prima di ritrovarsi arrestato con l’accusa di aver ucciso il piccolo Ale Mathas, aveva chiesto al suo legale, l’avvocato Giuseppe Nadalini, di fare un’istanza al tribunale dei minorenni per ottenere il permesso di inicontrare con più facilità e frequenza i suoi bambini. Ora che è in carcere a Marassi non smette di interessarsi dei figli, affidati all’ex moglie, Giovanni Antonio Rasero, 29 anni, broker marittimo, la persona sulla quale si stanno concentrando le attenzioni degli investigatori impegnati nelle indagini sul delitto.
Rasero ieri mattina ha incontrato lo psicologo del carcere ed è a lui che ha ribadito il desiderio di rivedere i bambini. L’uomo è descritto «lucido e orientato», ma si è reso conto che la droga lo ha rovinato, gli ha sconvolto la vita. Il broker ha anche incontrato uno dei suoi legali, gli avvocati Giuseppe Nadalini e Alberto Poli, mentre non è riuscito ancora a vedere i suoi genitori e il fratello, la cui visita è prevista per domani.
Intanto è stata fissata per il primo aprile l’udienza dinanzi al tribunale del Riesame, che dovrà decidere sull’istanza di scarcerazione o attenuazione della misura cautelare presentata dai difensori di entrambi gli arrestati. Per Katerina Mathas l’hanno formalizzata gli avvocati Paolo Costa e Igor Dante.
Proprio quest’ultimo è andato a trovare la donna ieri mattina nel carcere femminile di Pontedecimo. «Le ho detto di stare tranquilla – ha raccontato l’avvocato Dante all’uscita dall’istituto – ma di non illudersi adesso, dopo quanto detto dal procuratore Vincenzo Scolastico».
Il magistrato, la mattina successiva agli ultimi interrogatori e ai faccia a faccia organizzati dal pm titolare dell’inchiesta Marco Airoldi, si era sbilanciato dicendosi «sicuro» della colpevolezza del solo Giovanni Antonio Rasero. La svolta? Il risultato del Dna sulle tracce raccolte sul corpicino della vittima dell’omicidio perfettamente coincidente con il codice genetico del broker.
«Al momento – ha continuato il legale di ritorno dal carcere – non c’è stata alcuna derubricazione del reato a carico di Katerina. Ma io e il collega Costa ci incontreremo lunedì per decidere cosa fare anche alla luce di questi nuovi elementi». Letti gli atti dell’inchiesta potrebbero decidere di chiedere al giudice per le indagini preliminari la liberazione della donna per la mancanza dei gravi indizi di colpevolezza.

Il Secolo XIX, 28/03/2010

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