Michele Placido: Qual è lo scandalo se racconto Vallanzasca?
Michele Placido su Vallanzasca: non assolvo un criminale: ”
(Pubblicato il 03/03/2010 su www.pianetacarcere.it)
«Siamo un paese cattolico e codino che fa paura. In Francia hanno visto in 3milioni il film sul bandito Mesrine senza vittimismi né scandali. Qual è lo scandalo se racconto Vallanzasca? È in carcere da 35 anni e ne ha 60, non è il peggior bandito di questo paese, qualcuno sta anche in Parlamento. Almeno lui ha pagato». Michele Placido parla e straparla, dice cose vere e cose discutibili, insulta poi chiede scusa, asseconda la sua natura generosa e urticante, è fatto così.
Il set del film su Renato Vallanzasca, che si proporrà alla Mostra di Venezia, ancora senza titolo e con Kim Rossi Stuart, si è spostato a Roma. C’è l’incontro con Francis Turatello, ovvero Francesco Scianna, lanciato da Tornatore in Baarìa. Tensione e nervi scoperti, i parenti delle vittime (come Luigi D’Andrea e Renato Barborini) hanno già protestato. Placido: «Io li rispetto, che loro rispettino me. Dobbiamo ancora uscire e già si grida allo scandalo. Non possiamo fare solo film su Padre Pio. Mi assumo tutta la responsabilità, è la storia di un criminale, non ne uscirà come un santo. Datemi fiducia».
Il fatto è che il bel Renè resta una ferita aperta per Milano. Il film è tratto dal libro autobiografico Il fiore del male, scritto con Carlo Bonini. Negli anni ‘70 Vallanzasca spadroneggiò: rapine, omicidi, donne e champagne; condannato a 4 ergastoli, ora dal carcere di Opera, grazie ai permessi, come racconta la moglie Antonella D’Agostino, «può lavorare alla mia cooperativa sociale per disabili ed ex detenuti, fa il grafico in una pelletteria. Kim e Renato si sono piaciuti subito». Kim: «Ho lavorato anche nell’inconscio, è una situazione delicata dove entrano in gioco aspetti etici. Lui è uno comunicativo, tutto pensi tranne che sia un violento. È lucido, mi ha detto di aver commesso disastri, cerco di esplorarne la complessità».
Vallanzasca durante le riprese s’è fatto vedere nella scena del Tribunale a Milano. «La sua presenza è stata strumentalizzata. Il giudice di sorveglianza gli aveva dato il permesso, c’è chi ha detto che collaborava alla sceneggiatura. Invece ci ha spiegato come si spara», dice Placido. Siccome è uomo di spettacolo, forse darà un cameo al «vero» bandito, mentre è sicuro che si sentirà la sua voce a Radio Popolare, quando rispose all’ascoltatore che lo insultò. «Il 30 marzo - spiega la produttrice Elide Melli - al ministero chiederemo la cifra standard di 1 milione e 200 mila euro. Ci hanno chiesto la documentazione». Il Comune di Milano ha dato il patrocinio, molte scene in periferia, Lambrate, Giambellino, Comasina. Non è stato così facile, Placido si riaccende: «E che, non dovevamo girarlo questo film?».
Il copione parte quando Vallanzasca, uscito dal riformatorio, forma la prima banda; poi gli scontri, la cattura, le due evasioni, fino a quando due poliziotti lo fermano per un normale controllo. Vallanzasca mise la mano nel cruscotto e girò la roulette della vita, pistola o carta d’identità? I poliziotti erano due sbarbatelli, non se la sentì… «Avete fatto 13. Sono Vallanzasca». Progetto sofferto, quello di Elide Melli, che ha investito 7 milioni di euro con la Twentieth Century Fox (tornata a coprodurre un film italiano 31 anni dopo La Luna di Bertolucci).
Placido: «Abbiamo cambiato gli sceneggiatori più volte, non mi fidavo di nessuno. Il film l’ha riscritto Kim. A me interessa l’aspetto oscuro di Vallanzasca, tra Dostoevskij e Riccardo III, è uno spaccato sull’Italia di quegli anni. Non mi interessa una cronachetta. Sul piano stilistico riparto da Romanzo Criminale ». Filippo Timi è l’amico d’infanzia che tradì Renato: «Torno bambino col mitra in mano». Valeria Solarino è Consuelo: «La donna da cui il bandito ha avuto il suo unico figlio». Paz Vega è Antonella, la moglie: «Sono la donna dell’anima, si conoscono da quando sono ragazzi». Placido, Vallanzasca è stato mitizzato? «Dai media. Il paragone con Robin Hood è un equivoco all’interno della mala perché alcuni guadagni delle rapine li dava ai carcerati. Io giro un film sulla storia di un criminale che ha ammazzato, come potrei assolverlo?».

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