Carceri, Alfano ritrova un pò di umanità
GIUSTIZIA – Verso i domiciliari nell’ultimo ano e “messa alla prova” per reati lievi
Le carceri scoppiano: 66.288 detenuti per 44 mila posti. Dopo i “superpoteri” alla Bertolaso concessi al capo del Dap IOnta, il ministero della Giustizia pensa finalmente anche a una misura che svuoti almneno in parte le galere dalle persone che si possono considerare recuperate alla società. Il ministro Alfano ha spedito una bozza di legge a tutti i capigruppo e, per conoscenza, anche alla radicale Rita Bernardini che su questo 19 giorni fa aveva iniziato uno sciopero della fame. “Il provvedimento -evidenzia Bernardini – segna un’importante inversione di tendenza della politica di carcerizzazione e mi auguro che porti un pò di sollievo nel disumano mondo penitenziario”.
Nel testo preparato a via Arenula siaffacciano misure positive, come la concessione quasi automatica dei domiciliari ai detenuti che devono scontare l’ultimo anno di pena e l’allargamneto della messa in prova nei processi per reati con pena inferiore a 3 anni.
Secondo Alfano c’è già un accordo politico che consentirebbe una corsia preferenziale in parlamento in sede legislativa. Nella bozza ci sarebbero anche misure dubbie, come un giro di vite sulle misure alternative ( che devono essere concesse solo per lavori socialmente utili o per la “riparazione” alle vittime) e l’aumernto da 1 a 5 anni per il reato di evasione. Più in dettaglio, i domiciliari andrebbero concessi anche ai recidivi e possono essere scontati nell’abitazione oppure in “altro luogo pubblico o privato di assistenza e cura”, un’indicazione chiave per tossicodipendenti e stranieri senza dimora. Sono ovviamnete esclusi delinquenti abituali e mafiosi. Con l’allargamneto della messa alla prova invece il processo per reati lievi può essere sospeso e poi annullato se l’imputato si “comporta bene” dopo lavori socialmente utili per massimo due anni.
“E’ una proposta che va nella direzione giusta – commenta Patrizio Gonnella di Antigone – purchè alla fine sia veramente deflattiva e non venga bilanciata da paure e ripensamenti. Per esempio, includere la “riparazione” tra i requisiti per le misure alternative rischia di renderle più difficili e addirittura impossibili per i reati ‘senza vittima’ come quelli legati al consumo di droghe o all’immigrazione”.
I condannati con fine pena entro un anno sono circa 10 mila.
Matteo Bartocci
Il Manifesto, 21/02/2010

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