Report sull’incontro della Federazione dell’Informazione dal e sul Carcere al Due Palazzi
(Fonte In-Veneto: notiziario settimanale sul carcere)
Luigi Ferrarella, giornalista di giudiziaria del Corriere della Sera e autore di “Fine pena mai”, un libro importante, che è un viaggio amaro e impietoso dentro alla giustizia italiana, è intervenuto all’incontro della “Federazione Nazionale dell’Informazione dal e sul Carcere”, che si è tenuto lunedì 8 febbraio nella redazione di Ristretti Orizzonti all’interno della Casa di reclusione di Padova. Il suo è stato un contributo significativo, perché ha dato spunti nuovi sul rapporto che chi fa informazione dal carcere può stabilire con i media, su come arrivare ai lettori “maldisposti” rispetto alle questioni della giustizia e del carcere, attraverso la credibilità e l’attendibilità dei dati e delle testimonianze, su come approfondire il lavoro di controinformazione attraverso lo “smontaggio” di notizie riguardanti il carcere e l’esecuzione delle pene.
All’incontro erano presenti, oltre a tutta la redazione interna, detenuti e volontari, della rivista del carcere di Padova, e la responsabile della redazione esterna, molti coordinatori di giornali e altre realtà dell’informazione dal carcere, fra cui Piacenza, Bollate, Chieti, Genova, Firenze, Lodi, Modena, Verona.
La folta delegazione dei rappresentanti della stampa carceraria ha affrontato molti temi e presentato le varie attività che ogni testata porta avanti, facendo così il punto della situazione e decidendo per una strategia comune in questo momento di gravi problemi che riguardano le condizioni di vita nelle carceri sovraffollate.
Informazione dal carcere, stampa locale e seminari di formazione per giornalisti; informazione dal carcere e politica - le visite di Ferragosto delle carceri, i parlamentari coinvolti, l’importanza di tenere viva la loro attenzione e di sviluppare e proporre loro possibili soluzioni per far fronte al sovraffollamento; informazione dal carcere e Scuole - i progetti di sensibilizzazione e prevenzione che coinvolgono carcere e scuole: questi sono stati i punti discussi. Per ciò che concerne i rapporti con la stampa, locale e non, si è parlato del seminario che Ristretti ha organizzato nello scorso mese di ottobre in collaborazione con l’ordine dei Giornalisti del Veneto, della inaspettata partecipazione di molti giornalisti - le iscrizioni hanno superato i posti disponibili - e del bisogno di approfondire con chi scrive di giustizia e di carcere alcune questioni tecniche su questi temi. Al seminario hanno infatti partecipato come relatori anche un avvocato e due magistrati di sorveglianza, e molti detenuti con le loro testimonianze.
Ferrarella ha proposto anche un’altra importante attività che la stampa dal e sul carcere potrebbe fare: smontare scientificamente, volta per volta, gli articoli che parlano di questi temi confutando le argomentazioni con numeri, statistiche, dati reali inoppugnabili. Far sì che le testate che mandano in stampa certi articoli pubblichino le eventuali segnalazioni di errori. Secondo Ferrarella poi, chi si occupa di informazione dal carcere dovrebbe diventare una fonte attendibile per i giornalisti. La fonte infatti è un problema, nel senso che i giornalisti di cronaca giudiziaria hanno come fonti soprattutto avvocati e magistrati, ognuno di essi con la propria tesi da portare avanti, mentre quelli di cronaca nera hanno rapporti soprattutto con le forze dell’ordine che danno notizie dal loro punto di vista, con il risultato che sono spesso le fonti che danno notizie parziali e non sempre precise. Vari sono i motivi per cui esiste una pressione nei confronti dei giornalisti: i lettori, molto spesso, in questo periodo storico, “maldisposti” rispetto a certi temi, il fatto che spessissimo il giornale si pone dalla parte della vittima, “l’aria che tira” (restrizione della discrezionalità dei giudici, automatismi per “più galera”), la questione economica (la gente non vuole che si spendano soldi per i detenuti), e l’unico strada per combattere tutto ciò è la credibilità e l’inattaccabilità di chi scrive. Altro modo, secondo Ferrarella, di parlare di questi argomenti interessando il lettore è di agganciarlo non sui diritti umani, ma sul suo interesse rispetto a queste questioni, e ha portato come esempio la dimostrazione dell’inutilità e dell’antieconomicità della costruzione di nuove carceri: bisogna far capire la convenienza di certe decisioni.
Si è poi parlato di trasparenza partendo dalla proposta fatta dal Manifesto e da Antigone di aprire le carceri ai giornalisti, permettendo loro di entrare con meno limitazioni e di avere accesso a dati e notizie riguardanti la detenzione. Partendo da questo, Ferrarella ha suggerito di sviluppare una proposta dei radicali, che riguarda l’anagrafe dei penitenziari.
Altra proposta interessante, quella di creare uno spazio nel sito - ma questo riguarda Ristretti - da chiamare per esempio: “Non sai di carcere? Chiedi!” dove i giornalisti possano chiedere informazioni su questioni che non conoscono in modo approfondito.
Dopo la discussione di tutti questi argomenti sono stati approvati alcuni percorsi comuni.
Provare a organizzare il prossimo ottobre, in accordo con gli Ordini dei Giornalisti delle diverse Regioni, le Scuole di giornalismo, le Facoltà di Scienze dell’informazione, un Seminario di formazione per giornalisti e praticanti, simile a quello realizzato a Padova, nelle diverse carceri sede di redazioni delle riviste più significative.
Per ciò che riguarda l’Anagrafe delle carceri si è deciso, visto che per ora questa proposta non è stata accolta dalle istituzioni, laddove sono presenti i giornali, di creare una griglia comune e poi raccogliere tutti i dati disponibili - presenze, attività, stato della sanità, misure alternative, ma anche qualità e prezzi del sopravvitto e ogni altro piccolo e grande dettaglio sulla vita carceraria - per rendere il carcere sempre più trasparente, e aggiornare periodicamente i dati in questione.
Per quel che riguarda il sovraffollamento, si è pensato di elaborare una piattaforma comune, riprendendo alcuni punti come la detenzione domiciliare per l’ultimo anno di pena e la messa alla prova, che sono gli unici finora proposti che vanno nel senso di far uscire dalle carceri, e non di riempirle ulteriormente. Le proposte verranno presentate, con testimonianze di detenuti e riflessioni, dati e approfondimenti delle redazioni, in un inserto comune a più giornali, anche ai politici che hanno partecipato all’iniziativa del ferragosto del 2009, entrando in carcere e dimostrando un interesse non occasionale per le condizioni della detenzione. Con loro si cercherà di trovare forme stabili di collaborazione.
Per quel che riguarda la richiesta, avanzata dal quotidiano Il Manifesto e dall’associazione Antigone, di cambiare regole e prassi per la visita dei luoghi di detenzione, autorizzando l’accesso ai giornalisti nelle sezioni delle carceri al fine di raccontare la quotidianità della vita reclusa, non solo gli eventi tragici o eccezionali, le redazioni dei giornali dal carcere hanno deciso di sottoscriverla, elaborando nel contempo alcune proposte proprie, una specie di Carta della trasparenza delle carceri, che preveda tra l’altro, anche per chi opera all’interno sui temi dell’informazione, un accesso più libero a dati e notizie.
Ultimo punto approvato è quello che riguarda i progetti di sensibilizzazione sul territorio che sono rivolti in particolare le scuole: la proposta è di dedicare uno spazio del sito di Ristretti a tutti i progetti in cui carcere e detenuti diventano protagonisti di un lavoro di prevenzione, indirizzato soprattutto alle giovani generazioni.

HOME | MAPPA DEL SITO | CONTATTI | ISCRIVITI |
TUTTI I CONTENUTI DEL SITO SONO DISTRIBUITI SOTTO LICENZA CREATIVE COMMONS | CREDITI