ULTIMO ATTO DELL’INCHIESTA SUL CARCERE

«Violenze sessuali a Pontedecimo»

Il direttore sospeso a ottobre dal gip: «In quei giorni non ero in servizio»
Concussione, violenza sessuale aggravata e continuata, induzione alla calunnia, falso ideologico e materiale.
Sono questi i capi di imputazione per Giuseppe Comparone, ex direttore del carcere femminile di Pontedecimo, indagato nell’inchiesta sui presunti favori sessuali richiesti ad alcune detenute in cambio di un regime carcerario più morbido.
E sono anche i reati finali contestati dai sostituti procuratori Alessandro Bogliolo e Vittorio Ranieri
Miniati, che hanno chiuso le indagini sul caso del «carcere a luci rosse».
Comparone, difeso dagli avvocati Stefano Savi e Mario Iavicoli, era stato sospeso lo scorso ottobre, su
richiesta dei pm. Secondo il giudice delle indagini preliminari Adriana Petri c’era pericolo di inquinamento
delle prove. Ora l’ex direttore è sul punto di andare in pensione e per questo motivo il gip non aveva prorogato la misura cautelare della sospensione.
L’inchiesta era partita lo scorso aprile, dopo la denuncia di una detenuta di origini marocchine di 28 anni.
La donna aveva raccontato di essere stata indotta ad avere rapporti sessuali con Comparone,un funzionario
e tre agenti penitenziari in cambio di varie agevolazioni. La detenuta, che godeva del beneficio del
lavoro esterno a Genova, è stata trasferita nel carcere di Monza.
«Abbiamo fatto sesso tre volte, sempre nell’abitazione che il direttore possiede all’interno del carcere
e in un caso nel suo ufficio -aveva raccontato agli inquirenti- in cambio ho ottenuto la possibilità di prorogare l’ammissione al lavoro esterno. Anzi,era stato lo stesso direttore a propormelo, poiché io non sapevo bene come si potesse fare. Da quando me lo ha detto, sono cominciate pure le avances».

La vicenda era emersa durante gli interrogatori a cui la donna era stata sottoposta peressere rientrata in ritardo in carcere dal lavoro.
«Non erano vere e proprie minacce quelle che ricevevo -aveva spiegato la donna nel corso di un interrogatorio fiume-  ma capivo che se non mi fossi concessa avrei perso i benefici sui quali potevo contare».
L’ex direttore, che ha subito anche perquisizioni domiciliari, ha sempre negato ogni addebito e si è dichiarato vittima di una vendetta.
«Ero in ferie -aveva dichiarato ai magistrati – in quei giorni non ero in servizio».
Alcune circostanze, come l’abbigliamento intimo del direttore del carcere indossato durante le presunte violenze, sarebbe stato al centro di uno degli accertamenti eseguiti durante la perquisizione domiciliare.
E anche suquesto la difesa di Comparone aveva messo in evidenza contraddizioni nelle diverse versioni del racconto della donna.

Il Secolo XIX  10/02/2010

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