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Caso Mastrogiovanni: nei video shock le prove del sequestro di persona e dell’abbandono
di Angelo Pagliaro
www.rivistaonline.com 01/02/2010
“Ho letto con grande sofferenza l’ordinanza del GIP di Vallo della Lucania. Sono esterrefatto e senza parole. Il Medio Evo non è - come sappiamo dalla storia - tramontato da molti secoli, ma vive nell’ospedale di Vallo della Lucania in pieno secolo XXI”. Questa l’affermazione a caldo del Prof. Giuseppe Galzerano, insegnante e noto scrittore - editore di Casalvelino Scalo, compagno di Franco Mastrogiovanni subito dopo la lettura delle diciassette pagine che compongono l’ordinanza di interdizione temporanea dalla professione, emessa, giovedì 21 gennaio, dal GIP del Tribunale di Vallo della Lucania, Nicola Marrone, per 14 tra medici e paramedici del reparto di psichiatria dell’ospedale di Vallo della Lucania tra cui il primario Michele Di Genio. Una telecamera interna del reparto di psichiatria dell’ospedale di Vallo della Lucania ha registrato, per quattro giorni e quattro notti, l’agonia di Francesco Mastrogiovanni, insegnante libertario di Castelnuovo Cilento, deceduto in modo orribile in quel centro di cura, non alle 7,20 del 4 agosto 2009 come dichiarato dai responsabili del reparto ma intorno all’ 1,46 e quindi slegato solo al mattino, dopo oltre sei ore dal decesso.
Franco è stato legato e tenuto a letto per quattro giorni e quattro notti completamente a digiuno, fino al momento della morte, alimentato solo con flebo di glucosio, con ferite ai polsi non medicate e senza la possibilità di poter respirare correttamente. La scomparsa di Franco è l’ennesimo caso di morte violenta verificatasi in un struttura pubblica italiana. I magistrati stanno indagando sulle modalità con cui il maestro di Castelnuovo è giunto in ospedale al fine di capire se vi sono responsabilità di coloro, (sindaco di Pollica e medici) che ne hanno ordinato il TSO. Tra i reati ipotizzati il più grave è il sequestro di persona e poi, si sottolinea nel documento del GIP, il ricoverato non ha ricevuto “alcuna visita di controllo alle ferite che egli aveva riportato agli arti al corpo a causa della contenzione e senza curare le predette ferite senza dargli né cibo né acqua, ma solo idratandolo con delle flebo”. Queste inadempienze “cagionavano la morte di Francesco Mastrogiovanni, deceduto per edema polmonare acuto, segnatamente a seguito della commissione del delitto di sequestro di persona”. La morte e le lesioni, quindi, come conseguenza di altro reato. Ma se non dovesse bastare il dramma di una persona il cui padre è stato, per anni, amministratore di quel nosocomio, “dalla successione visione dell’immagine si evingeva che nella camera di Mastrogiovanni vi era anche un’altra persona sottoposta a mezzi di contenzione e sorgeva quindi la necessità di accertare la sua identità, le ragioni della contenzione e se l’utilizzo di tali mezzi fosse stato annotato in cartella clinica”.
Si scopre così, solo per caso, che il paziente ricoverato nella stessa stanza di Mastrogiovanni è Giuseppe Mancoletti il quale viene legato al letto anche se non è previsto, per lui, alcun TSO perchè trattasi di ricovero spontaneo. Mancoletti viene tenuto in contenzione dalle ore 11.50 del 2 al 9.12 del 3 agosto 2009 senza che gli venga fornita adeguata assistenza, tanto che “solo fortunosamente nel corso della notte riusciva a bere dell’acqua da una bottiglia appoggiata su un tavolino, prima avvicinando il tavolino con un piede, poi facendo cadere la bottiglia ed in seguito addentandola con la bocca e riuscendo in tal modo a bere qualche sorso d’acqua”. Bugie che si sommano a bugie, cartelle false redatte impunemente, in una storia di altri tempi dove il disprezzo per i pazienti e l’abuso della contenzione, diventano la regola. A quanti, tra il personale medico e infermieristico, hanno affermato, tra le altre falsità, che Franco era aggressivo risponde il GIP nella sua ordinanza: “dalle visioni delle immagini il Mastrogiovanni Francesco non appare in alcun modo aggressivo, né al momento del ricovero rifiuta il cibo, tanto che viene ripreso mentre sta mangiando” e aggiunge che si è sottoposto volontariamente ad una iniezione di sedativo, “alle 12.55 è così tranquillo che si prepara da solo il letto e mangia il cibo fornito dall’ospedale”. Mentre in tutto il Paese continua la mobilitazione per ottenere verità e giustizia per tutti i morti di Stato (Cucchi, Bianzino, Aldovrandi, Lonzi ecc.) gli amici e i compagni di Francesco Mastrogiovanni, con rinnovata energia, continuano la battaglia insieme ai familiari perché è difficile da accettare che in una struttura pubblica, nel 2010, ci si possa accanire contro dei soggetti deboli, bisognosi di aiuto, con un disprezzo e un cinismo che pongono molti interrogativi. A Franco Mastrogiovanni, che durante la “cattura” aveva rivolto alla sua amica Licia, proprietaria del villaggio dove trascorreva le ferie queste parole: “Se mi portano all’ospedale di Vallo della Lucania, non ne esco vivo”, un pensiero di Alda Merini: “La verità è sempre quella, la cattiveria degli uomini che ti abbassa e ti costruisce un santuario di odio dietro la porta socchiusa”.
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