Arrestato agente della penitenziaria

Un agente della polizia penitenziaria è stato arrestato in flagranza di reato mentre stava entrando in servizio, al carcere di Genova Marassi, con alcune dosi di cocaina destinate ai detenuti. Si tratta di un agente poco più che ventenne originario di Roma. L’arresto è stato effettuato dagli stessi colleghi. Nel corso poi di una perquisizione delle celle è stato inoltre rinvenuto un cellulare in uso ad un detenuto che lo avrebbe avuto dall’agente. Sul caso indaga il pm della procura genovese Federico Panichi.

«L’arresto di un agente scelto della polizia penitenziaria, di origini laziali, in servizio a Genova Marassi effettuato nella tarda serata di ieri ci addolora profondamente anche alla luce dei gravi reati cui è imputato. Pur tuttavia vogliamo esprimere l’auspicio che in sede di giudizio possa dimostrare la sua completa estraneità ai fatti contestatigli». Così Eugenio Sarno, segretario della Uil Penitenziaria commenta l’operazione di polizia che ha portato all’arresto di un agente penitenziario in servizio presso la Casa Circondariale di Marassi , dove sempre nella serata di ieri in una perquisizione straordinaria all’interno delle celle è stato rinvenuto un telefono cellulare.

«Personale di polizia penitenziaria - conferma Sarno - ha rinvenuto, durante una operazione di servizio, un telefono cellulare occultato all’interno di una cella della seconda sezione di Marassi . Non è chiaro se tra l’arresto del collega e il ritrovamento del telefonino ci sia un nesso diretto. Le circostanze e le voci paiono confermare che tra i due eventi ci sia una correlazione. In ogni modo anche questi due episodi confermano la profonda crisi che investe Genova Marassi. Una crisi che affonda la sue radici nella gestione amministrativa del carcere di Marassi e, più in generale, nella gestione dell’intero sistema penitenziario ligure. Eugenio Sarno polemizza con toni molto duri con la Direzione di Marassi e con il Provveditore Regionale che, da alcuni giorni, hanno avviato un procedimento disciplinare nei confronti di un dirigente sindacale della Uil, accusato di aver abusato della sua posizione di sindacalista per diffondere notizie di eventi registratisi all’interno del penitenziario genovese. «La Uil Penitenziari non rinuncerà, mai, all’impegno di informare tempestivamente di quanto accade nelle carceri, per noi è un dovere morale e civico. Mentre i predetti funzionari hanno ritenuto di aver rilevato in tale attività una violazione disciplinare, noi possiamo solo prendere atto che il Capo del Dap, recentemente, ha manifestamente ed incondizionatamente aperto le porte delle carceri all’informazione. Quindi di quali violazioni si parla? Forse è il caso di parlare di intimidazione e soppressione della libertà di pensiero e comunicazione. Purtroppo quando ci si vuole chiudere ed isolare nei fortini del potere il rischio è di perdere di vista l’attualità, oltre che al buon senso .

Se il caso non rientra in tempi brevi, non mancheremo di investire direttamente lo stesso Capo del Dap perché possa, competentemente, pronunciarsi».

Il Secolo XIX 1/02/2010

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