Flop del reato di clandestinità
Dati clamorosi sui processi voluti dalla nuova normativa: 70 pratiche istruite, 52 sentenze ancora sospese
Il grande flop del reato di clandestinità in sei mesi condannati 12 irregolari
Esemplare il primo caso: a giudizio tre volte, lo straniero sotto accusa è ancora in Italia
Nella prassi della procura genovese il titolo di reato viene assorbito da altri più gravi
Che fosse solo uno spauracchio, uno spot pubblicitario, un babau, lo avevamo sospettato ancora prima dell´entrata in vigore, il 2 agosto passato. Sbandierato come una risposta concreta ed efficace alle presunte emergenze dei cittadini, il pacchetto-sicurezza contemplava – tra le diverse ingiustizie – il cosiddetto reato di clandestinità: lo straniero privo del permesso di soggiorno doveva e deve essere espulso, dice la norma, ma prima ancora occorre sottoporlo ad una sorta di processo per direttissima davanti al giudice di pace, che può condannarlo a pagare un´ammenda tra i cinque e i diecimila euro. In una città come Genova, dove il numero degli stranieri irregolari è stimato in circa trantamila, dal 2 agosto ad oggi sono state processate e condannate perché «clandestine» solo 12 persone. Dodici. Presso l´ufficio del giudice di pace sono state istruite 70 pratiche: 6 sono sospese, perché gli avvocati degli extracomunitari si sono appellati all´incostituzionalità della legge; 52 sentenze sono ancora pendenti, e galleggiano – come tutta la nuova disciplina – tra rinvii, incertezze, scetticismo.
Proprio in considerazione delle tante perplessità, nella procura del capoluogo ligure si è preferito non iscrivere i reati di clandestinità e farli «assorbire» da quelli più gravi commessi dagli stranieri sotto accusa. In altre parole, se un tibetano privo del permesso di soggiorno ruba un mandarino al Mercato Orientale, viene processato per furto. La clandestinità potrà essere valutata come un´aggravante.
Esemplare, per raccontare l´insostenibile leggerezza del spot governativo, la prima condanna. Era stata pronunciata il 20 agosto nei confronti di un venditore ambulante senegalese, Babacar, fuggito con le sue false griffe all´arrivo della polizia. Accusato di resistenza a pubblico ufficiale, vendita di merce col marchio contraffatto e clandestinità, ha subìto tre processi. Ognuno con giuria, pm, avvocato, interprete. Era stato condannato in contumacia al pagamento di 5.000 euro. Poi, sapendo che quei soldi lo Stato non li vedrà mai, il giudice aveva commutato l´ammenda in 5 anni di espulsione dal territorio italiano. Il suo legale, Massimo Auditore, ha presentato appello. E per ora Babacar resta in Italia. Fino al prossimo spot.
(m. cal.)

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