“I penitenziari dovrebbero essere riservati solo a chi ha commesso i reati più gravi”

I progetti, rimasti finora nel cassetto, di due commissioni insediate prima da Berlusconi e poi da Prodi
A casa nel weekend e lavori utili “Ecco i vantaggi delle pene alternative”

MILANO – E se invece che passare necessariamente del carcere chi viene condannato potesse scontare la pena in un´altra maniera? Alcune delle misure varate dal consiglio dei ministri vanno in questa direzione, ma nei cassetti del Ministero della giustizia giacciono almeno due progetti di riforma del codice penale che dedicano ampio spazio alla questione e che, proprio partendo da quella che ormai è sempre un´emergenza, rivoluzionano la filosofia, individuando la galera come extrema ratio e proponendo altre forme di espiazione di una condanna, che esclude quello che oggi è un passaggio obbligato. Già nel 2005 la commissione presieduta dal dottor Carlo Nordio, insediata dal governo Berlusconi, e poi nel 2008 quella presieduta dall´avvocato Giuliano Pisapia, insediata dal governo Prodi, hanno ipotizzato, per i reati di non grave allarme sociale, lavori socialmente utili, di risarcimento e servizio alla comunità; permanenza domiciliare nel fine settimana; divieto di frequentare determinati luoghi; la messa in prova (oggi prevista per i minorenni) anche per gli adulti; il finanziamento di strutture di cura, disintossicazione e reinserimento per i tossicodipendenti che commettano reati.
Il punto di partenza, che Nordio e Pisapia illustrano in “In attesa di giustizia, dialogo sulle riforme possibili” (Guerini editore, di prossima uscita) sono i dati: oltre 4.000 detenuti devono scontare pene inferiori ai due anni; ogni giorno passano dal carcere 170mila persone per restarci non più di tre giorni; ogni detenuto costa allo Stato 170 euro al giorno che significa, per i 66mila attuali, 4 miliardi l´anno; per non parlare dei tossicodipendenti, destinati a uscire e rientrare finché nessuno si prenderà cura di loro. Ma è anche di merito. Dice Nordio: «Secondo la Costituzione la pena deve avere anche una funzione rieducativa ed è dubbio che un carcere, per quanto moderno e civile, possa redimere. La strada maestra è sostituirlo con sanzioni che siano contemporaneamente afflittive, riparatorie e anche riabilitative». Aggiunge Pisapia: «Il carcere è scuola di crimine e criminalità, ha una logica spietata, soprattutto per chi vi si affaccia per la prima volta. Anziché rieducare crea sfiducia, se non odio, nei confronti della giustizia. Non sarebbe più utile a tutti che chi ha imbrattato i muri fosse condannato a pulirli e chi ha provocato un incidente guidando in stato di ebbrezza dovesse passare le sue notti su un´ambulanza?».
Invece che investire nella costruzione di nuove carceri, concordano il magistrato e l´avvocato, sarebbe più utile investire in misure alternative alla detenzione. «Il carcere – aggiunge Nordio – è uno strumento cruento e molto costoso sia per chi lo patisce che per chi lo infligge e dev´essere riservato a chi commette reati di particolare allarme sociale». «Il fatto è che oggi – conclude Pisapia – in carcere ci vanno i presunti innocenti. In un´ottica più moderna è giusto che la pena venga espiata in forme diverse».

Cinzia Sasso
La Repubblica 14/01/2009

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