Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia- Situazione carceri: le proposte, le soluzioni possibili
Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia- situazione carceri: le proposte, le
soluzioni possibili
Ancora suicidi in carcere. Una tragedia continua.
L’aumento dei suicidi ed atti autolesivi non può essere scorporato dai dati del sovraffollamento.
Costituisce ormai dato di esperienza che il sovraffollamento crea grossi problemi di gestione degli
istituti di pena, rendendo pressoché invivibile il carcere non solo per i detenuti, ma anche per gli
stessi operatori penitenziari. E’ altrettanto noto, dal punto di vista rieducativo, che detto fenomeno
ostacola di fatto il trattamento, ponendosi pertanto in rotta di collisione con il precetto
costituzionale sancito dall’art. 27, 3° comma della Costituzione. La recente decisione della Corte
di Strasburgo sul caso Sujlemanovic ci dice che spazi eccessivamente ridotti nella detenzione
integrano la configurabilità di trattamenti inumani e degradanti.
Estremamente preoccupati sono i volontari e le associazioni che quotidianamente incontrano i
detenuti e che vivono lo sfascio di dignità e di legalità che ogni giorno avviene nelle prigioni. A
causa del sovraffollamento, anzitutto, ma anche a causa del restringimento delle misure alternative
alla detenzione, della carenza di educatori e di assistenti sociali (educatori: organico 1374,
presenti 765; assistenti sociali: organico 1638, presenti 1120), della insufficienza di risorse che
sostengano il reinserimento sociale e lavorativo, della carente attuazione del nuovo regolamento
penitenziario, del perdurare dei bambini in carcere, dello scarso sostegno alle legge Smuraglia,
delle difficoltà del passaggio della sanità al SSN.
Il Volontariato rileva che:
- Ormai sistematicamente la custodia cautelare avviene in carcere, che andrebbe invece applicata
solo a quei reati per i quali non solo è prevista ma che è presumibile da eseguirsi nel caso concreto
una sanzione carceraria, in conformità al principio costituzionale secondo cui nessuno può essere
considerato colpevole prima della condanna definitiva. La percentuale dei condannati in via
definitiva è del 48,5% (31363). Del restante 51,5%, 1878 (3%) sono internati e il restante 48,5%
(31354) è in attesa di giudizio. Negli altri paesi dell’Unione Europea la custodia cautelare è
compresa tra il 22 % ed il 26%
- Sono almeno diecimila i tossicodipendenti che potrebbero usufruire di misura alternativa sulla
base di un programma da svolgere in comunità o presso il servizio pubblico, con un
notevolissimo abbattimento dei costi per l’amministrazione penitenziaria, a cui costano invece 3
volte tanto. Con lo stesso ammontare si potrebbero inserire in comunità migliaia di detenuti
tossicodipendenti attualmente in carcere, con notevole beneficio per il sovraffollamento, ma
soprattutto, con enorme vantaggio terapeutico. Andrebbe predisposto immediatamente un progetto
concreto di alternative alla detenzione per i tossicodipendenti in carcere
- Le misure alternative alla detenzione sono applicate meno di quanto sarebbe possibile e
auspicabile. La concessione di esse ha registrato una drastica diminuzione, toccando il minimo
storico dal 1996. Al 30 giugno di questo anno si contano 9901 fruitori di misure alternative;
assistiamo quindi ad una drastica riduzione del ricorso a questo tipo di misure. Il rapporto misure
alternative/carcerazione è sceso, in meno di 4 anni, dal 40% al 15%.
- Altrettanto necessaria, sul tema delle misure alternative, è la proposta di legge denominata
“Patto per la sicurezza ed il reinserimento sociale”, elaborata dal gruppo di “Ristretti Orizzonti”
- Si potrebbe gradualmente introdurre nel diritto penale degli adulti l’istituto della sospensione
del processo con messa alla prova, già applicate con successo nella giustizia minorile. La
sospensione con messa alla prova, che potrebbe affiancarsi, in una prima fase sperimentale, alla
tradizionale sospensione condizionale della pena, può fornire una efficace risposta anche ai temi
della giustizia riparativa, in linea con gli standards europei che richiedono una maggiore
attenzione al ruolo delle vittime dei reati. Proposte queste in linea con le indicazioni tracciate
nella bozza di riforma del Codice Penale, elaborata nella scorsa legislatura, dalla Commissione
bipartisan appositamente costituita.
- La proposta dell’ultimo anno di detenzione domiciliare ai “detenuti per reati di non particolare
gravità” ci pare necessaria ed improcrastinabile. Proposta che oltre a deflazionare il carcere
(secondo le stime del Dap circa il 32% dei definitivi sconta pene residue non superiori a un anno)
ci pone in linea con le indicazioni europee. Si potrebbe estendere la proposta anche per le
situazioni riferite al 99, 4° comma, cioè ai recidivi. Si potrebbero comprendere anche i reati
previsti nell’art. 4 bis o.p., esclusi quelli del 1° comma. Nei reati più gravi potrebbe essere
disposta una detenzione domiciliare molto restrittiva. Per i soggetti privi di riferimenti esterni si
potrebbero trovare soluzioni presso comunità di accoglienza destinando somme della Cassa
Ammende, che ci risulta non ancora intaccata. Così come la destinazione di situazioni immobiliari
inutilizzate, già realizzate in altri paesi, per ospitare persone riferibili a fasce di “bassa sicurezza”,
che necessitano di un basso indice di sorveglianza.
Il carcere va deflazionato subito con proposte alternative. È già troppo tardi. Vorremmo che si
creasse un vero confronto, ed un piano operativo con tutti i protagonisti: Ministero, DAP, politica,
polizia penitenziaria, magistratura, volontariato e terzo settore, enti locali, sulla praticabilità delle
soluzioni.
L’11 e il 12 gennaio il Parlamento dedicherà una sessione alla questione carceraria. Dalla
discussione e dalle soluzioni si comprenderà la strategia del governo e della politica sul problema
delle carceri. Nell’ultima finanziaria l’esecutivo ha stanziato 500 milioni di euro per l’edilizia
penitenziaria. Questa cifra potrebbe essere impiegata per le soluzioni sopra prospettate, con
evidenti e più rapidi benefici per il sovraffollamento. Auspichiamo che sia un’occasione per tutto
il mondo politico per riflettere e per decidere in termini di umanizzazione del carcere.
10 gen. 10
Elisabetta Laganà, presidente

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