Graviano, il padrino che lancia segnali dal 41 bis
Il boss Giuseppe Graviano, che ha ottenuto la revoca dell’isolamento diurno ma non la revoca del 41 bis, è sempre riuscito ad eludere le ristrettezze del carcere duro: ha curato affari, trasferito capitali all’estero, ed è persino diventato padre. Molti dei suoi complici sono ancora senza nome
di Salvo Palazzolo
Dal gennaio 1994 è in carcere, sepolto dagli ergastoli per le stragi Falcone e Borsellino, per gli eccidi di Roma, Milano e Firenze. Eppure, Giuseppe Gravino, è sempre riuscito a fare arrivare la sua voce fuori dai gironi del 41 bis: appena un anno dopo l’arresto, le lettere con cui impartiva gli ordini furono ritrovate dalla Dia a casa del nuovo reggente del mandamento di Brancaccio, Antonino Mangano. Graviano si firmava “Madre Natura”.
Molti anni dopo, il capomafia si serviva di un legale e di un commercialista per gestire gli affari finanziari del clan, fra Palermo, Roma e Nizza. Intanto, Giuseppe e il fratello Filippo sono diventati padri. E’ rimasto un mistero come abbia fatto la cicogna a superare le sbarre e i vetri blindati del 41 bis. Eppure, Giuseppe Graviano ha continuato a protestare per i rigori del carcere duro. Il 12 dicembre scorso, al processo d’appello che vede imputato Marcello Dell’Utri, il padrino aveva preferito non dire nulla sulle dichiarazioni dell’ultimo pentito di mafia, Gaspare Spatuzza, che lo chiamava in causa («A fine 1993, al bar Doney di Roma, fu Giuseppe Graviano a dirmi, con tono euforico, che ci avevano messo il paese nelle mani.
Il riferimento era a quello di Canale 5 e al nostro compaesano Dell’� Utri»). Però, pur avvalendosi della facoltà di non rispondere, Giuseppe Graviano non aveva rinunciato a mandare uno dei suoi messaggi: «Il mio stato di salute non mi consente di rispondere all’� interrogatorio – rispose ai giudici della corte d’appello – quando potrò, informerò la corte». Pochi attimi prima, aveva inviato tre pagine ai magistrati, per spiegare che il suo stato di salute è fortemente compromesso dalle ristrettezze del carcere duro.
Fu il proclama, l’ennesimo, di un boss di Cosa nostra contro il 41 bis. In cella, Giuseppe e Filippo Graviano continuano a conservare i segreti sulle inconfessabili relazioni di Cosa nostra. Gaspare Spatuzza, l’ultimo in ordine di tempo a parlarne con i magistrati, era fino al giugno 2008 fa un fedelissimo dei capimafia di Brancaccio. Poi, l’ex esecutore di decine di omicidi ha avuto una crisi mistica e ha deciso di confessare. Anche Filippo Graviano, pure lui citato al processo Dell’Utri, dice di aver cambiato vita «in favore della legalità», ma si guarda bene dal confermare le accuse di Spatuzza.
(01 gennaio 2010)

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