Teatro in carcere – Il dramma proibito
Il Secoloxix, 2 dicembre 2009
Il dramma proibito
Teatro in carcere, un progetto di riabilitazione ma in Svezia il caso del drammaturgo Norén e del suo “7:3″ con attori detenuti accende il dibattito
GIULIANAMANGANELLI
“7:3″ È IL PARAGRAFO del codice penitenziario svedese relativo ai detenuti responsabili di crimini violenti e ritenuti pericolosi, potenziali recidivi con condanne superiori ai quattro anni che possono beneficiare solo di permessi sotto sorveglianza di 4 ore ogni sei mesi. È anche il titolo di una pièce di Lars Norén, il più grande drammaturgo svedese vivente, che nonsaràmaipubblicatanérappresentataperchéèalcentrodiunastoriache inSvezia ha coinvolto le istituzionipenitenziarie e ha suscitato un dibattito infuocato. Erede di Strindberg, BergmaneO’Neill, affondailbisturi conferoce lucidità nei legami familiari anche incestuosi, nei rapporti di coppia, nell’attrazione sessuale,nell’incomunicabilità facendo emergere ilmostruoso e il malato che si nasconde sotto la patina di normalità. Norén, nato a Stoccolma nel 1944, anche poeta e regista, ha diretto tra il 1999e il2007 ilRiksteatern,una compagnia che aveva come obiettivo esaminare gli spazi nascosti dentro e intorno agli esseri umani, esplorare il mondofuoridal teatroeoltre la scena, coinvolgendo attori che erano detenuti, oppure portando spettacoli in carcere o trattando temi sul lavoro teatrale svolto in prigione, luogo chiuso e “nascosto” per eccellenza. Il drammaturgo, oggi direttore artistico del Folkteatern di Göteborg, vienetradottoerappresentatointutto ilmondo e suscita sempre entusiasmi e polemiche, adesioni e prese di distanza. “Kyla” (Freddo), una storia di cieca violenza razzista di tre naziskin contro un coetaneo svedese ma coreano di nascita, nel 2003 ha turbato e commossoVolterrateatrodoveNorén era ospite d’onore di Carte Blanche, il progettodiArmandoPunzochedirige la Compagnia di attoridetenuti della Fortezza vista recitare anche a Genova. Al controverso autore, il Piccolo di Milano dedicherà a febbraio due novità assoluteper l’Italia.Dal 5 al 28 feb al teatro Strehler ilmonologo “20 novembre”, per la regia e l’interpretazionediFaustoRussoAlesi, ispiratoai tragici episodi accaduti in un liceo tedesco, a partire dal diario online di un adolescente assassino che nel 2006 a Emsdetten ferì trenta persone tra compagni e professori prima di suicidarsi. Dall’8febbraioal2marzo, alTeatro Studio, “Dettagli” per la regia di Carmelo Rifici, uno spettacolo che a Ronconi sarebbe piaciuto dirigere, un quartetto di colti professionisti e artistidisuccessodiabolicineltorturarsia vicenda. Nella primavera 1998 Norén riceve una telefonata dalla direzione del carcere di massima sicurezza di Tidaholm. L’attriceBirgittaPalmeaveva iniziato a lavorare con un gruppo teatrale di quattro detenuti conosciuti nelmondo carcerario come “7:3″, “Sju tre” in svedese, nell’ambito di un progetto statale di riabilitazione, ma è a unpuntomortoperlaricercadeltesto. I giovani carcerati, tra cui due violenti naziskin diWhite Power, vogliono un testo per quattro uomini e uno di loro, che aveva trovato i drammi di Norén alla televisione molto toccanti e forti, gli scrive una lettera per invitarlo a discutere sulla scelta di un suo testo. Norén, ossessionato dal fenomeno crescente, per lui inspiegabile, del neonazismo inunpaese civile, democratico emulticulturale come la Svezia, nel1998sicontanooltre2.000crimini razzistiaddiritturadispiaciutodinon essereebreo,accetta.Perluièun’occasione imperdibile anche per attingere materiale di prima mano sulla condizione carceraria e i sistemi correttivi. Anche per l’istituzione penitenziaria sembra vantaggioso, date le scarse disponibilità economiche, avvalersi del massimo drammaturgo nazionale per di più finanziato dallo Stato. Il primo incontro avviene il 26 marzo. Dopo qualche discussione Norén propone di accantonare copioni già realizzati e offre di scriverne uno nuovo, basato sulle esperienze personali dei detenuti. Inizia il lavoro, una serie di lunghe interviste ai quattroragazzi. Inautunnofanno30giorni filati di prove a Tidaholmcon i carcerati e un attore professionista che interpreta John, l’alter ego di Norén. A dicembre idetenuti vengonotrasferiti nella prigione di Österåker dove proseguono le prove che dametà gennaio 1999continuanonellasedediRiksteatern. Laprimava inscena il6febbraio, seguita da tre repliche. Inizia un tour di 23 rappresentazioni, senza sorveglianza per i detenuti, cui assistono circa 1.600 spettatori. Il 27 maggio a Stoccolma si tiene l’ultima replica. Quella sera il detenuto Tony Olsson non rientra dopo un permesso. Di lì a breve parteciperà a una rapina in banca a mano armata a Malexander durante la quale uno dei suoi complici esterni ucciderà a sangue freddo due poliziotti.Nel 2000Olsson viene condannato all’ergastolo. Un altro detenuto del cast viene incarcerato perché trovato in possesso della refurtiva. Scoppia la bufera su Norén e sulla dirigenza del carcere dimassima sicurezza ritenuti responsabili di quelle duemorti,ma perplessità emalumori avevano accompagnato già le prime rappresentazioni. I critici avevano obiettato che il dramma rafforzava l’identità nazista dei due detenuti dal momento che lo spettacolo consentiva loro di esprimere liberamente le proprie opinioni di fronte a un pubblico, trovarono opinabile che parti del dramma contenessero riferimenti espliciti sullavitadeidetenuti siafuori che dentro la prigione e che fossero loro stessi gli interpreti.Alle accuse di ingenuità, contro Norén si sono aggiunte poi quelle di insensibilità per aver “mollato” il suo cast subito dopo la sera della prima per buttarsi a capofitto in un nuovo progetto. Adistanza di 10 anni da quel tragico epilogo, la giornalista svedese Elisabeth Åsbrink tenta ora con un libro di fare chiarezza, pur lasciando molti punti interrogativi, su quello che è stato unmalinteso di fondo. Per l’amministrazione carceraria “7:3″ era un progetto di riabilitazione, per Norén un progetto artistico. Comunque in seguito ai fatti, umanamente molto addolorato, diede le dimissioni dal progettoteatroincarcere.”7:3″inSvezia è diventato quindi “irrappresentabile”. Norén ha appena pubblicato un ponderoso diario di lavoro e di vita di 1700pagineincui spiegalasuapoetica e le ragioni delle sue scelte, sia come drammaturgo che come regista. E il 5 dicembre a Upssala andrà in scena “7:3 Revisited”, un dramma di Dennis Magnusson sul lavoro svolto daNorénconicarcerati.«Nonèundocumentario » spiega il regista «piuttosto una interpretazione fantastica di quei mesi passati a costruire “7:3,” il dramma proibito». ©RIPRODUZIONERISERVATA

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