Suicidi in Carcere
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Secondo il garante dei detenuti del comune di Firenze, il suicidio si poteva evitare. “Se fosse stato un italiano probabilmente non sarebbe neppure entrato in carcere”
FIRENZE – “Siamo di fronte ad un altro caso di ‘giustizia etnica’ che penalizza gli stranieri e privilegia gli italiani”. Franco Corleone, garante dei detenuti del comune di Firenze, lancia l’appello per una giustizia più equa all’indomani del suicidio del 17enne marocchino nell’istituto minorile fiorentino Meucci. “Se fosse stato italiano – spiega Corleone – probabilmente, grazie all’intervento di un avvocato, non avrebbe passato neppure un giorno in carcere”. Il giovane, in galera da circa tre mesi per furto, si è impiccato ieri sera, proprio alla vigilia del suo 18esimo compleanno. Il processo era stato fissato per il 23 novembre prossimo.
“Il giovane marocchino era solo, non aveva casa né genitori e non aveva bisogno del carcere, ma di un altro tipo di assistenza – aggiunge Corleone – L’istituto minorile fiorentino è sovraffollato: usualmente ci sono circa 28 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 16/18″. Anche Ristretti Orizzonti, l’associazione di informazione sul carcere, entra nel merito della questione sostenendo che “questo ragazzo è il 65esimo detenuto che si uccide dall’inizio dell’anno”. Per ritrovare il suicidio di un minorenne – spiega una nota di Ristretti Orizzonti – bisogna andare indietro di 6 anni: era il 4 gennaio 2003 e successe nell’istituto penale minorile di Casal del Marmo (Rm). Il 25 luglio di quest’anno, invece, un ragazzo di 19 anni si è tolto la vita nell’Ipm di Bari ed aveva la stessa età anche il detenuto cileno che si è impiccato il 10 settembre scorso nel carcere di Castrovillari (Cs).

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