La seconda vita di Morettini “Ma il Pd non ha gioito con me”

L´assessore scagionato da ogni accusa per le tangenti sulle mense torna in politica. Con Franceschini

“Faccio il militante e non chiedo nulla. Si diventa dirigenti se la comunità si riconosce in te”
“Ero quasi morto, senza la mia compagna non ce l´avrei fatta. Mi ha aiutato scrivere”
La Repubblica, 13/10/09, di RAFFAELE NIRI
«Quando è arrivata la richiesta di archiviazione perché “il fatto non sussiste” in molti mi hanno proposto di festeggiare pubblicamente. Non l´ho fatto: ero sollevato ma non felice. E poi l´immagine di Cuffaro che sbafava cannoli siciliani mi provoca il voltastomaco».
Massimiliano Morettini è fatto così. Anche adesso che è completamente fuori dal pasticciaccio degli appalti delle mense, anche adesso che è tornato a fare il dirigente politico (sua la regìa della giornata genovese di Franceschini) non cerca risarcimenti («il reintegro in politica non esiste»). Ma si toglie parecchi sassolini: sul vertice del partito («mi aspettavo che gioisse con me»), sulla Vincenzi («a suo tempo ha usato espressioni pesanti nei miei confronti»), sui Grandi Vecchi del Pd («sarebbe bello farlo veramente, un bilancio»).
Partiamo dall´anno orribile…
«Ero quasi morto. Al di là della retorica, senza la mia compagna non ce l´avrei fatta. E anche scrivere mi ha aiutato».
Un memoriale?
«No. Una specie di romanzo per raccontare a me stesso la parabola da No Global a tangentaro. Ora sto bene: so di dire una cosa incomprensibile ai più ma il congresso Pd mi ha dato un´energia molto positiva. Osservare in solitudine le oscenità berlusconiane produce solo impotenza e frustrazione. Invece nelle assemblee più dure quei sentimenti negativi virano verso la speranza. Quando si è soli si esalta il proprio egocentrismo ma vince Berlusconi».
Perché Franceschini?
«So che la semplicità non ha casa nella sinistra. Semplicemente, ha fatto molto bene il segretario. E poi lo trovo più rigoroso e coraggioso».
Il Pd l´ha reintegrata?
«Faccio il militante e non chiedo niente. Il tema del reintegro in politica non esiste. La politica non è un posto di lavoro, ma un atto di servizio e di generosità. Si diventa gruppo dirigente in una comunità, quando la comunità o parte di essa si riconosce in te. Non perché qualcuno dall´alto ti concede la medaglia. Dall´affetto che registro, so di essere parte del gruppo dirigente del Pd, a prescindere da quello che decideremo sia utile che faccia o non faccia. Troppe persone stanno nel partito col retropensiero “il Pd non mi valorizza”. È ora che tutti ci chiediamo che cosa ognuno fa per rendere il partito più credibile e innovativo».
Un discorso un po´ kennediano.
«Ci credo davvero. Ho dato le dimissioni senza sapere nemmeno di cosa fossi accusato. E l´ho fatto perché era giusto farlo. Ci vuole rispetto nei confronti dei cittadini. Lo stesso rispetto che non ho avuto da alcuni servizi in tv e da alcuni articoli in quei momenti. Sul Pd una cosa però devo dirla: ho ricevuto affetto e stima dai militanti. Ma un comunicato: “Siamo contenti che sia stata richiesta l´archiviazione per Morettini”, me lo aspettavo. Non c´è stato».
Quando esplose, si parlò di «scandalo generazionale».
«Ricordo una inopportuna intervista a Stefano Zara, ancor prima che uscissero le carte dell´inchiesta, nella quale discettava di classi dirigenti che non si improvvisano, di “ragazzini che pretendono tutto e subito”. Le sciocche generalizzazioni non mi piacciono, tanto più perché vengono fatte sempre e solo sui giovani. Facciamolo davvero il bilancio della sua generazione. Propongo due temi: il debito pubblico e i contratti precari. Un bel lascito».
E la Vincenzi?
«Devo essenzialmente al Sindaco se ho fatto un´esperienza importante come quella di assessore. E sono orgoglioso di quello che sono riuscito a fare in un anno. Su di me, a suo tempo, ha usato qualche parola di troppo. Anche se capisco che in quelle ore la violenza politica non ammettesse sofisticati equilibrismi».

I commenti sono chiusi.