G8 – Processo d’appello: 15 assolti e/o prescritti, condanne aumentate per gli altri 10

Una proposta di dibattito a partire dalla sentenza che ha assolto/prescritto 15 dei 25 manifestanti, aumentando invece le pene agli altri 10. Alfredo Simone

Appare a mio avviso sempre più evidente che il modo con cui i diversi livelli dell’autorità giudiziaria hanno trattato le vicende del G8 2001 sfugge ad una lettura univoca e che in pochi altri casi la “ragione di stato”  abbia pesantemente condizionato l’operato dei giudici.

Partiamo dall’ultima sentenza, quella con cui per 15 dei 25 manifestanti imputati la corte d’assise d’appello ha dichiarato 15 tra prescrizioni e assoluzioni, confermando quindi quanto stabilito in primo grado, ovvero l’illegittimita’ della carica dei Carabinieri sul corteo di via Tolemaide e quindi la liceita’ della risposta dei manifestanti. Fin qui tutto bene: è indubbiamente importante che anche in secondo grado sia stata ribadita la pesante responsabilità dell’Arma dei carabinieri in quelle giornate.Come mai nessuna iniziativa giudiziaria è stata intrapresa nei confronti dell’Arma per quei fatti? In realtà, la cosa non stupisce troppo visto che per l’uccisione di Carlo Giuliani non si è neppure arrivati ad un processo.

Per i rimanenti 10 imputati, invece, i magistrati hanno ritenuto di intervenire ritoccando verso l’alto le condanne. Non sta scritto da nessuna parte che in appello le pene non possano essere aumentate, ma sinceramente non credo che questo accada sovente. Le motivazioni, forse, riusciranno a fugare la sensazione che sia avvenuto qualcosa  che ha molte analogie con “l’accanimento terapeutico”.  Tanto più che credo non sia sfuggita a nessuno, e qui veniamo al tema di fondo, la diversità di trattamento riservata agli esponenti delle forze dell’ordine, o meglio, a quelli che si è potuto/dovuto processare.

L’irruzione della Diaz – con motivazioni pretestuose, tra cui il “ritrovamento” di bottiglie molotov da parte degli stessi che ce le avevano portate – ha fatto registrare il massacro di inermi cittadini e la distruzione di apparecchiature radio e computer. Non si tratta di devastazione e saccheggio?

Quanto accaduto a Bolzaneto a detta degli stessi magistrati non è è stato tradotto in imputazione di tortura perchè il reato di tortura nel nostro codice penale non c’è. E non si è voluto inserirlo neppure dopo il 2001, non per un utilizzo retroattivo ma per impedire il ripetersi di cose simili. Che dire in proposito?

L’assoluzione di De Gennaro, allora capo della polizia, è un altro elemento inquietante. Nonostante le intercettazioni telefoniche parlino di “richieste del capo” i giudici hanno ritenuto che il vicequestore Colucci abbia fatto tutto da solo e quindi hanno assolto De Gennaro e l’altro imputato. Mancano al momento le motivazioni e quindi non si può andare molto oltre nelle valutazioni.

Assoluzione anche per i quattro poliziotti che avevano arrestato con accuse risultate false, e da cui soni stati assolti, due ragazzi spagnoli in piazza Manin. Anzi nella sentenza si afferma che “molti dei partecipanti alle manifestazioni autorizzate per quel giorno in questa piazza Manin di fatto ostacolavano le operazioni di PG, schierandosi a più riprese davanti alle Forze dell’ordine con le mani alzate dipinte di bianco (atteggiamento questo invero stigmatizzato anche nella relazione di servizio a firma del V. Questore Cinti Luca; prod. ud. 17.6.2009).

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