La chiusura dei locali non soffoca i rumori viaggio nel primo venerdì dei divieti

Il SecoiloXIX, 5/10/09
Il “coprifuoco” alle due di notte, dettato da Tursi, rispettato da bar e circoli dei vicoli. Ma il popolo della movida non rincasa
È NOTTE nel centro storico. Ma non è una notte qualunque. È un venerdì di movida, il primo sotto l’influsso dell’ordinanza che impone i nuovi orari di chiusura per tutti i locali. Scatteranno i controlli? Nessuno lo sa. L’incertezza è dovuta al dietro front del Comune. Martedì scorso, Tursi aveva diramato una circolare che cancellava tutte le deroghe. Venerdì pomeriggio ha reso noto che i controlli partiranno dalla prossima settimana. Probabilmente il tam tam è giunto anche nel centro storico ma i gestori dei locali si sono consultati tra loro e hanno deciso di non correre rischi. Tutti hanno chiuso alle due in punto, anche perchè correva voce che ci fosse una pattuglia di vigili urbani in giro.
Primo venerdì di chiusura anticipata, dunque. Il black out alla movida scatta alle due in punto. Andrea Attioli, il gestore del bar caffetteria Cabona, in via San Bernardo, sta abbassando la saracinesca del suo locale. Il suo sguardo tradisce amarezza. Con una mano indica la folla di giovani ancora ferma davanti al suo locale: «Li vede tutti questi ragazzi? Noi abbiamo chiuso ma loro non hanno nessuna intenzione di tornare a casa. Il risultato è che rimarranno a zonzo per i vicoli. E questa volta, se succede qualcosa, Tursi non potrà prendersela con noi». Ed è, questa, opinione diffusa fra i suoi colleghi.
Ma gli esercenti non sono gli unici interessati al dibattito sulle conseguenze della nuova ordinanza comunale. Anche i clienti dei bar e dei circoli sparsi nei caruggi hanno da dire la loro. In piazza della Lepre, sui tavoli all’esterno del locale, “storica” meta delle notte nei vicoli, non si parla d’altro: «L’amministrazione – dice Francesco, 33 anni mentre sorseggia un cocktail – è di fronte a una scelta: il degrado o il fracasso. Non ci sono vie di mezzo: chiudere i locali significherà lasciare i vicoli in mano alle prostitute, agli spacciatori e ai delinquenti. Si vuole veramente questo?». Il motivo per il quale il Comune ha deciso di cancellare le deroghe all’orario di chiusura concesse a poco più di una quindicina di locali nel centro storico è noto: i residenti sono esasperati dal rumore che li tiene svegli sino al mattino. Ed è, senza dubbio, un problema. Ma ci sono delle alternative alla chiusura dei locali? Per molti del popolo della movida, sì. «È giusto garantire a tutti il riposo. Ma si potrebbero lasciare aperti solo i locali dotati di un sistema di insonorizzazione efficace», dice Vittorio, architetto di 32 anni. La discussione si accende. «Perché non distribuiamo la movida? – si chiede Veronica, anche lei trentaduenne e architetto – Se si organizzassero più eventi in vari quartieri della città si eviterebbe l’affollamento dei vicoli».
Sul serio basterebbe aumentare gli eventi in città per risolvere il problema? Il fatto è che il centro storico, in questi ultimi anni, in tema di svago serale sembra aver conquistato le proprietà di un magnete: con le ore che passano, i suoi vicoli attirano sempre più persone. La maggior parte sono giovani studenti universitari. Ma ci sono anche quarantenni a cui non va proprio giù il nuovo regime di orari: di solito bazzicano i circoli. Come il club Arci le “Due Porte”, in via delle Grazie. All’una del mattino la porta del locale è chiusa. Ma la “serata” sta per iniziare, anche se, paradossalmente, tutto finirà nel giro di nemmeno un’ora: «Bisogna sapere che nei circoli molta gente inizia ad arrivare più tardi – dice Marco Narcisi, 39 anni, Dj – Sto parlando di persone come me: ho lavorato fino alle 23,30 in un bar a Sestri e poi sono venuto qui. Vorrei passare qualche ora piacevole e invece non potrò farlo».
Nel club i soci si passano di mano in mano i fogli per la raccolta di firme contro l’ordinanza del comune. Sul portone di ingresso la titolare Astranna Ariemma ha affisso un manifesto in cui c’è scritto: «Circolo in lutto per la morte della democrazia». «Hanno ritirato le deroghe senza consultarci – si sfoga – ascoltando solo quello che avevano da dire i residenti. Questa non è democrazia». Eppure dentro il locale non c’è aria di lutto: le casse “sparano” musica, la gente balla e si diverte. Ma la festa, a un certo punto, si interrompe: sono arrivati i vigili urbani per un controllo di routine. Ma tutto è in regola e dopo pochi minuti se ne vanno. Chissà se risaliranno da via San Bernardo verso piazza delle Erbe, nel cuore della movida.
Sono le due e i locali sono tutti chiusi. Eppure piazza San Bernardo èà stipata di almeno un centinaio di persone: sono tutti giovanissimi. «Se i locali chiudono, ma danno da bere fino alle due non si risolve niente», commenta Francesco Traverso, studente di vent’anni. E il vociare, probabilmente anche grazie agli effetti dell’alcol, è assordante. Per sapere se il baccano arriva fino alle finestre delle case li attorno basta alzare gli occhi:le luci sono quasi tutte accese. Sono pochi quelli che, nonostante tutto, riescono a dormire. Stessa scena in piazza delle Erbe. Alle tre del mattino c’è ancora una vera folla vociante davanti alle saracinesche dei locali chiuse. Girano bottiglie di birra, c’è qualcuno vistosamente su di giri, qualcun altro che fa pipì in un angolo. I vigili che dovevano fare i controlli? Neppure l’ombra. È una notte qualunque di movida.Pablo Calzeronicalzeroni@ilsecoloxix.it

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