Sprangate razziste,Panizzi in fuga

Il Secolo XIX – 2/10/09

RICERCATO DA DUE GIORNI L’AGGRESSORE DI COGOLETO
Sprangate razziste,Panizzi in fuga
Condannato a 10 anni, è evaso dai domiciliari. La sua vittima, albanese, è in stato vegetale
IL GIUDICE Maria Giacalone non ha ancora terminato di scrivere le motivazioni
della sentenza con la quale, a fine giugno, lo ha condannato a dieci
anni di reclusione per tentato omicidio con l’aggravante dei motivi razziali.
Un’accusa e una pena (considerando lo sconto di un terzo dovuto al rito abbreviato)
pesantissime.Da due giorni,nonostantelapossibilitàdigiocarsi
inappello
le sue carte, Livio Panizzi, 30
anni, ha scelto la via della fuga. All’ultimocontrollonell’abitazionediCogoleto
dove era agli arresti domiciliari, i
carabinieri hanno trovato solo i genitori:
«Dinostro figliononabbiamonotizie
», hanno spiegato allargando le
braccia.
Èformalmente evaso, e inseguito da
unmandatodi cattura che, se eseguito,
gli spalancherebbeleportedelcarcere,
il manovale condannato in primo
grado per aver colpito alla testa con
unachiavedameccanicounragazzoalbanese,
StevenMelqiza,20anni,alculmine
di una rissa davanti alla stazione
di Cogoleto, il 22 ottobre dell’anno
scorso. Da quel giorno il giovane, che
studiavaper diventareunmedico, vive
come un vegetale. Al suo fianco i genitori
e la sorellaAgnesa che non si sono
mai arresi nel chiedere giustizia, da
una parte, e nel coltivare la speranza,
dall’altra. Per ora Steve, a giudizio dei
medici,nonpercepisce alcuno stimolo
dall’esterno e non è in grado di articolare
il linguaggio. Ha gli occhi aperti,
può camminare e si alimenta.Ma questo
è tutto ed è davvero poco per un
ventenne che praticava le artimarziali
eilbuddismo, chenonavevamaiavuto
neancheuna ramanzinada carabinieri
e polizia. E che per una serie di coincidenze
e sventure quella sera di ottobre
sitrovòadiscutereinmezzoallastrada
con la persona che, per qualche strana
ragione, gliel’aveva giurata.Aun passo
dalla ferrovia, con le macchine parcheggiateallamegliolungolavia,
Steve
edueamicieconnazionalisitrovarono
faccia a faccia con Panizzi, fisico prorompente
e qualche precedente penale.
Tra lo studente lo
«sporco albanese
» che non piegava mai la testa e
non alzava mai la voce e
il manovale
correva un’antipatia nata all’oratorio
diVarazzealmenounannoprima.Una
ragazza italiana se la filava con l’albanese
ignorando, di fatto, l’altro, l’italiano.
Le prime schermaglie avevano
preso la forma degli insulti razzisti
prima e poi quella degli spintoni, delle
schermaglie tra giovani. Tutti gli episodi
erano rimasti nei limiti di una rivalità
tutto sommato contenuta, se si
eccettuaper i toniminacciosieintolleranti
del linguaggio e per un agguato,
con le nocche “armate” di tirapugni
che Panizzi tese a Steve, sempre nella
casa diDon Bosco.
Quella sera di ottobre dalle parole si
passò ai fatti. I due gruppi si incontrarono
nei pressi della stazione ferroviaria.
E quando il parapiglia era ormai
quasi terminato, Panizzi raccolse dal
bagagliaio dell’auto una chiave dinamometrica
e la brandì come una clava
colpendo alla testa Steve.
L’avvocato dell’italiano, Emanuele
Lamberti, le ha provate tutte al processo
di primo grado per contenere le
conseguenze giudiziarie di quel gesto.
E si stava preparando alla battaglia di
appello, in attesa delle motivazioni
della sentenza. Così come i legali della
famiglia, Gabriele Contardo e Giuseppe
Tortorelli. Ieri la doccia fredda,
conlanotizia dell’evasione chehaportato
il pm Vittorio Ranieri Miniati a
chiedere e ottenere urgentemente un
mandato di cattura. Con questa fuga,
Panizzi rischia una nuova condanna e
il carcere subito.
GRAZIANOCETARA
cetara@ilsecoloxix.

5 risposte a “Sprangate razziste,Panizzi in fuga”

  1. lopez scrive:

    ti ringrazio, per le parole che hai saputo usare e che mi hanno aiutato. Spesso la realtà contemporanea è in grado di confonderci, ma trovare la via, con l’aiuto di parole giuste, può essere davvero un momento importante.
    Credo che ci sentiremo più spesso.
    Grazie ancora.

  2. Ufficio stampa scrive:

    Ciao “Lopez”, ti ringrazio intanto perché una persona come te che non lascia cadere il confronto merita rispetto. Ripeto che della vicenda so troppo poco per entrare nel merito. Rispondo però subito alla tua domanda: io penso da sempre che sfuggire alla galera sia un preciso dovere per un innocente. D’altra parte uno dei principi del pensiero liberale non è forse: meglio un colpevole libero che un innocente in galera?. Poi, come ben sai questa è retorica che nulla ha a che fare con la realtà. Riguardo a Pietro Valpreda, di cui sono stato amico negli ultimi anni di vita, fortunatamente gli anni di galera sono stati meno (sono andato a rinfrescarmi la memoria su Wikipedia: “Valpreda ed i suoi compagni vennero liberati nel 1972 per decorrenza dei termini di carcerazione , in forza di una nuova legge . Nel 1979 la Corte d’ Assise di Catanzaro assolse Valpreda e gli altri imputati anarchici dall’accusa di strage, peraltro con la formula dell’insufficienza di prove. I successivi gradi di giudizio non mutarono la decisione in formula più favorevole.”) Ma ovviamente non è un problema di anni, anche un giorno è troppo per un innocente. E a questo punto dovremmo domandarci: innocente/colpevole rispetto a cosa? Guarda la sentenza di ieri contro i 25 del G8. Per le stesse azioni concrete commesse – per chi le ha veramente commesse – le pene sarebbero decisamente diverse, ma si è scelto di definirle “devastazione e saccheggio” – reato da tempo di guerra previsto dal codice del fascista Rocco. Il nostro codice penale prevede quindi questo tipo di reato ma, guarda caso, non prevede il reato di tortura, capo d’imputazione che sicuramente si sarebbe ampiamente adattato ai comportamenti degli sbirri di Bolzaneto e della Diaz.
    Una volta si diceva “giustizia di classe”, adesso pare che siano in pochi a continuare a pensarla in questo modo. Io sono sicuramente tra questi. Sono convinto che si debba fare il possibile per “migliorarla” – il “tanto peggio tanto meglio” sulla pelle degli altri io non lo faccio mio – ma resto convinto che questo sia possibile fino ad un certo punto. Oltre questo punto sarebbe come cercare di convincere un sistema di potere costruito sull’ignoranza, la paura, il ricatto della necessità di sbarcare il lunario a suicidarsi per dar vita ad un paese democratico davvero, in cui ci siano pari opportunità, pari diritti e pari doveri. Invece, come sai, l’impunità delle cosiddette forze dell’ordine è il cardine del controllo sociale: energumeni, vigliacchi quanto arroganti e prepotenti, capaci di picchiare indifferentemente un pensionato, una donna, una persona a terra e sempre capaci di trovare protezione. Pensa ai quattro sbirri di Ferrara, gli assassini di Aldro, condannati per omicidio colposo.
    Tornando a Panizzi: ognuno fa le proprie scelte. Per esperienza, non personale fortunatamente, so che la latitanza costa cara e quindi mi domando se sa cosa ha fatto. La galera in Italia è quello che sappiamo, quindi non ho certo da recriminare per qualcuno che ci si sottrae, tanto più nel caso fosse innocente. Certo è che comunque siano andate le cose un ragazzo in stato vegetativo l’ha lasciato a terra.
    Ciao, spero di avere ancora occasioni di confrontare le nostre opinioni su queste colonne o anche privatamente.
    Alfredo

  3. lopez scrive:

    …non vorrei che mi prendesi per polemico. non lo voglio essere ma ci tengo a dire una cosa. Questa giustizia, che processa (e mette in galera)un anarchico come Valpreda per 30 anni salvo poi ritenerlo estraneo alla Bomba (sai di che parlo), questa giustizia che fa “inciampare” Pinelli da una finestra senza trovare chi l’ha fatto “inciampare”, anzi, dopo 40 anni vengono pure a dire che Calabresi era addirittura amico di Pinelli…”si prestavano pure dei libri !!!” – questa giustizia che scopre gli errori giudiziari dopo aver fatto scontare 25 anni di galera ad un uomo onesto, per la sola aggravante di essere un poveruomo – Oppure al contrario che dà la semilibertà (e un posto di responsabilità) ad uno psicopatico come Gianni Izzo giusto per fargli commettere l’ennesimo omicidio su due povere donne e potremmo andare avanti, ma non voglio qui parlare anche io di Berlusconi.- Ma come pensi che abbia reagito il Panizzi, (con tutte le colpe che gli possiamo imputare) – dopo che viene chiuso da un auto per la strada, affrontato da tre uomini che lo prendono a calci, preso a coltellate…e si è salvato solo perchè ha avuto la prontezza di riflessi di mettere avanti le mani (le aveva piene di tagli) e grazie all’intervento fortunoso di una guardia giurata che ha cercato di fermare un amico di Melqiza che lo prendeva a calci mentre Melqiza tirava fendenti. Cosa avrà pensato quando ha visto il giudice stralciare tutte quelle testimonianze e le prove addotte, negarne un qualunque spazio nel dibattimento e attribuirgli tutte le colpe – perchè dare l’omicidio volontario in quella situazione è una cosa mostruosa, chiunque lo può capire – Io non provo simpatia per il personaggio Panizzi, è una persona che fa della prepotenza e della muscolarità il suo biglietto da visita e questo a me non piace. Ma gli riconosco una cosa, che non è stato trattato giustamente da questa Giustizia, e ahimè non è la prima volta in Italia. Gli è successa una cosa mostruosa; comprendo allora la sua fuga.
    Adesso dimmi sinceramente – se ti fosse capitato tutto questo (sì lo so, certe cose, se si sanno usare le parole non succedono), cosa avresti fatto ? Non ti sarebbe nemmeno passato per la mente di fuggire ?

  4. Ufficio stampa scrive:

    Andiamo per ordine. Innanzitutto preciso che la notizia era nella rassegna stampa e quindi questo non implica nessuna presa di posizione a parte di Arci Genova.
    Detto questo e non conoscendo la vicenda – che mi sembra tu conosca abbastanza, invece – non metto in dubbio quanto tu affermi. Dell’episodio dell’anno precedente che citi c’è stata denuncia? Per certo pur esperto di arti marziali e col vantaggio di essere armato e sostenuto da tre amici a terra il ragazzo albanese è rimasto a terra e attualmente è in stato vegetale. Riguardo a Steve Melquiza, peraltro, leggo che anche lui era accusato di rissa aggravata, ma il gup ha stralciato la sua posizione perché, date le condizioni in cui versa, per ora non è stato giudicato imputabile. Come sai la morte interrompe i procedimenti penali e lo stato vegetativo è in qualche misura, credo, equiparabile alla morte.
    Sentenze già scritte sui giornali sicuramente ce ne sono e quella di oggi – 9/10/09 – a carico dei 25 dimostranti del G8 penso ne sia conferma evidente. Così come quella dell’assoluzione di De Gennaro, o quella dell’assoluzione dei quattro poliziotti di Piazza Manin, addirittura si ipotizza una complicità oggettiva con i cosiddetti black block da parte dei lillipuziani che restando fermi a mani, bianche, in alto avrebbero intralciato le “forze dell’ordine”: tradotto sembra voler dire che i “poveri” poliziotti sono stati costretti a manganellarli per liberarsene e poter far finta di inseguire i black block.
    Sulle non motivazioni razziali, francamente non la penso come te. Voglio dire, so anche io che litigando ci si può dare del figlio di puttana, bastardo etc ben sapendo che in realtà della madre “moralità” del nostro avversario non sappiamo nulla. Penso però che quando l’insulto è “mirato”, come in questo caso, la cosa sia diversa e vada considerata. Anche gli assassini di Abba a Milano si sono difesi negando la matrice razziale…. Detto questo, credo che lacondanna sia stata inflitta per le lesioni inflitte al giovane e francamente non so quanto abbia inciso nella pena complessiva ‘aggravante razziale. Infine, voglio ricordarti che comunque dandosi alla fuga ha dimostrato di non voler scontare neanche un giorno della pena inflittagli che, almeno in una buona misura, penso sia sacrosanta.
    Riguardo all’ultimo punto: certo cpt/cie, respingimenti etc. sono ben più gravi, ma sono possibili anche perchè è stato creato nel paese un clima di odio verso il diverso che ha fatto sì che questi provvedimenti abbiano potuto essere pensati e messi in atto.
    Scusa se l’ho fatta lunga ma mi piaceva risponderti – ovviamente a titolo personale – anche perchè stimo compagne e compagni che hanno messo in piedi autistici/inventati, presso cui ho avuto anche io a lungo un account che ho smesso solo perchè per semplicità/pigrizia me ne basta uno e quindi uso quello presso arciliguria dove lavoro: Alfredo.simone@arciliguria.it

  5. lopez scrive:

    PRIMO: il bravo ragazzo ALBANESE, esperto di arti marziali e che lo aveva già picchiato l’anno precedente, ha affrontato il Panizzi (inseguendolo con la macchina) assieme a TRE suoi AMICI, ARMATO di COLTELLO, di questo esiste la testimonianza di una guardia giurata (ovviamente stralciata dal giudice…perchè non funzionale al teorema) guardia che cercò di trattenere un socio di Melqiza che colpiva Panizzi mentre il Melqiza stesso cercava di tirare delle coltellate al ventre di Panizzi parate con i palmi delle mani.
    SECONDO: il motivo dello scontro è legato ad una RAGAZZA. Il fatto che nella collutazione siano state dette brutte parole all’indirizzo delle origini del ragazzo ferito non significa che l’aggressione sia stata fatta per RAZZISMO
    TERZO: La sentenza è già stata scritta dai giornali, ai quali il giudice non ha fatto altro che accodarsi, in questo modo castigando UNO SCEMO (questo va detto) ci si monda la faccia come società in toto per l’altro razzismo, quello si davvero pericoloso, fatto di CPT o CEI, di ospedali e di scuole vietate ai clandestini e loro figli.