Parla il presidente della Corte d’Appello, Sinagra. Per la prima volta svelate le falle della giustizia genovese
Il SecoloXIX 2/10/09
«Io, giudice vi dico: troppi lavorano troppo poco»
L’INTERVISTA
Parla il presidente della Corte d’Appello, Sinagra. Per la prima volta svelate le falle della giustizia genovese
GENOVA. Alla corte d’Appello, in due si occupano dei tesserini ministeriali. Non valgono più nemmeno per lo sconto al cinema. Quattro gli addetti alla biblioteca, 19 nella segreteria del presidente. Pochi numeri dicono tutto. Benvenuti all’ultimo piano del tribunale di Genova, dove per ogni cancelliere ci sono tre “amministrativi”. Non capita in nessun’altra piazza italiana, denuncia Salvatore Sinagra, presidente di una delle tre sezioni: «Ovvio che un terzo delle udienze sia rinviato». In più, «non ci sono stakanovisti. Per quanti lavorano, tanti fanno davvero poco, anche tra i giudici».
È Salvatore Sinagra a parlare, infrangendolacappadisilenzionelquale
da sempre i lavoridella giustizia vanno
avanti, tra ritardi biblici e inefficienze
croniche. E il soglio da cui lo fa, spinto
dall’inchiesta del Secolo XIX pubblicata
inseguitoalleultime esternazioni
del ministro della pubblica amministrazione
Renato Brunetta, è quello di
presidente della terza sezione penale
di Appello, quella che, per intenderci,
dovrà occuparsi del caso simbolo del
G8 di Genova, l’irruzione alla scuola
Diaz. Quando il collegio giudicante,
compostodatretoghe,sicomporràper
rimanere bloccato permesi, automaticamente
due giudici resteranno senza
processi, non potendo sentenziare se
non nella formazione del trio.
Sinagra, arrivato anovembredal tribunale
di Milano, esce allo scoperto
certo del vespaio che ne seguirà ma
conscio, al contempo, dell’utilità della
suapresadiposizione.Ancheperchéle
critiche delministroBrunetta poco gli
importano: «Nonvorrei farepolemica
enonaccusonessunopremetteperò
è necessario che si intervenga il prima
possibile sullo squilibrio che c’è
nell’organizzazione e nella distribuzionedelpersonale.
Lacorted’Appello
è fatta per fare i processima aGenova,
a quanto pare, questo rappresenta una
stranezza. E si sostiene che la priorità
va data alla gestione amministrativa».
In totale, secondo indiscrezioni e
calcoli difficili anche di fronte
all’elenco degli impiegati,magistrati e
non, a occuparsi di tutto tranne che
dell’andamentodeiprocessisarebbero
in 90 circa.Aloro spetta ogni giorno la
conduzionedegliaffarideldistretto,da
Massa a Ventimiglia, la vigilanza degli
uffici giudiziari, del giudice dipace, dei
trasferimenti, delle statistiche, le segreterie,
il consigliogiudiziario, la contabilità,
inaggiunta,ovviamente ai tesserinieallabiblioteca.
Icancellieriveri
e propri invece sono circa un terzo.
QUELLO DI SINAGRA non è un allarme
estemporaneo, considerando le
lettere che in tempi non sospetti sono
partite dal suo ufficio all’indirizzo del
presidente vicario della Corte d’Appelloeperconoscenzaaquellodelprocuratore
generale, del consiglio
dell’ordine degli avvocati e ai componenti
del consiglio giudiziario, che si
occupadeipareri sullacarrieradeimagistrati.
Un documento riservato, dai
contenutipiùchepreoccupanti,datato
12 giugno: incancelleria giacciono cinquanta
sentenze che non possono essere
depositate, e quindi messe a disposizione
delle parti, «per insufficienza
di personale». Non solo. Tutti i
decreti di citazione per le udienze di
settembre, ottobre, novembre e dicembresonodaredigereedaspedire,
e
da smaltire restano ancora diverse decine
di liquidazioni e tutte le formalità
relative ad alcuni processi rinviati per
vari disservizi emersi in udienza. Rispetto
a questa emergenza il presidente
Sinagra si ribellava alla decisionedel
verticeorganizzativodelpersonalediimporrelosmaltimentodiun
periodo di ferie a uno dei cancellieri.
Ancora una volta le ragioni dell’amministrazione
a prevalere su quelle
dell’andamento dei processi. E contro
questo andazzo, che in questi ultimi
tempihaminatol’efficienzadellacorte
d’Appello di Genova, un’altra lettera è
partita sempredal computerdelpresidente
Sinagra, questa volta indirizzata
al dirigente della cancelleria oltre che
ai vertici del tribunale, riguardante i
criteri da adottare nello svolgimento
dell’attività di cancelleria: assoluta
priorità allapredisposizione e alla spedizione
dei decreti di citazione a giudizio,
aldepositodelle sentenze contutti
gli annessi necessari alla loro esecuzione,
e poi tutti i provvedimenti relativi
allo status dei detenuti. Un richiamo
all’ordine per garantire il corretto
svolgimento del processo, con riferimento
alle responsabilità
disciplinari previste dal codice per i ritardi
nell’andamento della giustizia.
L’allarme del presidente Sinagra,
dopo aver raccolto «il silenzio» delle
istituzioni del tribunale e gli sguardi in
cagnesco di alcuni colleghi e impiegati
ai diversi livelli del pianeta giudiziario,
avrebbe invece suscitato interesse
nell’Associazione nazionale dei magistrati
ligure e nel consiglio dell’ordine
degli avvocati, pronti a scendere i
campo a difesa del buon andamento
della giustizia, almeno qui a Genova e
precisamente in corte diAppello.
Che cosa abbia portato la situazione
a questo grado di cancrena nessuno
può dirlo con precisione. Le concause,
sollevate dagli osservatori più critici,
sono da ricercare nella composizione
degli organici dei giudici, con magistrati
a fine carriera, alcuni a un passo
dalla pensione o reduci da trasferimenti
mal digeriti. Non solo. In molti
addebitano i guasti alla scarsa incisività
del governo della Corte, attualmente
affidato a un vicario, dopo il
pensionamento dell’ultimo titolare.
«È invalsa una sorta di laissez faire,
laissez passer , prendendo a prestito in
ambitogiudiziariol’espressione legata
al liberismo economico, senza con
questovolerdirechesiècercatodi rinviare
i processi più spinosi». L’accusa
negli ambienti giudiziari è stata e in
parte continua a essere questa, scorrendo
ogni giorno l’elenco delle
udienze fissate e gli imputati.
GRAZIANOCETARA
cetara@ilsecoloxix.it

HOME | MAPPA DEL SITO | CONTATTI | ISCRIVITI |
TUTTI I CONTENUTI DEL SITO SONO DISTRIBUITI SOTTO LICENZA CREATIVE COMMONS | CREDITI