“L´integrazione vera è ancora lontana In quanti guidano un autobus?”

Graciela Delpino, vicepresidente della Consulta: “Ormai a Genova siamo alla terza generazione”
“L´integrazione vera è ancora lontana In quanti guidano un autobus?”

La Repubblica Genova 1/10/09
di DOMENICA CANCHANO

Non si parla lo spagnolo, ma si mastica l´itagnolo, nei campi di gioco va per la maggiore l´Ecuavolley, e nelle strutture religiose si canta il Padre Nuestro. Quasi in tutte le città d´Italia, le comunità straniere hanno una loro capitale. Per i latinoamericani, Genova, lo è diventata in questi ultimi anni. E se andiamo nello specifico, il capoluogo ligure (seconda a milano) è la capitale degli ecuadoriani. Come sottolinea Graciela del Pino, 59 anni, mediatrice culturale di origine ecuadoriana arrivata a Genova nel 1991, oggi vicepresidente della Consulta regionale per l´integrazione dei cittadini stranieri immigrati. «Ricordo che al mio arrivo eravamo pochissime latinoamericane. Tutte abbiamo iniziato nel campo dei servizi alla persona. Una volta ho provato a portare il mio curriculum in una struttura pubblica genovese perché cercavano una pedagogista ma risposero che nonostante avessi tutte le carte in regola l´unico mio problema era quello di essere “extracomunitaria».
Qualcosa è cambiato, o siamo all´Abc quando si parla di immigrazione?
«In Italia manca una vera e consolidata politica sull´immigrazione. Sono 30 anni che l´Italia riceve immigrati, ma non è riuscita a costruire niente di concreto. Ci sono solo leggi fatte sull´emergenza».
Insomma, l´integrazione con la I maiuscola ancora non c´è?
«Purtroppo non c´è. Almeno per come intendo io. L´integrazione vuol dire dare l´opportunità di imparare la lingua italiana; l´integrazione vuol dire poter partecipare ai concorsi pubblici; l´integrazione vuol dire anche accedere all´istruzione e alla sanità. Dare la possibilità di conoscere la Costituzione in italiano ma anche nelle diverse lingue; le leggi che regolano questo paese, questa città. Avete mai visto un autista di autobus che sia di origine immigrata? O un dirigente sindacale? Oppure un professore? Allora, possiamo parlare di una risposta da parte degli immigrati che devono rispettare queste leggi».
In questi giorni però si discute molto su un tentativo di apertura in tema di cittadinanza.
«Sarebbe ora che la concessione della cittadinanza italiana fosse più aperta nei confronti delle seconde generazioni. A Genova si parla anche di terze generazioni. Basta guardare i dati delle scuole genovesi, qui sono presenti moltissimi alunni stranieri, dagli asili nido, alle superiori. In certi quartieri come Sampierdarena o Cornigliano c´è una stragrande presenza di bambini di origine latinoamericana. Per agevolare il lavoro delle maestre, favorire l´accoglienza e l´inserimento degli alunni c´è costante bisogno di mediatori culturali. Oggi siamo una cinquantina di mediatori e chi lavora di più sono proprio quelle di lingua spagnola, araba e rumena. Ma la riforma Gelmini ha ridotto i finanziamenti alle scuole, così non ci sono i soldi per i corsi di lingua 2 (L2), indispensabile nelle scuole medie e superiori. Perché questa è l´età dell´adolescenza, ecco perché a volte troviamo ragazzi abbandonati a se stessi».
Fa riferimento ai gruppi-ghetto di ragazzi latinoamericani, oggi organizzazioni di strada, di cui molto si è parlato?
Devo dire che ad abbandonare la scuola sono per lo più molti latinoamericani. Ed è nelle scuole superiori che avviene questa dispersione. Questo perché non esiste un vero ed efficace orientamento per indirizzarli verso le scuole superiori.
Dunque, i mediatori culturali non bastano?
«Siamo una figura importante, specialmente nelle scuole, e siamo operativi da 14 anni a Genova. Ma non basta. I mediatori culturali devono essere presenti dove ci sono gli immigrati, per esempio nei distretti sociali oggi chiamati ambiti territoriali sociali, dove esiste una relazione con i tribunali. Da aprile lavoro nell´ambito territoriale di Sampierdarena, ma sono l´unica. Qui la nostra presenza è indispensabile. Chi vi lavora deve essere a conoscenza delle culture di arrivo».

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