Guerra alla “movida” locali chiusi all’una

Secolo XIX 30/9/09
Giro di vite a Genova. Un’ora in più il venerdì e il sabato
La decisione del Comune rirguarda solo il centro storico ed è stata provocata dalla protesta degli abitanti, disturbati durante la notte.

Genova. Il capoluogo ligure dichiara guerra alla “movida” nel centro storico. Con un provvedimento che verrà notificato quest’oggi, il Comune ha deciso che i locali chiuderanno tassativamente all’una dalla domenica al giovedì, mentre potranno prolungare di un’ora – fino alle 2 – il venerdì e il sabato. Questo almeno sino al 15 dicembre, poi si vedrà.
La decisione è arrivata, ha spiegato l’assessore alla sicurezza Francesco Scidone, «di fronte alla valanga di esposti, e-mail e lettere degli abitanti del centro storico, disturbati durante la notte dagli schiamazzi dei clienti che passano da un locale all’altro sino all’alba. Dovevamo fare qualcosa».

«MA SCHERZIAMO? Questa è concorrenza sleale. Non si possono chiudere bar e circoli e lasciare via libera per tutta la notte a focaccerie, paninerie e quant’altro!». L’attacco alla giunta sferrato, ieri a metà pomeriggio, da Cesare Groppi, portavoce dei baristi e ristoratori di Confesercenti, in serata centra l’obiettivo. «Per un disguido tecnico – spiega Francesco Scidone, assessore alla Sicurezza e alla Polizia municipale – nei prossimi giorni uscirà un’altra ordinanza che impone, nella zona della movida, identici limiti d’orario (le due di notte nei fine settimana, l’una gli altri giorni, ndr) anche per i locali diversi dai pubblici esercizi». Non bastava una sola ordinanza? «No, perché si tratta di due tipologie commerciali differenti». Contento Groppi? «Be’, siamo d’accordo a fare questa sperimentazione sino al 15 dicembre, anche se credo non cambierà nulla». Il segretario regionale dell’Arci, Walter Massa, è meno accomodante: «Ancora una volta questa amministrazione assume decisioni importanti senza coinvolgere le parti interessate, ne prendiamo atto». Che succederà dopo il 15 dicembre? «Apriremo un tavolo con gestori e residenti – spiega Scidone -per decidere se prorogare il divieto così com’è o introdurre vincoli più severi per la concessione delle deroghe».

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