Migranti, il premier sceglie la Lega
Secolo XIX 28/9/09
Pd sulla linea di Fini, che ritrova l’appoggio di La Russa. Ma il Cavaliere gela tutti
Roma. A sera, davanti alla platea della prima festa del Pdl, Silvio Berlusconi ha imposto l’alt a Gianfranco Fini e si è schierato apertamente, ancora una volta, con la Lega.
«Quella della sinistra è una strategia subdola per far votare gli immigrati per la sinistra. Nessuno – ha detto – riuscirà a dividerci da un alleato fedele come la Lega». Fino a quell’ora, il Pdl si stava lacerando sulla proposta, avanzata ventiquattro ore prima dallo stesso palco proprio da Fini e non dalla sinistra: dimezzare i tempi per la concessione della cittadinanza italiana agli immigrati regolari e, di conseguenza, anche il diritto di voto. La conta era già in atto nel centrodestra. Ignazio La Russa ha cercato una mediazione: ha proposto una cittadinanza rapida per i giovani che hanno studiato in Italia e un percorso più lungo per gli adulti. Non è servito a placare le acque. «Concedere il voto anticipato agli immigrati è un attentato alla democrazia. Un esproprio della volontà popolare. Chi governa un Paese ha il dovere di pensare agli italiani», aveva detto il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli.
È l’ultimo atto, in ordine di tempo, dello scontro che vede fronteggiarsi il premier e il presidente della Camera. Berlusconi, a fine giornata, ha cercato di minimizzare: «Forza Italia era stato definito un partito anarchico, e lo è anche il Pdl. Ma le diversità di opinioni sono una ricchezza. Per esempio – ed è parsa l’unica concessione alle richieste che gli erano state avanzate da Fini a inizio settimana, nel vertice a casa di Gianni Letta – noi lasceremo libertà di coscienza, quando si tratta di votare questioni che riguardano le libertà individuali». Ma la chiusura è stata netta quando ha sfiorato la questione del voto agli immigrati e il riequilibrio dei rapporti con la Lega all’interno della coalizione.
Fini, ieri, non ha replicato: il sasso nello stagno l’aveva gettato il giorno prima. Ieri si è limitato ad assistere ai tentativi di La Russa di circoscrivere l’incendio che il presidente della Camera aveva acceso. «Ha ragione Fini – aveva detto il ministro della Difesa e coordinatore del Pdl, in mattinata – quando pensa alla “generazione Balotelli”: ai ragazzi che hanno già fatto un ciclo scolastico in Italia e che ne hanno diritto, se amano il nostro Paese, a essere italiani». La proposta di mediazione di La Russa è questa: un percorso agevolato per i minorenni che hanno già completato un ciclo di studi nel nostro Paese. Nessuna corsia preferenziale per gli adulti: «Mi basterebbe che, dopo dieci anni, uno diventasse italiano se lo merita, se ha superato la prova di italiano e di amore per la Patria». Quel che il coordinatore del Pdl non ha certo digerito è il modo in cui approda in Parlamento la proposta di legge bipartisan, firmata da esponenti “finiani” e membri dell’opposizione. «I contenuti vanno discussi nelle sedi giuste». Fabio Granata, “finiano” più di tutti gli altri ex An, si è sentito in dovere di replicare: «La Russa ci chiede di concertare nel partito proposte che, come vediamo, risultano sgradite. Ma quando ci chiesero di votare la riforma della Giustizia, di appoggiare lo “scudo fiscale” ci hanno chiesto di esprimere un’opinione? Si calendarizzi subito la nostra proposta: questa sarebbe una prova di vera democrazia».
Che la conta sia in atto lo dimostrano tante prese di posizione: a Cicchitto e Gasparri che, due giorni fa, avevano chiuso ogni discussione, ieri Benedetto Della Vedova ha promesso voto a favore della proposta di Fini. Osvaldo Napoli, Pdl, la pensa esattamente come Berlusconi: «Concedere la cittadinanza agli immigrati è solo un grimaldello per scardinare la maggioranza». Adolfo Urso chiede coraggio: «Dimostriamo di essere un partito moderno e riformatore». Farefuturo, un’associazione molto vicina al presidente della Camera, ha lanciato un quesito agli elettori del Pdl: «È”di destra” concedere la cittadinanza solo in base ad un dato anagrafico?».
L’irritazione della Lega cresce. E arrivano segnali di guerra. Calderoli ha parlato di attentato alla democrazia: «Quelle famiglie che hanno sostenuto questo Stato, si vedrebbero sostituiti da chi ha scelto l’Italia solo per fini economici e di sopravvivenza. È paradossale: ma siamo proprio noi della Lega a difendere l’interesse nazionale?». Più preoccupato ancora il presidente dei deputati del Carroccio, Roberto Cota: «Concedere facilmente la cittadinanza significa attirare qui milioni di immigrati che non possiamo accogliere».
Dal centrosinistra solo qualche apertura alla proposta di Fini, ma molto scetticismo sulla possibilità che un testo di legge possa mai approdare in Parlamento: «Mi auguro che il Pdl non abbia paura di affrontare queste sfide e non si chiuda a riccio, come suggerisce la Lega» spiega Pierferdinando Casini, Udc.
Angelo Bocconetti

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