Maroni: «Ue poco autorevole»

Manifesto 27/9/09

MIGRANTI Il ministro dell’Interno se la prende con Bruxelles. Fischiato da sette donne alla Conferenza nazionale di Milano. Bersani: «Il commissario europeo fino all’anno scorso era Frattini». Scontro nella maggioranza sulla linea finiana. La Russa: «Chi firma col Pd è un peones» MILANO Fini e la cittadinanza agli stranieri: «Non sono di sinistra». Cicchitto: «Contrari»

Alla conferenza sull’immigrazione: «Commissione ha agito poco e male»
Cinzia Gubbini
Attacca l’Unione europea che non fa abbastanza e, addirittura, «è poco autorevole». A dirlo è proprio lui, il ministro dell’Interno Roberto Maroni. Meglio noto come il campione di risposta con stizza a qualsiasi critica proveniente dagli organismi europei sulle politiche migratorie italiane. La commissione chiede di fermare i respingimenti? «Noi andiamo avanti», risponde Maroni. L’anno scorso si scatenò la polemica sulle impronte prese ai bambini rom? «Opinioni inutili e basate su notizie infondate«, fu la cortese replica del capo del Viminale. Ma quando si tratta di trovare il colpevole del caos nella gestione dei flussi migratori, la colpa è di mamma Europa. E così secondo Maroni – che ieri ha concluso la seconda conferenza nazionale sull’immigrazione organizzata a Milano dal ministerodell’Interno – l’Europa «non ha svolto un ruolo proattivo nè nel contrasto dell’immigrazione clandestina nè per l’integrazione, e neppure per quanto riguarda il problema dei rifugiati e di quanti chiedono protezione internazionale». Dall’Europa – ha aggiunto il ministro dell’Interno – «è arrivata una voce flebile, poco autorevole che ha demandato ai singoli paesi la gestione della questione. Così i paesi del sud del Mediterraneo hanno dovuto definire politiche nazionali inefficaci, sempre in ritardo, soprattutto in competizione tra loro». Per questo il ministro ha detto di attendere con ansia la riunione prevista per mercoledì prossimo a Bruxelles, che dovrebbe definire una nuova gestione dei richiedenti asilo. Su questo, alla Conferenza, Maroni e l’ex ministro Giuliano Amato si sono detti d’accordo: occorre stabilire una suddivisione dei rifugiati nei vari paesi. Come finirà si sa benissimo: la Commissione stabilirà alcune regole molto generali e poi saranno i vari paesi a gestirle, in base a quanto contano. L’Italia conta pochissimo.
Il discorso di Maroni, sul finale, è stato interrotto da un gruppo di sette donne dell’Arci che hanno gridato: «no ai respingimenti». Motivo per cui sono state sbattute fuori dalla conferenza e identificate. Ma il ministro ha detto di voler «procedere con il dialogo» e per questo ha promesso che la Conferenza diverrà permanente.
Gli attacchi di Maroni all’Unione europea hanno tenuto banco per tutto il pomeriggio di ieri, oscurando anche altri aspetti della Conferenza che ha cercato di essere costruttiva (contesto politico permettendo). Luigi De Magistris, l’ex magistrato attualmente europarlamentare per l’Idv ha accusato Maroni di essere «insofferente non solo contro l’opposizione ma ora anche contro la commissione europea». Mentre il candidato alla segreteria del Pd, Pierluigi Bersani, ha colto l’occasione per ricordare al titolare del Viminale: «A parte il fatto che l’Unione Europea è largamente espressione del centrodestra, vorrei ricordare che fino a un anno fa era Frattini il responsabile della politica dell’immigrazione nell’Ue».
Ma la questione dell’immigrazione continua a erodere dall’interno lo schieramento del governo troppo sbilanciato sulle politiche leghiste. Ieri il presidente della Camera Gianfranco Fini è tornato a difendere con forza la sua proposta di ridurre i tempi di attesa per la cittadinanza italiana «Sono diventato di sinistra e ho forse perso la testa a pensare che non solo chi nasce in Italia possa diventare cittadino italiano prima dei 18?». Lo ha detto dal palco della festa del Pdl a Milano, e qualcuno ha risposto «sì» e l’ha fischiato. Ma i fischi arrivano soprattutto dall’interno dello schieramento di maggioranza. Il capogruppo alla Camera del Pdl, Fabrizio Cicchitto, è tornato a dire che «dieci anni mi sembrano giusti, più gli esami di lingua e cultura italiana». Non ci è andato più leggero il ministro Ignazio la Russa: «E’ sbagliato che alcuni deputati presentino una proposta di legge con il Pd senza prima discuterne all’interno del Pdl. Una volta si chiamavano peones». E se Tremonti, che moderava il dibattito con Fini, ha definito le sue idee «coraggiose e generose», ha però precisato: «La cosa giusta al momento sbagliato può diventare sbagliata».

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