“Il voto agli immigrati è antidemocratico”

Repubblica 28/09/09

Calderoli attacca Fini. La Russa lo difende. Il Pd: governo schiavo di Bossi

Il ministro della Difesa favorevole al sì per chi è nato in Italia e ha finito un ciclo di studi
Cota, capogruppo del Carroccio alla Camera: “Sbagliata la cittadinanza dopo cinque anni”

«Un attentato alla democrazia». Di più, «un esproprio della volontà popolare». La Lega, con il ministro Roberto Calderoli, stronca l´apertura di Gianfranco Fini sulla cittadinanza anticipata agli immigrati, cinque anni di attesa anziché gli attuali dieci. Un´idea «sbagliata», come la etichetta il capogruppo del Carroccio alla Camera Roberto Cota, che avrebbe l´unico effetto «di attirare sul nostro territorio milioni di immigrati che non possiamo accogliere». Il niet leghista gela la mezza apertura del ministro della Difesa Ignazio La Russa, d´accordo con Fini sulla necessità «di affrontare la questione nelle sedi di partito», d´accordo «sulla necessità di riformare la legge», favorevole ad accorciare i tempi per la «generazione Balotelli», il giovane attaccante dell´Inter nato a Palermo da genitori ghanesi, cui concede «un percorso agevolatissimo», ma fermo nel ribadire il tetto dei dieci anni per gli adulti.
L´opposizione sta con il presidente della Camera. Il segretario del Pd Dario Franceschini sottoscrive il limite dei cinque anni («Garantiamo la sicurezza dei cittadini, ma rispettiamo le differenze multietniche»), ma la presidente dei senatori Anna Finocchiaro riflette su 48 ore di dibattito e fa professione di realismo quando afferma: «La maggioranza e il governo sono schiavi di Bossi». Il leader dell´Udc Pier Ferdinando Casini polemizza con quanti, nel Pdl e nella Lega, contestano Fini e bocciano l´idea della cittadinanza breve. E su un tema «così importante che riguarda il futuro degli italiani» chiede una proposta sostenuta da «un´ampia convergenza».
Passano un giorno dalle parole di Fini alla festa della libertà a Milano («Chi ama l´Italia ha diritto di diventare cittadino italiano senza aspettare dieci anni ma solo cinque») e la polemica nella maggioranza, subito esplosa, prosegue. Il suo ex luogotenente Maurizio Gasparri ribadisce il no, altrettanto fa il coordinatore del Pdl Denis Verdini, il ministro Gianfranco Rotondi ricorda che la questione «non sta nel programma del governo». E il vice capogruppo alla Camera Osvaldo Napoli, che non nega la possibilità di discutere del tema, vede nella riduzione sic et simpliciter dei tempi d´accesso alla cittadinanza «un grimaldello per tentare di scardinare la maggioranza». Plaude l´Unione dei giovani ebrei d´Italia («Apprezziamo le parole del presidente della Camera»), è d´accordo il vice ministro dell´Economia Adoldo Urso, che è anche segretario della fondazione finiana Farefuturo («Le sue sono parole tempestive e necessarie»).
Ma nel conto dei favorevoli e dei contrari la bilancia del maggior peso politico pende ovviamente dalla parte della Lega e quindi di chi, in Parlamento, non darà i voti per cambiare la legge attuale. Pesa l´altolà di Calderoli per il tono e le motivazioni con cui lo annuncia. Che il Carroccio fosse contrario s´era capito anche dai resoconti della Padania, l´organo ufficiale del Carroccio. Giovedì definiva la proposta bipartisan firmata dal finiano Fabio Granata e dal pd Andrea Sarubbi, e sostenuta da 50 parlamentari, «un secondo indulto», «un tentativo demagogico di far passare proposte socialmente pericolose». Il ministro della Semplificazione considera «l´ultima emergenza» occuparsi di anticipare la cittadinanza. E scrive: «Questo governo ha fatto tanto, ma ancora c´è tanto da fare in un Paese in crisi, per me è prioritario pensare ai nostri giovani, ai nostri anziani, alle nostre famiglie». E aggiunge, mettendoci di mezzo pure «l´interesse nazionale», che gli pare «paradossale» che debba essere un leghista a difenderlo.

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