Fascicolo sui giudici anti pacchetto sicurezza

Manifesto 27/9/09
ROMA
Una pratica aperta presso la prima commissione del Consiglio superiore della magistratura «sulle dichiarazioni di alcuni magistrati, rilasciate in occasione del convegno di Lampedusa sui migranti e soprattutto sulla circolare che il procuratore della Repubblica di Torino aveva inviato dicendo che questo tipo di reato dovesse essere trattato in coda rispetto agli altri procedimenti». Lo annuncia il consigliere laico di An nel Csm, Gianfranco Anedda. Solo pochi giorni fa è scoppiato il caso delle procure (Torino, Agrigento e Bologna) che hanno sollevato questione di legittimità costituzionale sull’articolo del pacchetto sicurezza che introduce il reato di immigrazione clandestina, a cui era seguita la scomposta reazione del ministro dell’Interno Roberto Maroni: «La norma è chiarissima, la capirebbe anche un bambino». Ora si scopre che da qualche tempo i magistrati che criticano il pacchetto sicurezza sono «sotto osservazione» – è il caso degli aderenti alla corrente di Magistratura democratica che si sono ritrovati per un convegno a Lampedusa sui temi delle migrazioni – come anche il comportamento di alcune procure – è il caso di quella di Torino – che stanno cercando di far fronte come possono al subbuglio scatenato nei tribunali dalle nuove norme. La procura di Torino, infatti, ha emesso otto circolari sulla questione del reato di clandestinità negli ultimi mesi. In un primo momento il procuratore capo Gian Carlo Caselli gestiva i casi in cui il clandestino era a piede libero se non vi fossero «ragioni di urgenza» segnalate dalle forze di polizia, mentre i sostituti si occupavano dei detenuti: lo scopo era trattare più velocemente i fascicoli con gli imputati agli arresti. Dal 15 settembre, quando è ripresa la regolare attività del tribunale, i sostituti seguono tutti i procedimenti. Il procuratore generale, Marcello Maddalena, il 23 settembre, in una lettera al ministero seguita a una interpellanza parlamentare, aveva detto che quelle di Caselli erano disposizioni «ragionevoli» spiegando che «tutti i procedimenti si sono conclusi con la citazione a giudizio degli imputati». Intanto però in Csm era partita la pratica di accertamento sollecitata da Anedda. «Sono grato al consigliere laico Anedda – ha detto Caselli – Avrò così modo di dimostrare documentalmente, senza spazi per dubbi di sorta, come il mio ufficio, anche mediante varie circolari, abbia sempre e soltanto operato unicamente al fine di adempiere i suoi doveri istituzionali».
Ma la prima commissione non dovrà occuparsi soltanto della richiesta di Anedda. Ce n’è infatti un’altra sollecitata dal consigliere Livio Pepino. Il togato di Md ha chiesto una pratica a tutela per i magistrati finiti nel mirino del ministro Maroni, secondo cui «se non applicano la legge commettono un reato». «Si tratta di un’affermazione grave – dice Pepino – un intervento a piedi giunti nel rapporto tra potere esecutivo e giurisdizionale. Non spetta al ministro dire come deve essere interpretata una legge. La magistratura è un organismo indipendente, e se ha il minimo dubbio che una norma non sia compatibile con la Costituzione, deve immediatamente rivolgersi alla Suprema Corte». Ma gli attacchi alla magistratura non si fermano. Ieri, solo per citare il più alto in grado, è stata la volta del ministro della giustizia Angiolino Alfano: «La ratio legis sulla clandestinità è chiara. Penso e spero si limitino alla interpretazione non all’elusione che violerebbe il principio di obbligatorietà dell’azione penale che i magistrati dicono essere tanto cara».

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