Sconforto, solidarietà, denuncia. Il carcere visto dai volontari
In Italia oltre 9 mila persone operano gratuitamente negli istituti di pena. Ascoltano, danno sostegno morale, materiale e psicologico, lavorano con le famiglie. E denunciano i problemi. Le loro voci in un’inchiesta con 20 lanci dal territorio
ROMA – Il carcere visto con gli occhi dei volontari. Di chi quotidianamente vi opera e tocca con mano quei problemi oggetto spesso di proclami e proposte astratte. Nelle ultime settimane numerose sono state le denunce e tantissimi gli allarmi lanciati dagli addetti ai lavori, in primis dagli agenti di polizia penitenziaria. E i dati parlano di un record negativo, raggiunto solo pochi giorni fa, in merito alle presenze e ai conseguenti disagi della popolazione carceraria. Stavolta Redattore Sociale ha voluto sentire proprio la voce degli operatori.
Tra loro si respira un’aria di impotenza, a volte di rassegnazione. C’è il sovraffollamento, certo, ma non è solo questo a creare disagi e vere e proprie tragedie. Attraverso le loro voci abbiamo raggiunto i maggiori penitenziari, come Rebibbia, Poggioreale, Ucciardone, Sollicciano, Dozza; ma anche quelli meno noti, dove però i problemi sono ugualmente pesanti: Como, Brescia, Busto Arsizio, Forlì, Piacenza, Cagliari… Abbiamo sentito la voce di alcuni sacerdoti operanti nelle carceri, a partire da don Virgilio Balducchi, coordinatore dei cappellani della Lombardia, e don Sandro Spriano, cappellano a Rebibbia.
Tante le storie raccolte: dai detenuti che rinunciano all’ora d’aria pur di godersi la cella in assoluta libertà, a quelli che inscenano atti di autolesionismo pur di attirare l’attenzione; dagli sportelli d’ascolto aperti dai volontari, alle tante iniziative di solidarietà tra detenuti e dei volontari per gli stessi reclusi. Un mondo, insomma, dove sempre più spesso la volontà sei singoli sopperisce alle carenze di sistema.
Ma chi sono i volontari? Si tratta di un piccolo “esercito di persone”, analizzato pochi mesi fa in una ricerca curata da Renato Frisanco, della Fondazione Feo-Fivol (fondazione europa occupazione e volontariato) e da Marco Giovannini per conto della Conferenza nazionale volontariato giustizia. In generale: sono oltre 9 mila i volontari e gli operatori nelle strutture carcerarie italiane. Sono sempre più numerosi (+10%) e hanno un’età media abbastanza alta (al nord è nella fascia d’età dai 46 ai 65 anni, mentre al sud l’età è più bassa). In aumento le donne.
Secondo la ricerca, le attività svolte dai volontari e dagli altri operatori esterni sono molteplici e complementari in considerazione del diverso titolo con cui operano nelle strutture detentive. Quella maggiormente praticata è l’attività che si basa su di un rapporto personalizzato in funzione dell’ascolto attivo, del sostegno morale e psicologico a beneficio di soggetti privati di una normale vita relazionale. Quasi altrettanto diffuso e di pertinenza dei volontari è il sostegno materiale vero e proprio, soprattutto con l’assegnazione di indumenti ai soggetti privi di qualunque possibilità di rifornirsene o impossibilitati ad ottenerli attraverso l’assistenza pubblica. Al terzo posto ci sono le attività religiose, sia quelle a spiritualità cristiana che di altre confessioni per l’elevata presenza nelle carceri italiane di immigrati che chiedono di poter professare la propria fede religiosa.
Anche il lavoro sulle famiglie nel duplice compito di sostenerle e di mantenere vivi i legami con il membro detenuto, se non proprio di recuperarne le relazioni compromesse, vanno nella direzione di promuovere il rientro nella cellula primaria della vita di una persona.
Assistenti o volontari “puri”. Attualmente ci sono due possibilità per operare in carcere come volontari, facendo riferimento principalmente a due articoli dell’Ordinamento penitenziario, l’articolo 17 e l’articolo 78. Secondo la ricerca citata, la quota più cospicua degli operatori (l’85,5%) è ammessa nelle strutture detentive attraverso l’applicazione dell’art. 17 che prevede la “partecipazione della comunità esterna” al trattamento rieducativo. Si tratta di 7.869 persone, presenti in media con 32 unità per istituto (10 in meno rispetto al precedente monitoraggio che però era annuale e su un numero più ridotto di unità esaminate) e per lo più appartenenti al mondo della cooperazione sociale e dell’associazionismo di promozione sociale. Di questa quota il 64,4% è costituito da volontari che nel mese di maggio dello scorso anno erano presenti nelle strutture per realizzare attività o progetti della durata superiore alle due settimane.
I volontari autorizzati in base all’art. 78 sono 1.334, con una presenza media di 9 unità per struttura (erano 7 nel 2005); sono i cosiddetti “assistenti volontari”, singole persone o appartenenti ai gruppi dediti esclusivamente al volontariato in carcere e più propensi ad un intervento individualizzato e più orientato al sostegno morale e materiale dei detenuti. La loro presenza si registra nel 81,8% degli istituti. (Daniele Iacopini)

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