“Il razzismo non entra in classe” Tutti promossi in integrazione
La Repubblica Genova – 25/9/09
I risultati della ricerca del Siddif: gli istituti di ogni ordine e grado sono il posto più “inclusivo” della città
“Il razzismo non entra in classe” Tutti promossi in integrazione
Tra i banchi i più a loro agio sono gli albanesi, i più “chiusi” i cinesi, difficoltà anche per i marocchini
MATTEO MUZIO
La scuola? Il miglior posto dove vivere. Almeno se sei uno studente extracomunitario. Questo emerge dalla ricerca del Sistema informativo per il diritto e dovere all´istruzione e alla formazione (Siddif) presentata ieri in Regione dal vicepresidente Massimiliano Costa e da Andrea Torre, presidente del Centro Studi Medì: «La scuola è il posto più inclusivo di Genova, gli studenti non sono razzisti. Grazie anche alla figura del mediatore culturale». Già, chi è il mediatore culturale? «Non è un volontario, anche se spesso per mancanza di risorse sono le onlus ad occuparsi di questo – dice la professoressa Francesca Lagormarsino, una delle autrici della ricerca – è un professionista preparato a seguire chi ha bisogno di lui». Anche se non ci sono molti problemi: i più inseriti sono gli albanesi e gli ecuadoriani, figli di chi venne in Italia negli anni ‘90 e a lungo venne considerato un criminale. Anzi, gli albanesi hanno un riflesso di “mimetismo sociale”, ovvero di “ostilità latente nei confronti degli stranieri di altre nazionalità” dice la professoressa Emanuela Abbatecola, altra autrice della ricerca. Chi invece ha più difficoltà nel sentirsi parte di una classe sono i marocchini e i cinesi. Questi ultimi poi sono i più chiusi in sé stessi. Con un piccolo spiraglio, spiega Abbatecola: «le ragazze italiane, normalmente già più aperte dei loro coetanei maschi, frequentano le loro compagne cinesi anche al pomeriggio». Le difficoltà maggiori sono nelle classi dove gli stranieri sono la maggioranza: «Negli istituti professionali, dove su duemilatrecento studenti gli stranieri sono quasi seicento, gli insegnanti hanno molta difficoltà a tenere a bada la classe e a gestirla» afferma Torre. In questi casi dovrebbe intervenire il mediatore culturale: «Non sono solo i tagli della Gelmini a limitarne l´uso – dice Lagomarsino – alle volte proprio non li si conosce, come nelle province di Savona e Imperia. Però anche a Genova e La Spezia sono usati solo per arginare le emergenze più gravi e non per progetti continuativi». Altro fatto positivo è il dato dell´entroterra, tradizionalmente poco aperto: «La Valle Arroscia e la Valle Impero per il basso costo degli immobili negli ultimi anni si sono popolate di stranieri. E così le scuole – dice Massimiliano Costa – Poi c´è il caso di Giusvalla, in provincia di Savona, dove c´è una numerosa comunità albanese». Anche la provincia di Genova ha casi analoghi, come Santo Stefano d´Aveto e Favale di Malvaro: «Si sono fuse le loro esigenze e le nostre – dichiara il sindaco di Santo Stefano Giuseppe Maggiolo – loro lavorano e i nostri anziani hanno una badante». Per supportare la mediazione culturale, la Regione Liguria ha finanziato per tre anni dei progetti nelle scuole per seicentomila euro. E l´utilizzo di fondi regionali continuerà, anche per sopperire ai tagli del governo. «Meno male che l´abbiamo fatta prima, altrimenti non saremmo riusciti a svolgere una ricerca simile con la situazione attuale» conclude Abbatecola.

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