Mediaset blocca un servizio delle Iene per “motivi di opportunità politica”

Il Fatto Quotidiano –  24/9/09

INCHIESTE / SCOMODE
OSCURARE I MIGRANTI MORTI
Mediaset blocca un servizio delle Iene per “motivi di opportunità politica”
di Beatrice Borromeo
Le Iene imbavagliate per via di un’altra inchiesta scomoda? E’ quello che è successo martedì scorso, per un servizio che faceva luce su una strage di immigrati rimasta nascosta fino ad oggi.
I fatti sono questi: è il 28 giugno 2008, un barcone si avvicina a una nave della Guardia costiera per chiedere aiuto. Un errore nella manovra di soccorso provoca la morte di alcuni immigrati che cercavano di salire a bordo. Passa più di un anno. Luigi Pelazza, firma di punta del programma satirico di Italia 1, riceve una segnalazione che denuncia l’episodio. Il giornalista indaga e prepara il servizio. Ma Mediaset decide di non mandarlo in onda. Anche per ragioni di opportunità politica. Tutto parte da una lettera anonima (con foto allegate) “che sembra scritta da un militare presente sulla nave della Guardia costiera – spiega Pelazza – e che infatti offre parecchi particolari. Delle 27 persone che erano sulla barca (lunga circa 10 metri, ndr) ne sono state riportate a Malta solo 10″. Erano tutti somali ed eritrei. Secondo la ricostruzione, il 10 giugno 2008 la motonave Fiorillo Cp904 scopre nel Canale di Sicilia l’imbarcazione colma di extracomunitari e comincia le manovre di avvicinamento. La nave cala poi lungo la murata la “scaletta di banda”, che nelle operazioni di soccorso non si dovrebbe mai usare: la scala sarebbe prima caduta sulle teste degli immigrati, schiacciandoli contro la parete, poi avrebbe fatto rovesciare la barca. E molti, non sapendo nuotare, sarebbero annegati. Altri, molto probabilmente, sono stati risucchiati dal motore della Fiorillo, rimasto acceso. L’Ansa riferisce che, a peggiorare le cose, c’era il mare forza 4. Ma, dalle fotografie in possesso delle Iene, non risulta nulla del genere. “I sopravvissuti”, informa Daniel Pace, portavoce del ministero dell’interno maltese, “hanno raccontato adesso quel che accadde. Quando arrivarono con la motovedetta italiana che li aveva soccorsi, ci dissero che c’erano stati dei morti, annegati, ma non il come nè il perchè”. Nelle foto, scattate prima dell’incidente, si contano distintamente 18 persone. Secondo i superstiti invece erano 30, di cui molti sdraiati sul fondo della barca perchè esausti dai cinque giorni di viaggio. L’hanno raccontato a Pelazza quando li ha incontrati a Malta. ” Abbiamo intervistato quattro delle 17 persone sopravvissute”, riferiscono le Iene, “una in particolare riconosce nelle foto la nave e le persone e ci dice che il tutto è accaduto il 10 giugno, raccontando per filo e per segno le cose così come sono descritte nella lettera”. Pelazza aggiunge: “I superstiti si sono accorti solo all’arrivo sull’isola che i loro amici erano morti. Prima era stato detto loro che si trovavano sotto coperta per essere medicati”. La stessa Guardia costiera ha raccontato ai giornalisti che sulla barca erano presenti 18 persone. Ma a terra ne sono arrivate, come conferma il registro degli arrivi consegnato dalle autorità di Malta, solo 17. Quindi almeno un disperso c’è, anche stando ai dati ufficiali.
La lettera anonima l’ha ricevuta anche la Procura di Messina, che ha aperto un’inchiesta. I magistrati dovranno ora ricostruire dalle carte di bordo il luogo esatto dov’è avvenuta la tragedia, per stabilire la competenza territoriale e decidere chi condurrà le indagini.
L’anonimo testimone oculare dà la colpa dell’incidente alla manovra del comandante Pignatale, della Guardia costiera, che poi, preso dal panico, si è chiuso in cabina. Non solo: il comandante, secondo questa versione, avrebbe fatto distruggere tutte le fotografie e le videoregistrazioni d’ordinanza che documentavano le morti in mare. Pelazza l’ha seguito a Taranto, dove era stato nel frattempo trasferito. Ma questi si è rifiutato di rispondere alle domande. Ha finto di uscire, per poi barricarsi in casa.
Il servizio delle Iene è stato annunciato dall’Ansa il 18 settembre: avrebbe dovuto andare in onda nella puntata dell’altroieri. Avrebbe fatto scalpore: uno o più morti tenuti nascosti per oltre un anno, come se la vita umana non valesse nulla. Non è mai stato trasmesso. La motivazione ufficiale di Mediaset è che, data l’indagine della Procura di Messina, è meglio attendere la conclusione del processo. Visti i tempi della giustizia italiana, se ne riparlerà tra qualche anno, quando la storia avrà perso ogni attualità giornalistica e il tema probabilmente non sarà più così cruciale dal punto di vista politico. Secondo Mediaset, non si può accusare la Guardia costiera senza prove. Ma le testimonianze “rubate” (con telecamere nascoste) ai militari presenti quel giorno, sono comunque un documento: i testimoni, per esempio, confidano che “quando avremo un rimorso di coscienza parleremo”.
Certo, il governo Berlusconi già nel mirino delle Nazioni Unite per i respingimenti in mare non avrebbe gradito che si mostrassero altre scene di immigrati uccisi da italiani (e non viceversa). Per il governo, e soprattutto per la Lega Nord, è fondamentale accreditare un’immagine rassicurante della politica sull’immigrazione.
Davide Parenti, autore e ideatore de “le Iene”, allarga le braccia: “In tutte le testate ci sono problemi di opportunità politica, sappiamo come funziona, non siamo nati ieri. Il momento non era dei migliori per mandare in onda il servizio, visto il lutto nazionale per i caduti in Afghanistan.” Per questo le Iene hanno raccontato tutto all’Ansa: “Così almeno la notizia esce”. Certamente, dice Parenti, “non c’è stata una levata di scudi a nostra difesa. Ho visionato il documento con alcuni dirigenti, che erano molto preoccupati. Ci hanno detto di aspettare il processo, il che non è neanche sbagliato”. Dichiarazione diplomatica che però contrasta con quella successiva: “Se si guarda il reportage, si capisce come sono andate le cose. Le prove sono schiaccianti. I militari che erano in barca, tra mille ambiguità e omertà, hanno confermato in pieno ciò che era scritto nella lettera anonima. Comunque la trasmissione andrà in onda. Prima o poi.” Più poi che prima.

I presentatori de Le Iene Paolo Kessisoglu, Ilary Blasi e Luca Bizzarri

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