ittadinanza dopo 5 anni, 50 sì trasversali. No della Lega
Il Fatto Quotidiano – 24/9/09
Cittadinanza dopo 5 anni, 50 sì trasversali. No della Lega
Presentata alla Camera una proposta di legge Pdl-Pd che prevede il giuramento alla Costituzione italiana
di Stefano Ferrante
Un piccolo evento a Montecitorio: una coppa, due deputati di schieramenti opposti, un gruppo di ragazzi di colore sorridenti. L’immagine che apre la conferenza stampa è più di una dichiarazione politica. Per i fotografi posano Andrea Sarubbi, parlamentare Pd, giornalista cattolico con buoni rapporti Oltretevere, e Fabio Granata, deputato Pdl, punta avanzata della pattuglia finiana – tanto da essere bollato dal governista La Russa come “uno che con le sue iniziative ci fa perdere consensi”. In prima fila c’è anche il parlamentare Pd Furio Colombo, uno dei registi discreti dell’operazione. Davanti alla inedita coppia che presenta il disegno di legge bipartisan sulla cittadinanza, che ha messo sul piede di guerra la Lega, c’è la coppa vinta agli Europei dalla nazionale under 15 di cricket. E’ una nazionale multietnica che mette insieme figli di italiani e figli di immigrati pachistani, cingalesi, inglesi. Sono loro i testimonial più efficaci per una legge che vuole rendere meno burocratica l’acquisizione della cittadinanza, con requisiti certi: diventa italiano il maggiorenne che soggiorni in Italia per cinque anni, che superi una prova di integrazione linguistica e culturale e presti un giuramento vincolante sulla Costituzione; il figlio di immigrati che sono in Italia da cinque anni; il minore che supera con successo un ciclo di studi, lo straniero che sia sposato con un cittadino italiano da almeno due anni. “E’ stata la Comunità di Sant’Egidio – precisa Sarubbi- a chiedermi di fare qualcosa per cambiare una legge del ’92. Non si può più aspettare, bisogna puntare sull’integrazione, che è una garanzia anche in termini di sicurezza”. “E’ lo ius soli temperato, abbiamo messo insieme suggerimenti di maggioranza e opposizione – spiega Granata- e siamo aperti a mediare per avere il più ampio consenso possibile, perché l’Italia ha un’identità culturale dinamica. Il consenso sul testo è ad ampio spettro. Sotto ci sono le firme di laici e cattolici del Pd, del Pdl, dell’Udc, dell’Italia dei valori. Tutti eccetto la Lega. “Ma noi siamo determinati ad andare avanti, dialogo anche con loro”, assicura Granata. Che ci tiene a ricordare che si tratta di un’iniziativa di legge parlamentare: “E’ proprio questo il ruolo del Parlamento” ci tiene a precisare, sul solco finiano. E risponde a La Russa: “Le leggi non si fanno per prendere i consensi, ma perché si debbono fare”. Ma il macigno sul percorso del provvedimento è l’asse Berlusconi-Lega. Se ci fosse il veto di Bossi? Granata non si nasconde le difficoltà: “In quel caso i favorevoli potrebbero essere comunque tra i 50 e i 150. Dipende, se ci saranno telefonate minacciose o no”. Colombo vede uno spazio: “Se si sono sciolti i ghiacci della Groenlandia, qualcosa potrà sciogliersi anche nella maggioranza, non per un suo grande stravolgimento, ma per la forza di una legge giuridicamente indispensabile. Ci sono sentimenti di liberalismo nel Parlamento presieduto da Fini. E oggi qui ci sono due isolati Berlusconi e Bossi che non hanno nulla a che fare con un pensiero sul tema che sia moderno, umano, occidentale”.

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