Caselli: «Legge incostituzionale»
Manifesto 24/9/09
LA PROCURA DI TORINO
Sara Menafra ROMA
ROMA
Un ricorso sopra l’altro, le carte in attesa di essere inviate alla Consulta rischiano di diventare una montagna. Due giorni fa, la procura di Torino si è unita alle tante che hanno definito «incostituzionale» la legge che istituisce il reato di clandestinità. L’hanno già fatto Bologna, Genova e Firenze. La sede di Pesaro è andata persino più avanti. Il 31 agosto, il giudice Vincenzo Andreucci è stato il primo ad accogliere il ricorso della procura spedendo alla Corte il caso di un giovane senegalese, Ibrahima D., fermato a Fano senza permesso di soggiorno.
A Torino, è stata l’intera procura a schierarsi contro il reato di clandestinità. Il caso in questione riguarda un egiziano, da due anni in Italia, che lavora come giardiniere, sposato e con una bambina nata 9 mesi fa. Alla scelta della Vpo Paola Belloni, il procuratore Giancarlo Caselli ha fatto seguire un comunicato in cui spiega che gli articoli infranti della Carta potrebbero essere tanti: «L’articolo 3 (principio di uguaglianza), l’art. 2 (violazione dei diritti fondamentali dell’essere umano) e l’articolo 25 (principio di legalità sotto il profilo della punibilità di condotte materiali ascrivibili alla volontà di un soggetto)».
Insomma, è una legge incostituzzionale perché non permette di rimanere nel territorio italiano neppure ai genitori di bambini molto piccoli o malati, perché punisce i «clandestini» con una punizione più grave, l’espulsione, quando non siano in grado di pagare una multa. E perché fa di una «condizione soggettiva», la clandestinità, un reato. Il giudice di Torino ha chiesto un po’ di tempo. Quello che serve per scegliere se mettersi contro la procura e spedir via un padre di famiglia o prepararsi ad attendere il responso della Consulta.

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