La fronda delle ragioni «La sicurezza non coincide con l’ordine pubblico»

Manifesto 22/9/09

GOVERNO RONDE I ricorsi di Toscana ed Emilia Romagna

«Leggi incostituzionali, ricorriamo alla Consulta». Su ronde e nucleare le regioni amministrate dal centrosinistra vanno allo scontro frontale con l’esecutivo. Salta anche l’incontro sulla Finanziaria. Si prepara un autunno istituzionale caldo
Giusi Marcante
BOLOGNA
L’Emilia Romagna e la Toscana ricorrono alla Corte Costituzionale contro le ronde. La regione guidata da Vasco Errani e quella guidata da Claudio Martini ieri hanno ratificato una decisione che era nell’aria da tempo, stabilendo di ricorrere alla Consulta contro l’articolo della legge 94/2009 che disciplina l’utilizzo di gruppi di cittadini volontari iscritti in appositi elenchi della Prefettura. Dopo l’istanza di legittimità costituzionale sul reato di clandestinità che il procuratore reggente Massimiliano Serpi ha chiesto di esaminare al giudice di pace perché la invii alla Consulta, sempre da Bologna arriva un’altra presa di posizione contro la legge fortemente voluta dal ministro dell’Interno Roberto Maroni e così importante per la Lega Nord. Anche se le ronde si stanno rivelando sempre più un flop: anche sotto le due Torri, come in altre città italiane, nessuna associazione si è iscritta all’albo della prefettura previsto dalla legge.
«Il nostro fine è assicurare chiarezza nelle competenze, senza sovrapposizioni e confusione in una materia così delicata, come la sicurezza, che riguarda un diritto fondamentale di tutti i cittadini», ha spiegato il presidente Errani. Una confusione sulla regolamentazione che non piace alle associazioni di cittadini che già lavorano sul territorio sulla base di una legge regionale che risale al 2003. Infatti fino a ieri quello che dovrebbe essere l’apposito albo istituito in Prefettura è rimasto vuoto, nessuna associazione di volontari si è iscritta ed è lecito pensare che nessuna si iscriverà. D’altra parte anche il sindaco Flavio Delbono aveva spiegato che delle ronde come pensate da Maroni non sentiva alcun bisogno mentre i gruppi di pensionati che da tempo pattugliano i giardini e le vie della periferia non ci tengono per niente ad essere definiti ronde e hanno chiesto chiarezza sul loro futuro. Oltre a quella delle regole da seguire per molte associazioni ci sono anche i dubbi sui piccoli rimborsi che percepiscono dagli enti locali e che servono a sostenere le spese; secondo il testo nazionale si tratta di gruppi di soli volontari.
Col suo ricorso l’Emilia Romagna chiede la cancellazione dei commi che vanno dal 40 al 43 dell’articolo 3 della legge entrata in vigore l’8 agosto. In sostanza per la Regione è stato violato l’articolo 117 della Costituzione, quello delle competenze legislative dello Stato e delle Regioni. Attenzione, perché la questione non è di forma ma di vera sostanza e riguarda il concetto di sicurezza urbana, che è diverso da quello di ordine pubblico. Se il secondo è regolamentato dallo Stato non così è per il primo su cui da una decina di anni le regioni stanno legiferando. «Non è una questione formale – avverte Luciano Vandelli, docente di diritto amministrativo ed ex assessore regionale alle autonomie locali, cui spetta la paternità della legge regionale del 2003 – la nostra legge era ispirata da altri principi».
Entrando nella sostanza del ricorso, quella che viene contestata è proprio la possibilità di ricorrere all’uso delle cosiddette ronde; in questo modo «non viene riconosciuto il ruolo delle Regioni e la violazione della competenza regionale in materia di polizia amministrativa locale e sicurezza urbana». Alla Consulta viene chiesto di esprimersi anche sull’obbligo di iscrizione nei registri del prefetto e sull’obbligo per i sindaci di avvalersi in via prioritaria di ex appartenenti alle forze dell’ordine. Infine il ricorso si occupa della violazione del principio di leale collaborazione e del dovere di prevedere forme di coordinamento tra Stato e Regioni.
Anche l’iniziativa della Toscana, secondo quello che ha spiegato ieri il vicepresidente della regione Federico Gelli, si basa sul fatto che «sulle ronde c’è un fondato problema di competenza e su questo intendiamo dare battaglia». È un fronte omogeneo di alcune Regioni contro il Governo, nel giorno in cui altre cinque regioni (tra queste anche Toscana ed Emilia Romagna) impugnano pure la legge sul nucleare e tutti i governatori hanno rispedito al mittente l’invito al confronto sulla Finanziaria. E anche qui c’è il protagonismo di Errani, presidente della Conferenza Stato-Regioni.

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