Clandestinità, la legge è un pasticcio Due condannati in due mesi

Pm, avvocati e giudici in aula, ma gli irregolari non ci sono
Il caso di Babacar: multa di 5mila euro e espulso. La sanatoria renderà tutto inutile  - Le potenziali “vittime” erano trentamila, gli imputati sinora quattro
La Repubblica, 22/9/09, di MASSIMO CALANDRI

SBANDIERATO come una risposta concreta ed efficace alle presunte emergenze dei cittadini, il pacchetto-sicurezza contempla – tra le diverse ingiustizie – il cosiddetto reato di clandestinità. Lo straniero privo del permesso di soggiorno deve essere espulso, dice la norma, ma prima ancora sottoposto ad una sorta di processo per direttissima davanti al giudice di pace, che può condannarlo a pagare un´ammenda tra i cinque e i diecimila euro. La legge, entrata in vigore il 2 agosto scorso, è solo uno spauracchio. E´ l´ennesimo spot un pubblicitario. E´ un babau.

Nelle intenzioni del legislatore dovrebbe terrorizzare gli extracomunitari irregolari, costringendoli alla fuga, e finalmente tranquillizzare gli italiani dall´ombra nera del diverso. Nella realtà è un altro pasticcio, una stortura giuridica che fa perdere ulteriormente tempo e denaro alla giustizia. Prendete Genova, ad esempio. Fonti attendibili quest´estate stimavano in 30-40.000 il numero dei “clandestini”. Volete sapere quanti di loro fino ad oggi sono comparsi davanti ai giudici di pace del capoluogo ligure? Zero. Quanti sono stati processati? Quattro. Quanti condannati? Due.
Le aule dei «fantasmi» sono quattro, nominate per lettere nero dell´alfabeto in campo giallo: F-G-H-I. Al quinto piano dello stabile di via Varese che fino a qualche anno fa era la redazione del Secolo XIX e adesso ospita diversi uffici giudiziari. E´ qui che quotidianamente avrebbero dovuto essere giudicate decine di stranieri. Ma da queste parti non ne hanno mai visti. Neppure uno. Il primo processo è stato celebrato il 14 agosto scorso, l´ultimo la passata settimana. In mezzo, due sole udienze ulteriori. Domani ne è stata fissata un´altra, venerdì una nuova. A Genova, i reati di clandestinità contestati dalle forze dell´ordine si contano sulla punta delle dita. Al principio di agosto, il questore Salvatore Presenti aveva ufficialmente preso tempo, spiegando che per l´applicazione della nuova normativa attendeva di incontrare il capo della procura, Francesco Lalla, per avere chiarimenti.
Risposte concrete ed efficaci, avevano garantito. Via l´extracomunitario illegale, il grido di battaglia: cacciamolo subito, ma prima tocchiamolo nel portafogli e pure nella fedina (perché la clandestinità è un reato penale). Trasciniamolo a tempo di record davanti al giudice. Nei quattro appuntamenti di cui sopra, l´imputato non è mai comparso. E ci sono buone ragione per credere che anche gli altri processi saranno in contumacia. Processi-fantasma per imputati-fantasma, che di concreto hanno solo due cose: l´impegno degli altri protagonisti del procedimento (giudice, pubblico ministero, avvocato d´ufficio, interprete), e di conseguenza il loro onorario.
Quattro processi celebrati, rispetto a 30-40.000 potenziali imputati, è un gran bel record. Ma c´è di più: il 50% delle udienze – due su quattro, non mettetevi a ridere – è stato rinviato. Perché tra le debolezze della normativa, spiegano gli esperti, c´è anche quello di lasciare profondi dubbi interpretativi. Un esempio? Qualche avvocato ha chiesto al giudice di pace di rinviare la “direttissima” perché cadeva nel cosiddetto periodo di sospensione feriale delle udienze, che va dal primo agosto al quindici settembre: due volte l´eccezione è stata accolta, due volte no. Fate un po´ voi.
Ci vuole una storia esemplare per raccontare il pasticcio. Eccola Babacar, trentenne senegalese, non ha il permesso di soggiorno e fa il venditore ambulante. Il 20 agosto viene sorpreso da una coppia di poliziotti in una strada del centro con alcune borsette falsamente griffate. Babacar molla la merce e prova a scappare. Inutile. I due agenti lo catturano e poi si fanno medicare: tre giorni di prognosi a testa. Tanto basta per fare scattare l´arresto. Babacar viene processato tre volte. Per resistenza a pubblico ufficiale. Per vendita di prodotti col marchio contraffatto. Per il reato di clandestinità. Un processo e tre accuse, direte voi. Niente affatto. Tre-processi-tre.
Ognuno con giuria, pm, legale, interprete. Al procedimento davanti al giudice di pace, Babacar non si presenta. Il giudice boccia la richiesta di rinvio presentata dal suo avvocato, Massimo Auditore. E condanna in contumacia l´africano al pagamento di 5.000 euro. Poi, sapendo che quei soldi lo Stato non li vedrà mai, commuta l´ammenda in 5 anni di espulsione dal territorio italiano. Ma Babacar, che in teoria sarà condannato per la resistenza, dovrebbe già automaticamente essere espulso, e con l´espulsione ha già l´obbligo di starsene lontano dall´Italia per almeno dieci anni.
Non vi basta ancora? Dal momento che in altre occasioni la richiesta di rinvio per il rispetto della sospensione feriale è stata accolta, l´avvocato Auditore presenterà giustamente appello anche contro la condanna per clandestinità. Ci vorrà un altro processo. E non sarà l´ultimo. Nel frattempo, è molto probabile che Babacar abbia avviato le procedure per la sanatoria. Se e quando avrà regolarizzata la sua posizione, la precedente “clandestinità” verrà automaticamente sanata. E tutto sarà stato inutile.
Uno spauracchio. Un babau. Uno spot pubblicitario. L´articolo 661 del codice penale punisce l´«abuso di credulità popolare» con l´arresto fino a tre mesi o con l´ammenda fino a 1.032 euro. Anche questo è un reato di competenza del giudice popolare.

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