Allarme, la ´ndrangheta sta crescendo in Liguria
La Repubblica – Genova, 22/09/09
ANDREA ORLANDO* (deputato Pd, membro della Commissione mafie)
Recentemente il Sindaco di Genova ha sollecitato l´attenzione dell´opinione pubblica sul rischio di fenomeni di infiltrazione mafiosa. La reazione delle forze dell´ordine è stata tiepida e da più parti si è negata la rilevanza della presenza mafiosa in Liguria. Esiste, purtroppo, una tradizione consolidata nel negare radicamenti mafiosi nelle Regioni settentrionali. Tuttavia questo atteggiamento si scontra con una solida realtà costituita da numerosi atti giudiziari e investigativi. È quindi il momento di dare una rilevanza diversa al tema delle infiltrazioni criminali nell´economia Ligure.
Le relazioni della DIA dal ´98 a oggi documentano la presenza in Liguria – nel genovese, nel savonese e nello spezzino – della mafia siciliana, la quale gestisce un mercato di stupefacenti, diverse strutture dedicate al gioco d´azzardo, alcune società edili, attività di fornitura di manodopera ai cantieri e caporalato, estorsioni, usura, riciclaggio e traffico di armi. Cosa Nostra ha pure acquistato vari immobili in zone prestigiose del centro di Genova, al fine di destinarli a ospitare i suoi affiliati. Al contempo la DIA ha in più occasioni provato, in Liguria, la presenza della ´Ndrangheta, l´organizzazione criminale che più si è rafforzata in questi anni.
Numerose operazioni di polizia hanno fatto emergere una presenza capillare di questa organizzazione nel territorio ligure, con sedi scoperte a Sarzana, Lavagna, Busalla, Genova, Ventimiglia, e in coordinamento con le centrali francesi di Mentone, Nizza, Tolone, Marsiglia. La ´Ndrangheta svolge, nella Regione, numerose funzioni di sostegno ai latitanti e di riciclaggio in attività commerciali dei proventi illeciti, gestisce un fiorente mercato della droga, precisamente della cocaina, in collaborazione coi cartelli colombiani presenti in Liguria e controlla un sistema di case da gioco (in particolare nello spezzino) e di macchine da videopoker. Con preoccupante intensità, la ´Ndrangheta ricicla i propri proventi in attività commerciali lecite; questo avviene particolarmente nel Ponente della Liguria, ma anche nel Tigullio, con infiltrazioni nel sistema degli appalti pubblici e in quello di riciclaggio dei rifiuti; l´organizzazione calabrese partecipa pure a società commerciali dedite alla costruzione di immobili, è inserita nel sistema della ristorazione e pratica diffusamente l´estorsione. Sono numerose, come per Cosa Nostra, le famiglie della ´Ndrangheta di cui la DIA ha dimostrato la presenza e l´attività in Liguria. Infine, è accertata la presenza in tutta la Liguria di diverse mafie straniere: nigeriana, magrebina, cinese, russa, albanese.
Il Procuratore Nazionale Antimafia Grasso, il 25-II-2009, ha dichiarato alla Commissione Antimafia che è accertato il fatto che “tutto autorizza a ritenere che l´attuale crisi finanziaria ed economica (…) possa rappresentare una ghiotta occasione per l´arricchimento delle mafie”.
Credo che queste considerazioni si adattino perfettamente anche alla realtà della Liguria, e debbano spingerci a riconoscere la gravità potenziale di un fenomeno che già oggi potrebbe produrre elementi di distorsione nei settori economici di alcune realtà della nostra regione. Mi riferisco in particolare al turismo e all´edilizia. La certificazione antimafia non è più sufficiente. Una prima soluzione potrebbe essere costituire una banca dati (a costo zero) di tutti gli appalti pubblici, dove siano registrate non solo le ditte che vincono gli appalti, ma tutte quelle che partecipano e con quali offerte. Si creerebbe così uno strumento capace di rendere evidente l´esistenza di “cartelli”. Un secondo passo potrebbe consistere nell´istituzione di una seconda banca dati, che registri i trasferimenti di proprietà degli immobili a uso commerciale e delle licenze. Un terzo fondamentale passo può essere l´istituzione di un osservatorio regionale sul fenomeno della criminalità organizzata. Nessuno in questa fase storica può affermare di non sapere, né può trincerarsi dietro il fatto di non essere tenuto (anche istituzionalmente) a sapere.
*deputato Pd, membro della Commissione mafie

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