Finisce il Ramadam, i musulmani conquistano il Porto Antico
Repubblica 21/9/09
Più di tremila musulmani genovesi hanno festeggiato ieri al Porto Antico la fine del Ramadan. E il portavoce Salah Hussein ha ribadito il no al fanatismo religioso: «Abbiamo scelto il Porto Antico, luogo simbolo della città, anche per farci conoscere ancora meglio dai genovesi e dimostrare che siamo aperti nei loro confronti. Una buona occasione per lanciare un appello contro il terrorismo, per marcare la distanza dell´islam dal terrorismo». Presenti anche dieci afgani in attesa di ottenere lo status di profughi. Tra i nuovi genovesi in crescita la comunità di immigrati dal Bangladesh. C´erano anche i dieci profughi afgani da oltre un anno in attesa dell´asilo, ieri mattina al Porto Antico a festeggiare la fine del Ramadan e la conclusione del periodo di digiuno secondo la tradizione islamica.
A celebrare il rito erano più di tremila musulmani, uomini donne e bambini, sempre più famiglie a conferma di un´integrazione e di un radicamento che prosegue nonostante il clima politico e le leggi sulla clandestinità.
«Quest´anno i partecipanti sono ancora aumentati rispetto al passato – ha spiegato Salah Hussein, portavoce storico della comunità islamica genovese – . Ed è successo grazie a tre fattori. Intanto il numero di musulmani a Genova continua a crescere, anche se in maniera contenuta rispetto ad altre etnie. Poi la scelta della domenica che non ha obbligato i nostri fedeli a chiedere permessi o ferie ai datori di lavoro. Infine al decisione di celebrare la festa qui al Porto Antico, in una zona centrale e piacevole per tutti».
La presenza dei profughi afgani, unita al dolore per la strage di militari italiani a Kabul è stata l´occasione per sottolineare una volta di più la posizione dei musulmani genovesi. «Con la festa per la chiusura del ramadan – ha continuato Hussein – abbiamo scelto il Porto Antico, luogo simbolo della città, anche per farci conoscere ancora meglio dai genovesi e dimostrare che siamo aperti nei loro confronti. Ed è stata anche l´occasione per lanciare un appello contro il terrorismo, per marcare la distanza dell´islam dal terrorismo».
La comunità musulmana sotto la Lanterna conta ormai diverse generazioni. «credo che uno dei primi – continua Hussein – sia un signore egiziano arrivato qui 40 anni fa e sposato con un´italiana. Ma la maggior parte di noi è qui da più di 15 anni». Ieri sotto il tendone e le palme dell´Expò c´erano cittadini provenienti dal Marocco, dall´Algeria, dalla Tunisia, dal Senegal (un´associazione creata da un gruppo di immigrati africani assieme a dei medici genovesi ha iniziato una raccolta fondi per costruire ospedali a Dakar), dal Pakistan, dalla Palestina, e ancora Somali, Nigeriani e Albanesi.
I flussi dell´immigrazione permettono a Genova di conoscere nuovi popoli ed usanze.
«Gli arrivi più recenti e numericamente importanti – racconta Salah Hussein – sono quelli dal Bangladesh. I bengalesi a Genova sono ormai qualche centinaio. Meno importante numericamente, ma significativo per quello che rappresentano, sono invece i profughi afgani arrivati qui da circa un anno. La pratica per ottenere il diritto d´asilo è lunga ma devo dire che loro sono seguiti con cura e attenzione dalla Caritas e dall´ufficio stranieri del Comune».

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