Inferno a Kabul Morti 6 parà italiani

Manifesto 18/9/09
Ore 9.30, mezzogiorno in Italia, un kamikaze fa esplodere un’auto-bomba fra due blindati Lince sulla strada per l’aeroporto. È un massacro: uccisi 6 militari della Folgore (più altri 4 feriti) e almeno 15 civili afghani. I taleban rivendicano: «nessuno può considerarsi sicuro nel paese»
Pietro Calvisi
I mezzi militari Lince, questa volta, non sono stati capaci di resistere ad almeno 150 kg di esplosivo che nella deflagrazione hanno avvolto con le fiamme due blindati italiani a Kabul, capitale dell’Afghanistan. Il bilancio dell’attacco è pesante: 6 soldati del 186° reggimento paracadutisti della Folgore, inquadrati nella missione Isaf della Nato, sono morti e 4 sono rimasti feriti (ma non sarebbero in pericolo di vita), in un micidiale assalto di un’autobomba guidata da un kamikaze.
I nomi delle vittime, comunicati dallo Stato maggiore della difesa (Smd) dopo aver informato i loro famigliari, sono: il tenente Antonio Fortunato, nato a Lagonegro (Pz) nel 1974; il sergente maggiore Roberto Valente, nato a Napoli nel 1972; il primo caporal maggiore Matteo Mureddu, nato a Oristano nel 1983; il primo caporal maggiore Giandomenico Pistomani, nato a Orvieto (Pg) nel 1983; il primo caporal maggiore Massimiliano Randino, nato a Pagani (Sa) nel 1977; il primo caporal maggiore Davide Ricchiuto, nato a Glarus (Svizzera), nel 1983.
Ieri mattina, quando mancavano pochi minuti a mezzogiorno (circa le 9.30 in Italia) i due Lince erano impegnati in una operazione di scorta lungo la «Massoud circle», la strada che porta all’aeroporto di Kabul. All’improvviso, secondo una prima ricostruzione fatta dallo Smd e dal ministro della Difesa, Ignazio La Russa, un fuoristrada Toyota di colore bianco «si sarebbe frapposto fra i due mezzi» e sarebbe esploso. Nella deflagrazione, tutti e cinque gli occupanti del primo blindato sono rimasti uccisi, mentre la sesta vittima sarebbe il mitragliere che si trovava sul secondo Lince.
Il boato, secondo molte testimonianze raccolte in città, si è sentito a diversi chilometri dal luogo dell’attacco. Al resoconto della giornata di sangue vanno comunque aggiunte le vittime civili che in quelle ore si trovavano nelle trafficate vie della capitale. Ben 15 afghani sarebbero morti e altri 60 sarebbero invece rimasti feriti. «Sembrava la fine del mondo», ha raccontato un testimone al New york times, mentre un altro ha aggiunto: «Pochi secondi dopo l’esplosione mi sono ritrovato in mezzo a fiamme altissime, fumo e polvere».
L’attentato è stato subito rivendicato dal portavoce dei taleban, Zabihullah Mujahid, che ha spiegato come l’azione sia servita «per dimostrare che nessuno può considerarsi al sicuro nel paese». Il presidente afghano, Hamid Karzai, ha condannato «l’atto di terrorismo nella maniera più dura», poichè «i terroristi hanno voluto compiacere i loro padroni compiendo atti brutali e anti-islamici perfino nel sacro mese del Ramadam». Da Bruxelles, il portavoce della Nato, James Appathurai, ha espresso il cordoglio dell’Alleanza atlantica all’Italia. «È una grande tragedia ed è un momento di grande tristezza per tutti noi – ha spiegato Appathurai – l’Italia sta dando un importante contributo». Il parlamento europeo, riunito in seduta plenaria a Strasburgo, ha invece osservato un minuto di silenzio.
«La procura di Roma ha aperto un fascicolo sull’attentato», ha detto ieri il ministro della Difesa, durante l’informativa tenuta alla Camera dei deputati. Secondo La Russa, l’attacco di Kabul «non rientra in una strategia contro gli italiani, ma nei tentativi di impedire alle forze afghane e a quelle internazionali di estendere il controllo del territorio da parte del legittimo governo afghano».

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