Disabile trentenne violentata e seviziata
Secolo XIX 18/9/09
in centro
La donna aveva bruciature di sigaretta sul seno e sulla schiena. La Procura ha aperto un’inchiesta
LO SGUARDO chiedeva aiuto, più di quanto le parole non osassero dire. Anna, trent’anni, disabile dalla nascita, aveva paura quando è stata accompagnata al pronto soccorso martedì pomeriggio. Paura e un dolore con radici profonde, affondate nei giorni passati, nelle settimane, forse nei mesi. È bastato un primo controllo medico per svelare in pochi istanti ciò che quegli occhi erano stati costretti a vedere e quel corpo a subire.
Anna è un nome di fantasia ma la sua è una storia vera sulla quale la Procura ha aperto un’inchiesta. È una storia di sevizie e violenze sessuali molte delle quali impossibili da descrivere. Basti accennare ai segni che la trentenne ha mostrato in ospedale per essere curata, salvata. Bruciature in corrispondenza del seno e cicatrici, fresche in alcuni casi in altri ricordo di ferite patite in passato, sulla schiena, sulle gambe, sulle braccia. Il ricordo di una sofferenza nascosta dai vestiti che di fronte a un medico sono diventate materia di una denuncia.
Sul caso gli inquirenti mantengono il più assoluto riserbo. Anna è stata visitata con cura, medicata e ascoltata con l’aiuto di una psicologa. Non è stato facile vincere la diffidenza e superare le barriere erette dai traumi e dal timore di ritorsioni. A fatica è stato possibile ricostruire un quadro sufficiente a dare avvio alle indagini. Anche se per ora non è stato chiarito chi sia stato l’autore di quella violenza senza senso.
Una cosa sarebbe stata esclusa con sufficiente sicurezza grazie alle prime confidenze della trentenne. Le ustioni, praticate con delle sigarette accese, non sarebbero il frutto di atti autolesionisti. Tutt’altro. Ci sarebbe un responsabile di quelle torture, animato da chissà quale forma di sadismo. Su questo stanno lavorando i militari allo scopo di chiarire il più velocemente possibile in quale contesto la storia di Anna sia maturata e da quale dramma emergano i suoi occhi spauriti. Ad accompagnarla al pronto soccorso sarebbe stata una delle sue poche amiche. Non era al corrente di quelle cicatrici e, a quanto pare, non sospettava nulla. Una banale coincidenza, o forse lo sfogo improvviso della vittima delle sevizie, avrebbe spalancato gli occhi dell’amica al punto da indurla a chiedere l’intervento degli inquirenti.
Ancora non è chiaro in quale ambiente le violenze sarebbero maturate. E che ruolo abbiano avuto (o non avuto) gli eventuali famigliari di Anna. Impossibile sapere di più di questa storia che i magistrati della Procura, specializzati nei reati commessi ai danni dei soggetti deboli, hanno preso terribilmente sul serio.
Una storia che non ha molti precedenti nelle cronache degli ultimi anni. Ci sono stati casi di abuso sessuale e di violenza, anche in ambito domestico, maturati in condizioni di degrado oltre l’immaginabile, sfociati in una vera e propria riduzione in schiavitù. Con le vittime, qualche volta anche minorenni, costrette a chiedere l’elemosina per la strada e, in casa, a subbire ogni genere di violenza.
E una minorenne è la vittima della storia di abusi sessuali al centro di un’inchiesta del sostituto procuratore Sabrina Monteverde. Una ragazza di 13 anni di origine ecuadoriana ha denunciato di essere stata aggredita, bloccata e palpeggiata da un connazionale più grande di oltre trent’anni al termine di una festa latino americana in un’abitazione nel quartiere di Cornigliano. L’ultimo retroscena dell’inchiesta, emerso nel corso delle indagini della polizia giudiziaria appena concluse, è che oltre all’accusa di violenza sessuale, all’indagato viene imputato di aver indotto la sua vittima tredicenne a usare degli stupefacenti.
Graziano Cetara

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