Alunni stranieri, no al numero chiuso “In classe i bimbi sono tutti genovesi”

Repubblica 18/9/09

Marta Vincenzi sfida il ministro Gelmini sulla “soluzione 30 per cento”: “Non deporteremo in altri quartieri i piccoli”
GENOVA dice no all´ipotesi di sbarrare al 30% la presenza dei bambini stranieri in ogni classe: «Quasi tutti sono nati a Genova, e non facciamo distinzioni tra bambini di serie A e B», chiariscono Marta Vincenzi e l´assessore Paolo Veardo. Una norma specifica inserirà tutti i bambini nati in città in una lista di accesso ai servizi scolastici. LUCA e Juan Carlos, Aysha e Camilla pari sono, e hanno diritto a restare nelle classi del quartiere dove sono nati e vivono loro e le loro famiglie. «I bambini nati a Genova non possono essere di serie A di serie B: per noi hanno tutti gli stessi diritti, figli di italiani o di stranieri che siano. Se in una classe quelli di origine straniera superano il 30%, dovrei deportare il 15% restante? Noi non lo faremo», chiarisce Paolo Veardo, assessore alla Scuola. Marta Vincenzi è decisa: «Alle intenzioni del ministro Gelmini rispondiamo con un modello completamente diverso: il Comune non ha certo l´obiettivo di non applicare le leggi, ma di identificare i limiti di applicabilità della stessa». Come? Semplice, spiega Veardo, la giunta metterà a punto un provvedimento per il quale tutti i bambini nati a Genova, senza distinzione di chi siano i genitori, vengono iscritti in un´unica lista di accesso a scuole ed asili. Dove già ora, peraltro, i veri “stranieri”, cioè nati all´estero, sono tra il 2 e il 3%.
«Non facciamo resistenza ad una legge, né ci contrapponiamo al governo; ma insisteremo ancora, così come abbiamo fatto una vera battaglia per la norma, poi accantonata, di chiedere il permesso di soggiorno a chi si iscrive a scuola – aggiunge ancora la Vincenzi – Questi bambini sono immigrati di seconda se non di terza generazione, vivono nella stessa città, nello stesso quartiere dei loro amici italiani: parlano la stessa lingua, come si può considerarli diversi, stranieri?». Negli anni, infatti, la consolidata prassi comunale dell´accoglienza nelle scuole – mediatori culturali, attività di accoglienza, il laboratorio delle Migrazioni attivo dal 1993 – si è modificata seguendo le necessità non più di chi arriva da un altro paese senza conoscere lingua e costumi dell´Italia, ma come mettere insieme le due diverse culture, quella della famiglia d´origine e quella del paese in cui i bambini sono nati e vivono.
Ma il 30% è veramente una minaccia di “deportazione”, per alcune scuole? I dati forniti dal Comune sono precisi, per l´anno scolastico appena iniziato, solo per nidi e scuole materne comunali: 412 i piccoli stranieri nei nidi (27,9% del totale), 699 (14,4%) nelle materne. I dati delle statali, quelli del passato anno scolastico, segnalano un totale di 1552 piccoli stranieri all´asilo (11%), 2592 alle elementari (11,1%) 1812 alle medie (12,5%) e 2467 alle superiori (9,6%). I dati diffusi dal ministero parlano di 34 materne 23 elementari, tre medie e altrettante superiori eccedenti il 30% di alunni non con cittadinanza italiana; ma una bella fila di zeri segna la presenza di un 30% di non nati in Italia: le 13 materne e 5 scuole medie.

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