Respingimenti, indaga la procura “Va rispettato il diritto d´asilo”
Repubblica 17/9/09
Agrigento, i comandanti delle motovedette rischiano l´incriminazione
Ieri le prime tre condanne a Milano per il reato di clandestinità. Ma per i giudici di pace la legge è un caos
FRANCESCO VIVIANO
LAMPEDUSA – I comandanti delle motovedette della Marina Militare e della Guardia di Finanza che hanno soccorso in mare e “respinto”, volenti o nolenti, in Libia oltre un migliaio di extracomunitari che tentavano di raggiungere Lampedusa, rischiano di essere incriminati per avere eseguito un “ordine illegittimo” e per omissione d´atti d´ufficio. La Procura della Repubblica di Agrigento ha infatti aperto una inchiesta, allo stato contro ignoti, sui respingimenti compiuti in questi mesi nel canale di Sicilia dopo che il nostro Governo ha attuato l´accordo con la Libia dove vengono riportati gli extracomunitari intercettati nel Canale di Sicilia. Il fascicolo aperto dal Procuratore di Agrigento, Angelo Di Natale e dal suo aggiunto, Ignazio Fonzo, per adesso ha raccolto gli articoli di stampa sui respingimenti e le testimonianze dei sopravvissuti e di altri che, riportati in Libia, sono riusciti a contattare le organizzazioni umanitarie denunciando di non avere potuto chiedere ed ottenere il diritto d´asilo o lo status di rifugiato politico.
Agli atti c´è anche una denuncia dell´Unione Forense per la tutela dei diritti dell´uomo che ha presentato anche un ricorso presso la Corte Europea di Strasburgo. I magistrati agrigentini dovranno accertare se durante i respingimenti i militari italiani hanno rispettato le leggi italiane e le convenzioni internazionali. «Quando gli extracomunitari vengono soccorsi in mare e trasbordati sulle navi italiane – sottolineano in Procura – devono essere rispettate le leggi italiane e le convenzioni internazionali. Quello che dovremmo accertare in particolare è se gli extracomunitari respinti in Libia siano stati identificati, riconosciuti e se hanno avuto o meno la possibilità di richiedere l´asilo politico o lo status di rifugiato come prevedono la legge italiana e le convenzioni internazionali per chi fugge da paesi in guerra o per altri motivi previsti».
È chiaro che gli extracomunitari soccorsi e respinti, non sono stati identificati e, probabilmente, non è stato chiesto a quei disgraziati se volessero fare o meno domanda d´asilo. In maggioranza i “respinti” sono di nazionalità eritrea e somala come hanno dimostrato i pochi sopravvissuti che sono riusciti a raggiungere Lampedusa in condizioni disperate ed i cadaveri ripescati in mare. «Come fanno i militare a stabilire – fanno notare ancora in Procura – di che nazionalità sono le persone che hanno soccorso in mare e se hanno diritto o meno all´asilo senza rispettare le procedure italiane ed internazionali? Quel che può sembrare un paradosso è che a rischiare sono proprio i comandanti delle nostre motovedette perché eseguono un ordine che viene dall´alto e che potrebbe essere illegittimo e questo è un reato. Quindi non rischia chi ha dato l´ordine, ma chi lo esegue».
Molti militari sono consapevoli del rischio che corrono, ma si trovano tra due fuochi. «Prima dell´entrata in vigore di questo accordo con la Libia – dice un ufficiale – li andavamo a soccorrere fin sotto le coste africane. Poi sono arrivati gli ordini di “respingerli”. Cosa possiamo fare? Come uomo spesso sono in difficoltà con me stesso perché so perfettamente che si tratta di persone che hanno il diritto di essere accolti in Italia, come militare però devo eseguire gli ordini anche se non li condivido. Ma rischiare pure di essere indagati non ci fa certamente molto piacere. È necessario che questa vicenda sia chiarita una volta e per sempre, perché così siamo sempre noi a rischiare». E sul reato di immigrazione clandestina, ieri sono arrivate le prime tre condanne a Milano. Ma al tempo stesso sono molti i giudici di pace che hanno sollevato eccezioni di incostituzionalità. «È una legge ancora piena di misteri», ha dichiarato ieri Vito D´Attolico, coordinatore dei giudici di pace di Milano. Mentre un altro giudice, a Bologna, ha rinviato al 21 ottobre la decisione dopo che il pm ha sollevato l´eccezione.

HOME | MAPPA DEL SITO | CONTATTI | ISCRIVITI |
TUTTI I CONTENUTI DEL SITO SONO DISTRIBUITI SOTTO LICENZA CREATIVE COMMONS | CREDITI